serbia 2016

prima missione anche in serbia per un progetto di cooperazione con il locale sors dove sono coinvolto come esperto it nella componente sui metadati – al solito interessante e stimolante il contatto e lo scambio con i colleghi

un pomeriggio-sera mi hanno accompagnato a una visita di belgrado a piedi: via della rivoluzione, la fortezza, il lungofiumi (sava e danubio), il vecchio centro, le case bombardate nella seconda guerra mondiale e nel 99 per il kossovo, i quartieri eleganti, i negozi globalizzati, i ristorantini nei cortili, le mille librerie, i prati dei concerti, le case restaurate, i caffè ad ogni angolo … tutto a piedi per un totale a fine giornata di oltre 15 chilometri!

durante una delle riunioni stavo presentando un sistema e poi conducendo la discussione, quando il vecchio direttore mi ha chiesto “carlo, ma tu non sei giapponese, vero?” “…?” “no perché non sembri proprio italiano! lavori tutto il giorno senza fermarti, il gruppo ieri mi ha detto che non li hai fatti neanche mangiare” … risata collettiva! (…devo gestire meglio i break)

quando i robot uccidono

robot-killernel recente attentato a dallas, dove cinque poliziotti bianchi sono stati uccisi da un killer, l’attentatore è stato ucciso da un robot – in una bella riflessione mantellini parla di “inedite regole di ingaggio della battaglia fra esseri umani rivoluzionata da nuove forme di distanza”

oltre a chiedermi “ma non si poteva semplicemente neutralizzare l’attentatore, magari anche ferirlo, ma senza ucciderlo?”, a me sono venuti in mente tre famosi cicli di fantascienza …

nei suoi libri isaac asimov utilizza le tre leggi della robotica, la prima delle quali recita “Un robot non può recar danno a un essere umano né può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, un essere umano riceva danno.” – in vari libri vengono esplorati i confini delle leggi e l’autore si diverte a verificare i paradossi in cui a volte ricadono i robot (e gli umani), nel tentativo di rispettare le leggi “fissate ” nei loro cervelli positronici

in un altro famoso ciclo di libri di fantascienza, il ciclo di darkover della scrittrice marion zimmer bradley,  uomini del futuro, abbandonata la terra si incrociano con altre creature e sviluppano nuovi poteri mentali – in questi mondi viene rispettato un patto che proibisce l’uso di armi che hanno una gittata superiore al braccio di chi le impugna: “E perché Darkover, rispettando il Patto del Guardiano Varzyl, che proibisce le armi che colpiscono a distanza, non vuole un ritorno all’epoca delle guerre e degli stermini compiuti con armi da vigliacchi. [—] La legge sancita dal Patto vale per tutto Darkover, da Thendara agli Hellers e alle Città Aride: chi vuole uccidere un’altra persona deve rischiare a sua volta la morte.”

infine non si può non ricordare il ciclo di ender di orson scott card, dove un bambino viene addestrato per anni in videogiochi dove distrugge invasori alieni, fino a scoprire che il “gioco” fa parte in realtà di una guerra reale tra la razza umana e veri invasori alieni

in tutti e tre i casi si è obbligati a riflettere sulla eticità dell’uso di strumenti che danno la morte deresponsabilizzando il singolo che “schiaccia il bottone” o  muove il joystick – certo, il robot di dallas non è molto diverso dai droni manovrati da migliaia di chilometri di distanza, ma mi sembra comunque un passo in più verso la disumanità

ankara 2016

torno in turchia, per me la prima missione di un nuovo progetto di cooperazione con i ministeri delle finanze (tr e it), obiettivo l’impostazione del nuovo datawarehouse per l’analisi dei dati sulle spese pubbliche
viaggio su istanbul e come sempre l’aeroporto mostra le due turchie: nella parte internazionale si è in europa, i negozi e le persone non sono distinguibili da noi in alcun modo – nel terminal dei voli nazionali invece due società diverse: in alcuni voli donne velate, una certa povertà, molte famiglie quasi accampate con cibo portato da casa e facce sperdute, in altri voli famiglie occidentali, donne in minigonna, pochi veli e smartphone ovunque

comunque pochi stranieri, il calo del turismo è evidente, anche se ora sono i turchi che viaggiano molto – resto sempre convinto che viaggiare possa nel lungo periodo migliorare l’accettazione del diverso … sono ingenuamente ottimista?

ad ankara l’albergo il primo giorno addirittura riduce la colazione eliminando il buffet con la motivazione delle poche presenze, per fortuna il secondo giorno superiamo la soglia e torna il ricco buffet – lavoro sempre interessante, pensate che i turchi hanno “imposto” l’uso di software open-source …. a me!?! … pensate che fatica hanno dovuto fare!

