pastorale americana

philip roth disegna un affresco sull’america raccontando la vita dello “svedese”, padrone di una fabbrichetta di guanti la cui unica figlia diventa una bombarola, uccide quattro persone ed entra in clandestinità – dello svedese alla fine sappiamo tutto, dalla storia anche remota della sua famiglia alle avventure extramatrimoniali

il libro svela la distanza incolmabile tra le generazioni e tra due americhe che non riescono a parlarsi, quella ottimistica e superficiale del boom economico e quella profondamente disperata e nichilista degli anni della crisi – il dolore del padre che prova a capire la figlia riscatta solo in parte una vita vissuta superficialmente seguendo convenzioni e tradizioni

duro romanzo che non lascia speranze, negando ogni possibilità di trovare un senso alle vite, e distruggendo anche l’idea che le persone possano comprendere (o spiegare!) i motivi delle proprie scelte

“E il Primo Maggio vai con i tuoi amici a marciare per la sua gloria, la superpotenza delle superpotenze, la forza che domina ogni cosa. Mettici sopra tutto il tuo denaro, puntaci sopra, adorala (inchinati in atto di sottomissione non davanti a Marx, stupida, balbuziente, rabbiosa figlia mia, non davanti a Ho Chi Minh e Mao Tse Tung), inchinati davanti al gran dio Solitudine!”

“Tutto quello che non era riuscita a ottenere con una foniatra, con uno psichiatra e col diario tartaglione lo aveva realizzato magnificamente diventando matta. Assoggettandosi all’isolamento, allo squallore e a terribili pericoli, aveva raggiunto il controllo, mentale e fisico, di tutti i suoni che emetteva. Un’intelligenza non più ostacolata dal malefico influsso della balbuzie.”

“Ciò che lui trovava stupefacente era il modo in cui gli uomini sembravano esaurire la propria essenza – esaurire la materia, qualunque fosse, che li rendeva quello che erano – e, svuotati di se stessi, trasformarsi nelle persone di cui un tempo avrebbero avuto pietà. Era come se, mentre la loro vita era ricca e piena, essi fossero, in segreto, stufi di se stessi e non vedessero l’ora di liberarsi del loro discernimento, della loro salute e di ogni senso delle proporzioni per passare all’altro io, il vero io: che era uno stronzo detestabile e completamente illuso.”

“Ed era solo una volta l’anno che si trovavano tutti insieme, e per giunta sul terreno neutrale e sconsacrato della festa del Ringraziamento, quando tutti mangiano le stesse cose e nessuno si allontana per andare a rimpinzarsi di nascosto di qualche cibo stravagante: né kugel, né pesce gefilte, né insalata di rafano e lattuga romana, ma solo un tacchino colossale per duecentocinquanta milioni di persone; un tacchino colossale che le sazia tutte. Una moratoria sui cibi stravaganti e sulle curiose abitudini e sulle esclusività religiose, una moratoria sulla nostalgia trimillenaria degli ebrei, una moratoria su Cristo e la croce e la crocifissione per i cristiani, quando tutti, nel New Jersey come altrove, possono essere, quanto alla propria irrazionalità, più passivi che nel resto dell’anno. Una moratoria su ogni doglianza e su ogni risentimento, e non soltanto per i Dwyer e i Levov, ma per tutti coloro che, in America, diffidano l’uno dell’altro. È la pastorale americana per eccellenza e dura ventiquattr’ore.”

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