uomini e dei

La vita dell’uomo è da preferire a quella di un dio, per la semplice ragione che è quella vera. Una sofferenza autentica è da preferire a una felicità illusoria. Non si può desiderare l’eternità perché essa non fa parte del nostro destino, un destino imperfetto, effimero e deludente, ma l’unico che dobbiamo amare, a cui dobbiamo sempre tornare, e tutta la storia di Ulisse, tutta la storia degli uomini che accettano di non essere altro che uomini per essere pienamente uomini, è la storia di questo ritorno.

Il punto essenziale non è questo: è la sbalorditiva somiglianza fra ciò che promette Paolo e ciò che promette Calipso – essere liberati dalla vita o, come direbbe Hervé, «tirati fuori dai guai» – e l’insuperabile contrasto fra l’ideale di Paolo e quello di Ulisse. Per ognuno dei due l’unico vero bene è ciò che l’altro denuncia come una funesta illusione. Ulisse dice che la saggezza sta nel legame con il mondo terreno e la condizione umana, Paolo dice che sta nello spezzare questo legame.

(da “Il Regno” di Emmanuele Carrère)

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