chiamalo sonno

strana la storia di questo libro: l’autore dopo averlo scritto si è ritirato dalla letteratura e dalla vita attiva, scomparendo in campagna

riscoperto molti anni dopo, il libro è diventato oggetto di un vero culto da parte di molti lettori e critici

ambientato nella new york di inizio ‘900 è il romanzo di formazione di un ragazzino di una famiglia yiddish: la sua scoperta di altri mondi, di altre religioni e di altri modi di vivere al di fuori della claustrofobica realtà di un mondo chiuso su sé stesso

il libro non mi ha entusiasmato: sensazioni di déjà vu, l’ambiente delle famiglie ebree a ny troppo spesso letto in mille altri libri, quasi non esistessero a quei tempi altre comunità, uno stile ondeggiante tra realismo e sogno, troppi termini stranieri a fare inciampare la narrazione

“Gingilli messi nella impastatrice del desiderio – l’immaginazione la cazzuola, il capriccio il costruttore. Un muro, una torre, forti, sicuri, favolosi, che immunizzano lo spirito da un nugolo di frecce; la mente, l’esperienza, che taglia il flusso del tempo come una roccia taglia l’acqua. I minuti sgusciavano via, inavvertiti.”

“Da un lato, una barca con la vernice tutta vesciche marciva in silenzio nell’acqua; dall’altro lato, un barcone vuoto tirava le sue gomene gialle e grugniva contro il pontile. Su una banchina, due isolati più in là, le mascelle nere di una gru, sbadigliando, si tuffavano nella stiva di una chiatta del carbone e, gocciolanti, tornavano oscillando agli enormi depositi.”

“Le undici e mezzo e le undici e mezzo e tutto va bene… Dove? La sentinella, quella volta, in quel libro. Terza A, sì. Orologio. Da qualche parte l’avevo. Tutto mogio, l’orologio. Mai avuto. Ma – ruota – che cosa? Una volta… Una volta io… Dillo ancora e te lo ricordi. Tutto mogio – che stupidaggine! Perché lo dicono? Tutto mogio stava Ambrogio senza gloria né cicoria. Nel caffè. In una scatola bianca da otto centesimi, con i lati gialli. In una scatola. Scatola. Ieri. Dio, diceva, e più santo della luce ebrea col tizzone. E chi se ne infischia? Ma quel pesce, perché c’era quel pesce? Non son riuscito a leggere tutte le lettere piccine. Peccato non ci son riuscito. Scommetto lo dice. Le perle ti portavano fortuna, ha detto lui. Non c’è da aver paura di nulla. Chissà se le avessi!… “

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