25 anni di linux

Happy-25th-Birthday-Linuxieri linux ha compiuto 25 anni, calcolati a partire da quel famoso messaggio di linus tovalds sul newsgroup comp.os.minix dove dice “Hello everybody out there using minix – I’m doing a (free) operating system (just a hobby, won’t be big and professional like gnu) for 386(486) AT clones.” – (a proposito chi ricorda ancora i gruppi di discussione? furono gli antesignani dei social network e di tutto il web collaborativo, anticipandone fasti e difetti)

in un bel documento (scaricabile qui) la linux foundation analizza questi 25 anni di sviluppo del kernel, spiegando anche l’attuale modello di rilascio, basato su timeframe di 9-10 settimane per ogni release –

interessante notare che la percentuale di sviluppatori non-professionisti continua a scendere, mentre aumenta la percentuale di modifiche apportate da sviluppatori appartenenti ad una delle grandi aziende che partecipano allo sviluppo: le prime 10 sono Intel, Red Hat, Linaro, Samsung, SUSE, IBM, Renesas, Google, AMD, Texas Instruments e ARM – bello scoprire che il modello di collaborazione, impostato 25 anni fa da linus, funziona anche quando la collaborazione si sposta dalle persone ai giganti dell’elettronica: “Above all, 25 years of kernel history show that sustained, cooperative effort can bring about common resources that no group would have been able to develop on its own.”

tra i festeggiamenti interessanti, carino l’elenco di 25 device equipaggiati da linux, 25 eventi per 25 anni e una riflessione su linux e il mondo aziendale

i’m not a visionary / non sono un visionario

interesting ted talk by linus torvalds: his story of linux first steps is fascinating – in the second part linus talks about the difference between people, starting from the difference between developers and commercial: here the transcript

“What I’m trying to say is we are different. I’m not a people person; it’s not something I’m particularly proud of, but it’s part of me. And one of the things I really like about open source is it really allows different people to work together. We don’t have to like each other — and sometimes we really don’t like each other. Really — I mean, there are very, very heated arguments. But you can, actually, you can find things that — you don’t even agree to disagree,  it’s just that you’re interested in really different things.”

“And coming back to the point where I said earlier that I was afraid of commercial people taking advantage of your work,it turned out, and very quickly turned out, that those commercial people were lovely, lovely people. And they did all the things that I was not at all interested in doing, and they had completely different goals. And they used open source in ways that I just did not want to go. But because it was open source they could do it, and it actually works really beautifully together.”

And I actually think it works the same way. You need to have the people-people, the communicators,the “warm and friendly people who like (Laughter) really want to hug you and get you into the community. But that’s not everybody. And that’s not me. I care about the technology. There are people who care about the UI. I can’t do UI to save my life. I mean, if I was stranded on an island and the only way to get off that island was the make a pretty UI, I’d die there.”

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interessante intervento di Linus Torvalds a un Ted: la sua versione dei primi passi di Linux è affascinantenella seconda parte Linus parla della differenza tra i diversi tipi di persone, a partire dalla differenza tra sviluppatori e commerciali: qui la trascrizione
“Quello che sto cercando di dire è che siamo diversi. Io non sono una persona socievole; non è qualcosa di cui sono particolarmente fiero, ma è parte di me. E una delle cose che mi piace davvero dell’open-source è che permette davvero a persone diverse di lavorare insieme. Non è necessario che ci piacciamo – e a volte non ci piacciamo proprio. Davvero, voglio dire, ci sono grosse discussioni. Ma in realtà non si tratta nemmeno di accordo o disaccordo, è solo che siamo interessati a cose molto diverse.
Tornando al punto di prima, quando ho detto che avevo paura che i commerciali approfittassero del nostro lavoro, si è scoperto molto rapidamente che quei commerciali erano proprio belle persone. E hanno fatto tutte le cose che noi non eravamo affatto interessati a fare, avevano obiettivi completamente diversi. E hanno usato l’open-source in un modo che io non condividevo. Ma, dato che era open-source, potevano farlo, e in effetti funziona davvero splendidamente insieme.
E io in realtà penso che è necessario avere la gente-gente, i comunicatori, la gente calda e accogliente che vuole veramente abbracciarti (Risate) e coinvolgerti nella comunità. Ma questo non va bene per tutti. E soprattutto non va bene per me. A me interessa la tecnologia. Ad esempio ci sono persone che hanno a cuore l’interfaccia utente. Io non sopporto le interfacce utente. Voglio dire, se fossi bloccato su un’isola e l’unico modo per lasciare l’isola fosse sviluppare una bella interfaccia utente, morirei lì!”

 

partiti con scratch!

ieri siamo partiti con la formazione dei ragazzi della iv c alla scuola elementare di piazza sauli: installata l’ultima versione di scratch su tutti i pc dell’aula informatica, abbiamo lavorato per un’oretta, iniziando a familiarizzare con il programma

i ragazzi sono stati contenti e hanno reagito benissimo: qualche problema di “gestione della classe” è stato dovuto solo al loro travolgente entusiasmo e alla voglia di comunicare a me e agli amici le loro scoperte – mi fa però riflettere il fatto che, forse ancora più che nelle materie tradizionali, resta forte il rischio di un “divide”, in questo caso tra bambini provenienti da famiglie “digitali” e non

anche la differenza tra ragazzi più svegli e ragazzi più “lenti” rischia di essere maggiormente evidenziata nel confronto con le nuove tecnologie – faremo altre lezioni e proveremo a migliorare anche nell’attenzione da dare (anche qui) agli ultimi

