quando i robot uccidono

robot-killernel recente attentato a dallas, dove cinque poliziotti bianchi sono stati uccisi da un killer, l’attentatore è stato ucciso da un robot – in una bella riflessione mantellini parla di “inedite regole di ingaggio della battaglia fra esseri umani rivoluzionata da nuove forme di distanza”

oltre a chiedermi “ma non si poteva semplicemente neutralizzare l’attentatore, magari anche ferirlo, ma senza ucciderlo?”, a me sono venuti in mente tre famosi cicli di fantascienza …

nei suoi libri isaac asimov utilizza le tre leggi della robotica, la prima delle quali recita “Un robot non può recar danno a un essere umano né può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, un essere umano riceva danno.” – in vari libri vengono esplorati i confini delle leggi e l’autore si diverte a verificare i paradossi in cui a volte ricadono i robot (e gli umani), nel tentativo di rispettare le leggi “fissate ” nei loro cervelli positronici

in un altro famoso ciclo di libri di fantascienza, il ciclo di darkover della scrittrice marion zimmer bradley,  uomini del futuro, abbandonata la terra si incrociano con altre creature e sviluppano nuovi poteri mentali – in questi mondi viene rispettato un patto che proibisce l’uso di armi che hanno una gittata superiore al braccio di chi le impugna: “E perché Darkover, rispettando il Patto del Guardiano Varzyl, che proibisce le armi che colpiscono a distanza, non vuole un ritorno all’epoca delle guerre e degli stermini compiuti con armi da vigliacchi. [—] La legge sancita dal Patto vale per tutto Darkover, da Thendara agli Hellers e alle Città Aride: chi vuole uccidere un’altra persona deve rischiare a sua volta la morte.”

infine non si può non ricordare il ciclo di ender di orson scott card, dove un bambino viene addestrato per anni in videogiochi dove distrugge invasori alieni, fino a scoprire che il “gioco” fa parte in realtà di una guerra reale tra la razza umana e veri invasori alieni

in tutti e tre i casi si è obbligati a riflettere sulla eticità dell’uso di strumenti che danno la morte deresponsabilizzando il singolo che “schiaccia il bottone” o  muove il joystick – certo, il robot di dallas non è molto diverso dai droni manovrati da migliaia di chilometri di distanza, ma mi sembra comunque un passo in più verso la disumanità

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