diventare uomini

fin da piccolo, dopo essere stato “educato” dalle amiche/compagne femministe, mi colpiva il fatto che il sessismo fosse diffuso ovunque, anche in quei gruppi umani, come ad esempio la sinistra extra-parlamentare, dove mi aspettavo di non trovarlo – compagni dalle posizioni politiche avanzatissime si trasformavano (-avano?) spesso in trogloditi con la clava quando ci si spostava sulla pratica del rapporto con le donne

questa incredibile incoerenza attraversa ancora oggi quasi tutta la sinistra, a dimostrazione che l’unica rivoluzione avvenuta nella seconda metà del novecento, quella femminista, deve ancora essere digerita dalla nostra metà del cielo

a riflettere sul sessismo ci aiuta un bel libro dal sottotitolo “relazioni maschili senza oppressioni”: lorenzo aiuta noi maschietti a vedere come tutti i grandi eventi della nostra vita siano influenzati dal sessismo – viaggiamo così dall’infanzia all’adolescenza alla maturità ritrovando nella nostra vita i modelli negativi che, spesso incompresi, ci hanno influenzato

ho trovato particolarmente interessante la descrizione dell’adolescenza, di quel periodo in cui noi maschietti dobbiamo trovare la sintesi tra la donna angelicata della letteratura e dei primi amori e il modello femminile suggerito dalla pornografia – ricordo qualche anno fa la difficoltà di provare a spiegare a mio figlio quanto fosse importante riuscire a capire, a vivere nei rapporti quotidiani, ciò che le nostre compagne urlavano già  anni fa: “né puttane né madonne, solo donne”

e poi è importante riflettere su come facciamo i padri e quanto a volte siamo ancora involontariamente portatori di valori sessisti che rischiamo di passare ai nostri figli – il messaggio del libro che più mi ha colpito è proprio la necessità di un continuo lavoro di analisi su sé stessi, per evitare di essere ingabbiati in quel modello di “eterosessualità standard” che ci obbliga ad essere confinati “in un mondo di virilità, mascolinità, machismo, maschilismo, prepotenze, razzismi vari e che mi pone sempre obiettivi irraggiungibili. Il tutto mentre mi istupidisce raccontandomi che tutto ciò è innato, immutabile, perché è, con la più ipocrita delle parole, naturale.”

PS: oggi, finito di scrivere la recensione, sono andato in piscina a nuotare: nello spogliatoio due padri lavavano  e divertivano due bambini sotto l’anno con cui erano andati in acqua … che tenerezza, mi sono commosso … c’è speranza anche per noi maschietti!

“Quest’ultimo è un compito che deve assumere soprattutto l’uomo etero, perché in una società sessista nessuno nasce antisessista: lo si può solo diventare, e dopo un lungo lavoro su di sé che non può dirsi mai concluso definitivamente.”

“Molti uomini cominciano a imparare le regole di quel sistema patriarcale quando gli mettono il grembiule azzurro e non rosa, quando gli spiegano che ci sono le cose da maschio e le cose da femmine, quando ascoltano e quindi usano un linguaggio sessista pensando che siano solo parole, quando devono dimostrare a tutti di essere “veri uomini” – e così per tutta la vita. Poi diventano padri e non comprendono che la paternità è una grandissima occasione per scardinare quel sistema che prevede solo due possibilità eterosessuali e confina tutte le altre all’anormalità, allo schifo, alla mostruosità, alla discriminazione; continuano a trasmettere quelle costrizioni che hanno insegnato a loro.”

“Il corpo del padre è uno dei tanti luoghi da cui potrebbe partire una rivoluzione antisessista. Il luogo comune che “i figli ti cambiano la vita” serve ad esorcizzare quello che davvero cambierebbe le cose: che i figli cambiassero te, non la tua vita. Non è solo questione di pannolini, di pappe da preparare oppure di tempo da sacrificare. Si tratta di trasformarsi per il bene dei propri figli e figlie. Trasformarsi perché non si nasce antisessisti, quindi si tratta di giocare in contropiede. Si tratta di sopportare le risatine dei conoscenti, certi sguardi dei padri (e delle madri) dei compagni di scuola, la violenza verbale di tanti sempre pronti a rovesciarti i loro rozzi insulti (e le loro raffinate ipocrisie).”

“Disertare il patriarcato è uscire, smarcarsi da ranghi, divise, uniformità imposte legate all’immagine e al ruolo del macho, dell'”uomo vero”; consolidare relazioni non violente o gerarchiche, confrontarsi col percorso e col mondo femminista, gay, queer; abbandonare frustranti privilegi di genere, storicamente ben determinati oppure scatenati al momento per opportunità politica, per costruirsi libertà non fondate su abusi e sorprusi.”

 

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Una risposta a diventare uomini

  1. Carolina ha detto:

    Ho molto apprezzato la tua riflessione, Carlo. Credo che sia tutto molto complesso. Penso a certi paesi nordici in cui non si fa usare “lui” o “lei” ai bambini per non chiuderli in ruoli…E fanno come quelli che eliminano il Natale “per non offendere i non cattolici” – il che è semplicemente ridicolo. Il punto non è cancellare la mascolinità o la femminilità come alcune interpretazioni molto radicali teorizzano. L’idea di uomo o di donna fa parte della costruzione di una identità, che però va orientata al rispetto. Non solo: se hai una identità la puoi pure buttare alle ortiche se ti rendi conto che qualcosa non ti torna: ma come ti metti, se non hai un’idea da cui partire? Il punto, però, e che a volte l’identità viene costruita senza far passare un fondamentale passaggio: ovvero, che l'”altro” va amato e rispettato. E che un qualsivoglia appartenenza di genere non può discriminare su nulla. Invece esistono “uomini” – che tali non sono, e forse neanche maschi, senz’altro maschilisti da quattro soldi – che le donne non le rispettano proprio, perché non le amano. Quando i francesi dicono “vive la difference!” è un inno d’amore alla vita – e mi pare lo spirito giusto! Peraltro, riguardo al maschilismo più o meno subdolo, non ne farei neppure una questione di destra o di sinistra: è una sovrastruttura, come l’educazione appresa a scuola; vernicetta culturale…ma sotto cosa c’è, davvero, in ognuno di noi? Sotto c’è l’idea basilare del rapporto tra uomo e donna, l’idea stessa di uomo e di donna, e sono archetipi, cose che ognuno si tiene nel profondo del suo essere; cose che succhiamo nel latte materno. E quando si vanno a toccare gli archetipi, a volte le sorprese sono clamorose. Ed è il motivo della tua (sacrosanta) indignazione.

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