Elogio dell’ombra

La vecchiaia (è questo il nome che gli altri le danno)borges_caligrafia_jpg
può essere il tempo della nostra felicità.
L’animale è morto o è quasi morto.
Rimangono l’uomo e la sua anima.
Vivo tra forme luminose e vaghe
che non sono ancora le tenebre.
Buenos Aires,
che prima si lacerava in suburbi
verso la pianura incessante,
è diventata di nuovo la Recoleta, il Retiro,
le sfocate case dell’Once
e le precarie e vecchie case
che chiamiamo ancora il Sur.
Nella mia vita sono sempre state troppe le cose;
Democrito di Abdera si strappò gli occhi per pensare;
il tempo è stato il mio Democrito.
Questa penombra è lenta e non fa male;
scorre per un mite pendio
e assomiglia all’eternità.
I miei amici non hanno volto,
le donne sono quel che erano molti anni fa,
gli incroci delle strade potrebbero essere altri,
non ci sono lettere sulle pagine dei libri.
Tutto questo dovrebbe intimorirmi,
ma è una dolcezza, un ritomo.
Delle generazioni di testi che ci sono sulla terra
ne avrò letti solo alcuni,
quelli che continuo a leggere nella memoria,
a leggere e a trasformare.
Dal Sud, dall’Est, dall’Ovest, dal Nord,
convergono i cammini che mi hanno portato
nel mio segreto centro.
Quei cammini furono echi e passi,
donne, uomini, agonie, resurrezioni,
giorni e notti,
dormiveglia e sogni,
ogni infimo istante dello ieri
e di tutti gli ieri del mondo,
la ferma spada del danese e la luna del persiano,
gli atti dei morti, il condiviso amore, le parole,
Emerson e la neve e tante cose.
Adesso posso dimenticarle. Arrivo al mio centro,
alla mia algebra, alla mia chiave,
al mio specchio.
Presto saprò chi sono.

fisica quantistica per poeti

copertinaun altro libro divulgativo sulla fisica quantistica: ben fatto, ripercorre la storia della fisica degli ultimi secoli, inserendo alcune note biografiche sui protagonisti e alcune poesie evocative

il libro è scritto bene, mi hanno solo dato fastidio alcuni errori di traduzione e alcune battute quasi incomprensibili (anche lì la traduzione?) – buono anche il supporto bibliografico offerto, compresi alcuni interessanti siti web divulgativi

se continuo a leggere di fisica, prima o poi ne riuscirò a capire qualcosa😉 – inizio anche a capire il principio di heisenberg, che confondevo con il principio “l’osservazione modifica il fenomeno”, mentre portato all’estremo è molto più affascinante: alcuni fenomeni accadono “solo se osservati”

“Inventiamoci un qualche marchingegno che colleghi il contatore Geiger che rileva il decadimento a un interruttore, che a sua volta attivi un martello, che a sua volta colpisca la fialetta, facendo così uscire il gas e uccidendo il gatto (certo che questi intellettuali viennesi del primo Novecento erano ben strani…).”

“Quando l’universo era molto giovane e aveva una temperatura tremendamente alta, in giro c’era tanta materia quanta antimateria. Se questa perfetta simmetria fosse durata, alla lunga tutto si sarebbe annichilato in una nuvola di fotoni e oggi non saremmo qui a raccontarcela. Invece esistiamo, perché per motivi ancora ignoti nell’universo è rimasta la materia e non l’antimateria. Deve essere intervenuta a un certo punto una lieve asimmetria; man mano che tutto si raffreddava, gran parte della materia si annichilava con l’antimateria ma rimaneva quel leggero sovrappiù che con il tempo è diventata la materia oggi visibile nell’universo, noi compresi.”

