viaggio di nozze

pmsognante libretto del premio nobel patrick modiano dove il protagonista di mezza età decide improvvisamente di nascondersi alla vita e ricostruire la vita di una donna suicida che ha conosciuto venti anni prima

delicata e poetica la scrittura, belle le descrizioni di parigi e della costa azzurra, mi ha colpito l’atmosfera sospesa e rarefatta e la crisi del protagonista che sceglie di ritirarsi non trovando più le ragioni del suo quotidiano – da leggere alle prime avvisaglie di crisi di mezza età

“Non contano le circostanze e lo scenario. Quella sensazione di vuoto e di rimorso ti sommerge, un giorno. Poi, come una marea, si ritira e sparisce. Ma alla fine ritorna con violenza, e lei non poteva liberarsene.”

“La sera dello sbarco delle truppe americane ad alcune decine di chilometri dalla villa, Ingrid e Rigaud sarebbero ancora riusciti a discernere il timbro metallico dell’annunciatore sovrastato dal sibilo delle interferenze. La voce avrebbe tentato invano di lottare contro la tempesta che la sommergeva. Un’ultima volta prima di annegare, avrebbe scandito una frase ripetuta.”

“Vivevamo di notte. Non mi ricordo niente della Juan-les-Pins diurna, se non il fuggevole momento del sorgere del sole. Le facce che avevamo intorno erano tante, si confondono e non riesco a distinguere quella di Dodo Marmarosa. Le orchestre suonavano nella pineta e, in quella stessa estate, ho conosciuto Annette. A quel tempo, credo di esser stato felice.”

“… ho pensato di telefonare ad Annette dalla camera dell’Hotel Dodds. No. Da questa camera che forse avevamo occupato vent’anni prima non sarei riuscito a parlarle, la linea sarebbe stata disturbata da tutti quegli anni accumulati gli uni sugli altri.”

“Un biografo può sopprimere determinati particolari con il pretesto di giudicarli superflui? Oppure hanno tutti la loro importanza e si deve metterli in fila, senza privilegiarne uno a scapito di un altro, in modo che nessuno manchi, come nell’inventario di un pignoramento? A meno che la linea di una vita, una volta giunta alla fine, non si depuri da sola di ogni elemento inutile e decorativo. E rimanga solo l’essenziale: gli spiazzi bianchi, i silenzi e i punti fermi.”

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