chi sono i criminali della rete

matrix-neo-hackerprovo a spiegare in termini semplici: una società privata sviluppa un software che consente di spiare gli utenti della rete, il programma utilizza anche “bachi” di prodotti utilizzati da tutti (come adobe flash) scoperti dalla società e utilizzati a insaputa anche dei produttori – normalmente i bachi scoperti vengono diffusi in rete in modo che ognuno possa prendere i relativi provvedimenti, mentre in questo caso (e altri) il baco viene usato per penetrare nei sistemi degli utenti

la società vende il suo software a quasi tutti i governi del mondo, inclusi quelli sottoposti ad embargo onu: ovviamente in prima fila i governi più impresentabili e tutti i campioni delle dittature, ma sono presenti anche governi democratici, tra cui il nostro (tra l’altro ci sono anche imbarazzanti aiuti dei servizi segreti italiani alla società)

qualcuno (bravo) penetra nei server della società, preleva tutti i file, le password, i messaggi di posta elettronica, controlla per settimane le attività degli spioni, ne registra addirittura le sessioni video e poi distribuisce tutto in rete
in rete finiscono così le fatture pagate agli spioni, l’elenco dei clienti, le mail personali, e soprattutto il software così apprezzato dai regimi repressivi del mondo – per alcuni giorni il software utilizzato è a sua volta utilizzato per mandare in giro sulla rete informazioni sugli spioni e sui loro clienti

il giorno dopo la pubblicazione numerosi altri criminali informatici aggiornano i loro virus e usano il software-spia per i loro loschi fini (come dice attivissimo, “è l’equivalente di scoprire una malattia e tenere per sé la cura per farci dei soldi”) – entro qualche giorno i produttori di software “bacato” e i produttori di antivirus aggiorneranno le loro protezioni, “bruciando” definitivamente tutte le potenzialità del software di spionaggio

riflessioni sfuse:
– non fidarsi mai (paolo attivissimo ci consiglia alcune regole base di sicurezza)
– non fidarsi neanche di chi si proclama esperto di sicurezza
– la trasparenza è l’unica sicurezza e a volte neanche basta
– chi produce software del genere dimostra un’imbarazzante sicumera e un assoluto dilettantismo, non rispettando nei loro sistemi neanche le regole elementari della sicurezza, come usare password diverse per servizi diversi (a roma diciamo “peracottari“)
– ancora più imbarazzanti le posizioni dei governi, che nella loro ignoranza, si affidano a peracottari per controllare i propri cittadini, e non solo
– la rete a volte crea gli anticorpi per correggere le storture del suo utilizzo
– i nostri dati in rete non sono mai completamente sicuri
– sarebbe importante sostenere i progetti che tentano di garantire la sicurezza degli utenti: sistemi come tor o simili sono importanti per la libertà degli utenti, non solo in regimi repressivi, ma anche nelle nostre “democrazie”

tra il tragico e il ridicolo le reazioni della società peracottara ” Abbiamo perso la capacità di controllare chi utilizza la nostra tecnologia. Terroristi, estorsori ed altri possono implementarla a volontà. Crediamo sia una situazione estremamente pericolosa, è oramai evidente che esiste una grave minaccia» – come se fosse molto diverso essere intercettati a nostra insaputa dai servizi segreti sudanesi (o cinesi o russi o italiani) o da altri tipi di criminali

maggiori dettagli qui qui e qui

informatica per gli anziani in garbatella

freegarbatella

d’accordo, la foto non c’entra molto, ma si tratta di un fatto che riguarda la nostra garbatella: da martedi 24 settembre al centro anziani di via pullino riparte la “palestra informatica” gestita da informatici senza frontiere

martedì e giovedì pomeriggio gli anziani del quartiere troveranno cinque postazioni con installato software libero e una connessione internet e qualche volontario di isf che darà supporto sull’uso del computer e di internet

saranno anche tenuti brevi momenti di formazione sulle tematiche che maggiormente interessano gli over-60: posta elettronica, facebook, internet, i motori di ricerca, come viaggiare usando internet, i siti istituzionali come comune o inps, telefonare con skype etc

vi aspettiamo

 

open data day marche 2013

all’interno dell’open data day,un evento mondiale, come gruppo open data dell’università di camerino abbiamo organizzato un evento nelle marche: sabato a tolentino nel castello della rancia ci confronteremo con varie realtà della regione

enti locali, università, associazioni e aziende interverranno sul tema degli open data – sarà anche l’occasione per verificare la possibilità di attivare progetti comuni tra le diverse realtà

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Finalmente una Rete per l’open source professionale!

layout_set_logopiù di un anno fa con flavia marzano e marco ciarletti iniziammo a raccogliere intorno all’idea aziende provenienti da tutta italia –  il 19 febbraio finalmente si presenta a roma la rete italiana open source (rios), un ecosistema di imprese che hanno deciso di mettere in comune esperienze, risorse e servizi professionali sui prodotti open source

le realtà che hanno deciso di aggregarsi sono system integrator e maintainer di prodotti open con oltre 450 addetti – il nuovo soggetto può offrire una gamma completa di soluzioni, godendo dei benefici dell’open source senza rinunciare a sicurezza, servizi e garanzia di soluzioni di livello enterprise

rios sposta l’asse dalla competizione alla collaborazione, mettendo a disposizione del mercato  soluzioni integrate, un’esperienza  ventennale nel mercato ict, l’utilizzo di metodologie agili di progettazione e sviluppo

la rete sta partendo: il 19 febbraio l’annuncio ufficiale alla stampa: qualcun altro vuole partecipare?