“Francis Crick, che nel suo saggio La scienza e l’anima scrive: «L’io, le mie gioie e dolori, le mie memorie e ambizioni, il senso di identità personale e di libero arbitrio, non sono nient’altro che il risultato dell’attività di un colossale numero di neuroni e neurotrasmettitori».”

sette brevi lezioni di fisica

setteda sempre leggere di fisica mi ha dato da pensare alla “piccolezza” delle nostre vite, a quanto crediamo importanti piccoli eventi che accadono su questo granello di polvere che gira intorno al sole – da sempre questi pensieri mi danno una sorta di vertigine, e il “rientro” nella vita quotidiana non è sempre facile

forse non è estraneo a questa mia frequente “fuga” nella lettura di libri di fisica il fatto che mio figlio si sia laureato in astrofisica

ecco qui un (troppo?) breve libro che esprime bene tutta la meraviglia che le scoperte della fisica portano dentro le nostre giornate – in poche pagine sono spiegate, in forma semplice e comprensibile a molti, le ultime conquiste della fisica, sia nell’infinitamente grande che nell’infinitamente piccolo

un buon libro per chi vuole capire in breve (o ripassare)  i principi base di relatività, meccanica quantistica, quark e buchi neri, per poi tornare nella vita di tutti i giorni con maggiore coscienza della marginalità e della grandiosità dell’uomo

Ci sono frontiere, dove stiamo imparando, e brucia il nostro desiderio di sapere. Sono nelle profondità più minute del tessuto dello spazio, nelle origini del cosmo, nella natura del tempo, nel fato dei buchi neri, e nel funzionamento del nostro stesso pensiero. Qui, sul bordo di quello che sappiamo, a contatto con l’oceano di quanto non sappiamo, brillano il mistero del mondo, la bellezza del mondo, e ci lasciano senza fiato .”

“Diciamo che le cose che esistono sono quelle nel presente: il passato non esiste (più) e il futuro non esiste (ancora). Ma nella fisica non c’è niente che corrisponde alla nozione di «adesso». Confrontate «adesso» con «qui». «Qui» designa il luogo dove sta chi parla: per due persone diverse, «qui» indica due luoghi diversi. Perciò «qui» è una parola il cui significato dipende da dove viene pronunciata (il termine tecnico per parole di questo tipo è «indicale»). Anche «adesso» designa l’istante in cui la parola viene detta (anche «adesso» è un termine indicale). Nessuno si sognerebbe di dire che le cose «qui» esistono, mentre le cose che non sono «qui» non esistono. Ma allora perché diciamo che le cose che sono «adesso» esistono e le altre no? Il presente è qualcosa di oggettivo nel mondo, che «scorre» e fa «esistere» le cose l’una dopo l’altra, oppure è solo soggettivo come «qui»? “

“Ci sono capolavori assoluti che ci emozionano intensamente, il Requiem di Mozart, l’Odissea, la Cappella Sistina, Re Lear…Coglierne lo splendore può richiedere un percorso di apprendistato. Ma il premio è la pura bellezza. E non solo: anche l’aprirsi ai nostri occhi di uno sguardo nuovo sul mondo. La Relatività Generale, il gioiello di Albert Einstein, è uno di questi.”

“Abbiamo cento miliardi di neuroni nel nostro cervello, tante quante le stelle di una galassia, e un numero ancora più astronomico di legami e combinazioni in cui questi possono trovarsi. Di tutto questo non siamo coscienti. “Noi” siamo il processo formato da questa complessità, non quel poco di cui siamo coscienti.”

in memoria di mario amato

marioamatooggi è l’anniversario della uccisione di mario amato da parte di gilberto cavallini dei nar – colpisce ripercorrere la lunga sequenza di omicidi di cui si è macchiato in quegli anni il gruppo neofascista (vedi la voce su wikipedia)

un’altra cosa mi ha colpito: mentre molti dei nar erano ragazzi di “buona famiglia” che potevano avere tutto, il giudice ucciso, cui il procuratore de matteo (regista del porto delle nebbie) aveva negato la scorta, girava con le scarpe da risuolare (vedi foto) – quanta distanza tra le vite dannate dei neofascisti e la quotidianità delle scarpe dell’eroico giudice