dopo parigi

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una cara amica mi ha chiesto perché non ho scritto niente sul blog dopo le stragi di parigi – ho avuto una reazione di pudore, un po’ trovo insopportabile questo cicaleccio per cui tutti diventano esperti di fenomeni globali (e difficili!), un po’ perché troppe opinioni mi sembravano non-centrate

ne salvo due, che mi sono piaciute: una di mantellini, nella quale sottolinea la necessità di ricordarsi di avere un corpo, prima di rientrare nella rete, l’altra di … famiglia cristiana (!), prima a sbugiardare le ipocrisie di chi parla contro l’isis e vende armi all’arabia saudita

mi è sembrato poi che nessuno abbia sottolineato quello che deve fare hollande, ma non in siria, a casa sua, nelle banlieu! finché le condizioni di vita in quelle mille scampia che circondano parigi restano quelle di oggi, i pazzi dell’isis troveranno ragazzi disposti a “tutto”, perché oggi non hanno “niente”

ma solo un disegno mi ha chiarito, con improvvisa coscienza, cosa va fatto “dopo parigi”: grazie alle donne della 27esima ora che hanno recuperato un disegno della francese solinette dove una nuda marianne ci offre la ricetta giusta: uscire, bere, ascoltare musica, ballare, mangiare, parlare, fare l’amore, stare nudi, essere liberi … in una parola vivere!

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2 thoughts on “dopo parigi

  1. Love is the answer, and you know that, for sure…L’arte, come sempre, dà la sintesi. A noi sta il compito di rendere “vive” le parole. Solinette ha ragione. E pure John Lennon, che però è morto per mano di un esaltato, come tante persone in questi tristi giorni. Lavorare perché le persone si esaltino per la vita, per la bellezza, per la gioia – e non per uccidere in nome di Dio (che solo questo è una bestemmia) sarà il compito degli anni che ci attendono. So che riusciremo a farlo, se non avremo paura. Allons!

  2. Ragionavo su quanto ho scritto ieri. Sulla vignetta manca una cosa fondamentale: “Study a lot!”. La difesa della propria identità – di quella occidentale in particolare – non passa infatti soltanto attraverso azioni (esci, bevi, fai l’amore…) che di quella identità sono conquiste, ma attraverso la conoscenza del perché siamo arrivati (e arrivate, soprattutto) a conquistarcele. Sennò le azioni sono un guscio vuoto: se i ragazzi islamici di seconda generazione, così come molti occidentali che hanno aderito come foreign fighters all’Isis, non avessero toccato con mano quel vuoto, forse non avrebbero cercato in una folle, fanatica e crudele ideologia il loro senso di appartenenza. La libertà, ogni libertà vera, nasce dalla cultura, dalla conoscenza. Dall’occhio critico che si sviluppa nella conoscenza. Ma spesso tutto questo latita – ed anche questi sono, oggi, gli effetti.

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