la zia julia e lo scribacchino

giocoso romanzo di vargas llosa che ci porta in perù, dove un diciottenne, che vuole diventare scrittore e lavora in una radio, si innamora di una sua zia trentaduenne divorziata – la storia di amore, osteggiata naturalmente dalla famiglia, si sviluppa nella città di lima in un’atmosfera sognante e caotica

la storia principale si sviluppa nei capitoli dispari, mentre nei capitoli pari troviamo piccoli racconti inverosimili, drammi radiofonici inventato da uno strano personaggio boliviano, chiamato a risollevare le sorti della scalcinata radio locale – qui i personaggi si mischiano tra realtà e finzione, scambiandosi i nomi e le avventure, sempre al confine tra realtà e invenzione, in un colorato clima sudamericano ora allegro ora tragico

ho capito verso la fine del libro che i capitoli dispari sono una sorta di autobiografia dello scrittore, mentre quelli pari rappresentano le difficoltà che lo stesso affrontava nel trovare un suo ruolo da “scribacchino” all’inizio della sua carriera – nel complesso un’opera ancora immatura come lo scrittore diciottenne, ma piena di spunti interessanti e piacevolmente immersa nel sud america degli anni cinquanta

“Javier era il mio migliore amico e ci vedevamo ogni giorno, sia pure solo un momento, per constatare che esistevamo.”

“Il giudice gli indicò una seggiola e il meccanico si sedette, proprio sul bordo, con un atteggiamento eretto, come un uomo cui la nozione stessa di comodità scomodasse.”

“Si alzava sul far del mezzogiorno e soleva pranzare col parroco della chiesa di Santa Ana, un ex giudice istruttore nel cui studio si era mutilato un quacchero (don Pedro Barreda y Zaldìvar?) per dimostrare la sua innocenza in un crimine che gli si attribuiva (aver ucciso un negro giunto clandestino nel ventre di un transatlantico dal Brasile?)”

“L’evento, effemeride delle effemeridi della Città dei Viceré, ebbe luogo il giorno in cui Crisanto Maravillas giungeva nel fior dell’età: la cinquantina? Era un uomo dalla fronte penetrante, naso spazioso, sguardo aquilino, rettitudine e bontà nello spirito, e di una gagliardia fisica che rispecchiava la sua bellezza morale.”

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2 risposte a la zia julia e lo scribacchino

  1. Carolina ha detto:

    Un uomo che amava forsennatamente Buenos Aires, se ricordo bene :-DDDD! Mi era piaciuto molto: divertentissimo!

  2. Mirta ha detto:

    Sud America e anni 50: due ambientazioni, una geografica e l’altra temporale, che apprezzo in modo particolare. Lo leggerò.

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