riparare i viventi

mdkil libro descrive con dettaglio quasi maniacale il processo con cui viene deciso il trapianto degli organi in caso di incidente – scrittura barocca, ridondante, piena di aggettivi e metafore, con la parola “falesia” ripetuta ossessivamente (controllate le ripetizioni … evviva gli e-book!)

per fare questo viene prima raccontato l’incidente in cui un ragazzo entra in coma, poi, secondo per secondo, le mille piccole micro-azioni di madre e padre quando lo sanno, pensieri, sensazioni e ricordi che li attraversano – poi si passa al medico e all’infermiere che devono chiedere l’assenso, anche loro quasi vivisezionati dallo scrittore

si riesce così a “vivere” le varie parti, condividendo il dramma e poi la resurrezione che stanno dietro ad ogni trapianto – ho provato ad immedesimarmi nei genitori, mi sono affacciato sull’abisso di chi vede la natura capovolgersi e l’adulto obbligato ad affrontare la morte del giovane

per quanto il mio corpo ormai sia probabilmente troppo usato, vecchio, per servire ancora per un trapianto, sì, do il mio consenso a qualunque uso del mio corpo che possa aiutare in qualunque modo qualcun altro

” … essendo ogni individuo un potenziale ricevente, era poi così illogico, così infondato, a ben guardare, che ciascuno venisse visto dopo la morte come un potenziale donatore?”

“Non le piace l’idea di privilegio indebito, il terno al lotto, si sente come il pupazzo di peluche che la pinza afferra tra l’accozzaglia di roba ammonticchiata dietro una vetrina del luna park. Soprattutto, non potrà mai dire grazie, è lì tutta la storia. È tecnicamente impossibile, grazie, quella parola radiosa cadrebbe nel vuoto. Non potrà mai manifestare una qualunque forma di riconoscenza verso il donatore e la sua famiglia, ovvero fare un contro-dono ad hoc per liberarsi del debito infinito, e l’attraversa l’idea di essere in trappola per sempre.”

“Gli uomini che avevano inventato il trapianto, l’avevano concepito nelle loro menti, l’avevano composto e scomposto centinaia di volte prima di realizzarlo, tutti uomini degli anni sessanta, stacanovisti e star carismatiche, concorrenti mediatici che si disputavano i primati e non esitavano a rubarseli, seduttori dai matrimoni plurimi, circondati da ragazze con stivali al ginocchio e minigonne Mary Quant, truccate come Twiggy, autocrati di un’audacia folle, tipi ricoperti di onori ma pieni di passione.”

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