Starnone sulle innovazioni: stilografiche, penne a sfera, computer ed e-book

Ieri una interessante presentazione di Domenico Starnone a Moby Dick in Garbatella, dove si è piacevolmente parlato di vari libri dello scrittore. A una domanda su cosa pensasse delle nuove tecnologie, dell’uso che ne fanno i ragazzi e degli ebook, Starnone ha dato questa bella risposta.

“Devo fare una premessa, io ho fatto l’insegnante per molti anni e la conseguenza è che la mia forma mentale è stata plasmata da questa esperienza. Io ho sempre pensato nel male e nel bene che quello che fanno i giovani è interessante, anche quando si diceva “è terribile, è spaventoso”, anche perché ho fatto una serie di esperienze nella mia vita che mi dicono che lamentarsi del nuovo è sempre sbagliato! Io sono stato bambino quando si scriveva con il pennino, nel banco c’era un buco e la mattina il bidello versava l’inchiostro, la conseguenza è che io ho scritto a 6, 7 ,8 9, 10 anni con questo movimento: il pennino che va verso il buco dell’inchiostro, si riempie e poi scrivo alcune lettere  … grazie al pennino, grazie all’inchiostro, le lettere vengono benissimo, negli anni Venti c’erano dei manuali che recitavano così: “la Calligrafia è la porta per ogni impiego”, quindi se non hai una scrittura bella ti puoi scordare il lavoro. Benissimo, poi che cosa accadde? Negli anni ’50 irrompe la penna a sfera. Anche se sembrano sciocchezze, la penna a sfera è stata, e non per un mese o due, ma per anni, il demonio! Perché? Innanzitutto non si potevano fare più quei ghirigori, voi sapete come si scriveva prima la D di Domenico? prima un anello, poi si scendeva fino a fare un occhiello, poi si andava a destra, si tornava su e si finiva con un bel ghirigoro. La D di Domenico con la penna a sfera: trattino – curva. Questa cosa era l’orrore allo stato puro. Se voi andavate a fare un concorso, il mio primo concorso è stato un concorso per le biblioteche, dovevate scrivere con la penna stilografica, perché se non scrivevate con la penna stilografica il compito non veniva neanche corretto. Non vi dico poi le conseguenze sulla scrittura, perché si diceva che con le penne stilografiche il pensiero era più denso, mentre con le penne a sfera il tempo del pensiero era accorciato, perché non tiravo più su la penna e il cervello non lavorava più bene come dovrebbe. Se guardate il dibattito sull’avvento della scrittura con il computer, è la stessa cosa. Intellettuali di tutti i tipi, gente super pensosa ha scritto pezzi di cui spero che oggi si vergogni, che con l’avvento del computer la letteratura era finita. Perché? Perché non c’erano più le sette-otto copie a mano, perché con la penna si pensava di più e con il computer non si pensa. In realtà prima lo scrittore  sostituiva una parola due-tre volte, adesso una parola la sostituisce 12, 13, 15 volte, ha tutto il tempo che vuole, data la comodità del computer. E poi c’è anche uno straordinario contributo alla liberazione femminile: voi pensate che la povera moglie di Tolstoj ha ricopiato Guerra e Pace sette volte, voi capite che cosa è successo nella vita delle mogli degli scrittori. Così abbiamo perso le belle lettere ricamate che si facevano con il pennino, ma abbiamo acquistato altre cose, una maggiore velocità, anche semplicemente delle comodità. I vicini di casa di uno scrittore che si alza alle quattro del mattino per scrivere non deve più sentire quel rumore di ferraglia che viene dalla Lettera 22, sente al massimo un lievissimo rumore di nacchere, di uno che sta battendo sui tasti. Insomma il Kindle, in qualche modo demonizzato, è una cosa che finirà per affermarsi perché è comodo.”

Mi sono piaciute molto le affermazioni in grassetto, una chiara indicazione che anche dopo i settant’anni si può essere aperti al nuovo e si può evitare di lamentarsi delle novità! (nella registrazione ho perso qualche parola, ma i concetti più importanti sono ripresi letteralmente)

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