middlesex

il romanzo è una lunga autobiografia di un ermafrodito che viene cresciuto come una bambina e poi come una ragazza e che, entrando dell’adolescenza, dice la sua sul genere che sente più vicino a sé – il libro attraversa gli anni ’60 e ’70 a detroit con i suoi problemi razziali vissuti dall’interno di una famiglia di emigrati greci

il/la protagonista si immedesima anche nei suoi avi e racconta la scoperta del sesso e del genere con pudore e delicatezza, in un gioco di flashback che copre quarant’anni di vita, nei quali il/la protagonista si immedesima

“I capelli ricci e neri gli davano l’aria disordinata dello scapolo, infatti lo era stato per anni, un’impressione sottolineata dalla faccia stropicciata come un letto sfatto. Le sopracciglia, comunque, erano arcuate in modo seducente come quelle di una danzatrice del ventre, le ciglia così folte che sembravano truccate con il mascara.”

“Alla fine era diventato frammentario come le poesie di Saffo che non era mai riuscito a ricostruire, e un mattino guardò negli occhi la donna che era stata il più grande amore della sua vita e non la riconobbe. Allora un colpo di altro genere si abbatté su di lui: il sangue circolò nel cervello per l’ultima volta, lavando via anche gli ultimi frammenti del sé.”

” … è così che vanno le cose, nell’adolescenza. Si fanno esperimenti al buio. Ci si ubriaca o ci si droga e si improvvisa. Ripensate ai vostri sedili d’automobile, alle piccole tende da campeggio, ai falò sulla spiaggia. Vi siete mai trovati, pur senza ammetterlo, avvinghiati al vostro migliore amico? O in una stanza di un dormitorio con due persone invece di una nel letto, mentre Bach orchestra una fuga sullo stereo? Ha un po’ il ritmo della fuga, il sesso dei primi anni. Prima che subentri la routine, o l’amore. Quando è tutto un anonimo brancicare. Sesso da asilo. Comincia nell’adolescenza e dura fino ai venti, ventun anni. Ha a che fare con l’imparare a condividere, con la condivisione dei giocattoli.”

nota: mi chiedevo se la forma “giusta” fosse ermafrodito o ermafrodita – andando sul sito della Crusca ho trovato questa divertente spiegazione: “In quanto nome è dato nella più comune variante in –o, ed è quasi sempre maschile, anche quando prevale il tratto femminile. Si usa però anche, ma più raramente, la variante in –a, tanto, e perlopiù, grammaticalmente maschile, quanto, ancorché molto meno spesso, femminile. Nessun nome dovrebbe in effetti essere più ambigenere di questo. Ma si sa, il genere non è il sesso e quindi ermafrodito può essere grammaticalmente anche solo maschile e anzi come tale è usato per lo più.”

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