pensioni: quello che non ci dicono

sono uno di quelli cui la legge fornero ha allungato il periodo lavorativo: mentre i miei colleghi di poco più anziani sono andati tutti in pensione intorno o prima dei 60 anni, io andrò in pensione intorno ai 66-67 – ho vissuto all’inizio il tutto come una leggera ingiustizia: è vero che la speranza di vita si è allungata (circa 3 mesi ogni anno negli ultimi 20 anni), ma avrei preferito una gestione più graduale del tutto, evitando palesi ingiustizie: perché colleghi nati nel 1950 sono potuti andare in pensione a 58 anni e noi dobbiamo andare 8-10 anni più tardi?

basta però allargare un poco lo sguardo e la prospettiva cambia: come al solito bisogna cercare di affidarsi ai dati, piuttosto che alle dichiarazioni e/o alle sensazioni – davvero impressionante quanto il dibattito su questi argomenti non parta MAI dai dati, ma sempre da assunzioni non verificabili, tipo “in italia andremo in pensione più tardi di tutti” oppure “un tempo si andava in pensione prima” (fa eccezione un bel blog come “il post”)

l’oecd pubblica da anni una interessante serie con l’età media di pensionamento dei vari paesi aderenti: basta dare un’occhiata e subito si capisce che:

  • l’età effettiva di pensionamento italiana è ancora nel 2016 tra le più basse di tutte: in italia 62.1 contro una media oecd di 65.1
  • ancora più interessante: la serie storica (vedi grafico) mostra che in italia fino agli anni ’70 si andava in pensione più tardi di oggi! a partire dai 65 anni del 1970 si scende fino a toccare il minimo nel 1995 (59.1) e poi si inizia a risalire

vista in questo modo la prospettiva cambia completamente: stiamo solamente riportando i limiti a una situazione precedente e 50 anni fa si andava in pensione più tardi di oggi, anche se la speranza di vita allora era circa 12 anni inferiore a quella odierna!

riprendendo un discorso fatto con gli amici managerzen, questo grafico conferma che tra gli anni ’80 e ’90 abbiamo creato una situazione insostenibile da un punto di vista economico, che stiamo pagando ancora oggi con il nostro enorme debito pubblico

la situazione vista così mi risulta più accettabile anche personalmente perché mi ritrovo a paragonare la mia situazione con quella delle generazioni che sono andate in pensione negli anni ’70 a 65 anni: persone che avevano in media la speranza di vivere circa 5 anni dopo la pensione, mentre in media la mia generazione ne vivrà più di 15

e penso con rabbia ai dati diffusi in questi giorni dall’inps che mostrano che mezzo milione di persone che hanno smesso di lavorare prima del 1980 prende ancora oggi la pensione, essendosi ritirata tra i 46 e i 49 anni: queste sono le ingiustizie che gridano vendetta e queste sono le spese folli che hanno gonfiato il nostro debito pubblico

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