lettura e mafie

l’istat ha pubblicato i dati sulla percentuale dei lettori italiani per regione

le quattro regioni con meno lettori sono le stesse in cui più forti sono le influenze delle diverse mafie, ed io mi chiedo: qual è la causa e quale l’effetto?

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diventare uomini

fin da piccolo, dopo essere stato “educato” dalle amiche/compagne femministe, mi colpiva il fatto che il sessismo fosse diffuso ovunque, anche in quei gruppi umani, come ad esempio la sinistra extra-parlamentare, dove mi aspettavo di non trovarlo – compagni dalle posizioni politiche avanzatissime si trasformavano (-avano?) spesso in trogloditi con la clava quando ci si spostava sulla pratica del rapporto con le donne

questa incredibile incoerenza attraversa ancora oggi quasi tutta la sinistra, a dimostrazione che l’unica rivoluzione avvenuta nella seconda metà del novecento, quella femminista, deve ancora essere digerita dalla nostra metà del cielo

a riflettere sul sessismo ci aiuta un bel libro dal sottotitolo “relazioni maschili senza oppressioni”: lorenzo aiuta noi maschietti a vedere come tutti i grandi eventi della nostra vita siano influenzati dal sessismo – viaggiamo così dall’infanzia all’adolescenza alla maturità ritrovando nella nostra vita i modelli negativi che, spesso incompresi, ci hanno influenzato

ho trovato particolarmente interessante la descrizione dell’adolescenza, di quel periodo in cui noi maschietti dobbiamo trovare la sintesi tra la donna angelicata della letteratura e dei primi amori e il modello femminile suggerito dalla pornografia – ricordo qualche anno fa la difficoltà di provare a spiegare a mio figlio quanto fosse importante riuscire a capire, a vivere nei rapporti quotidiani, ciò che le nostre compagne urlavano già  anni fa: “né puttane né madonne, solo donne”

e poi è importante riflettere su come facciamo i padri e quanto a volte siamo ancora involontariamente portatori di valori sessisti che rischiamo di passare ai nostri figli – il messaggio del libro che più mi ha colpito è proprio la necessità di un continuo lavoro di analisi su sé stessi, per evitare di essere ingabbiati in quel modello di “eterosessualità standard” che ci obbliga ad essere confinati “in un mondo di virilità, mascolinità, machismo, maschilismo, prepotenze, razzismi vari e che mi pone sempre obiettivi irraggiungibili. Il tutto mentre mi istupidisce raccontandomi che tutto ciò è innato, immutabile, perché è, con la più ipocrita delle parole, naturale.”

PS: oggi, finito di scrivere la recensione, sono andato in piscina a nuotare: nello spogliatoio due padri lavavano  e divertivano due bambini sotto l’anno con cui erano andati in acqua … che tenerezza, mi sono commosso … c’è speranza anche per noi maschietti!

“Quest’ultimo è un compito che deve assumere soprattutto l’uomo etero, perché in una società sessista nessuno nasce antisessista: lo si può solo diventare, e dopo un lungo lavoro su di sé che non può dirsi mai concluso definitivamente.”

“Molti uomini cominciano a imparare le regole di quel sistema patriarcale quando gli mettono il grembiule azzurro e non rosa, quando gli spiegano che ci sono le cose da maschio e le cose da femmine, quando ascoltano e quindi usano un linguaggio sessista pensando che siano solo parole, quando devono dimostrare a tutti di essere “veri uomini” – e così per tutta la vita. Poi diventano padri e non comprendono che la paternità è una grandissima occasione per scardinare quel sistema che prevede solo due possibilità eterosessuali e confina tutte le altre all’anormalità, allo schifo, alla mostruosità, alla discriminazione; continuano a trasmettere quelle costrizioni che hanno insegnato a loro.”

“Il corpo del padre è uno dei tanti luoghi da cui potrebbe partire una rivoluzione antisessista. Il luogo comune che “i figli ti cambiano la vita” serve ad esorcizzare quello che davvero cambierebbe le cose: che i figli cambiassero te, non la tua vita. Non è solo questione di pannolini, di pappe da preparare oppure di tempo da sacrificare. Si tratta di trasformarsi per il bene dei propri figli e figlie. Trasformarsi perché non si nasce antisessisti, quindi si tratta di giocare in contropiede. Si tratta di sopportare le risatine dei conoscenti, certi sguardi dei padri (e delle madri) dei compagni di scuola, la violenza verbale di tanti sempre pronti a rovesciarti i loro rozzi insulti (e le loro raffinate ipocrisie).”

“Disertare il patriarcato è uscire, smarcarsi da ranghi, divise, uniformità imposte legate all’immagine e al ruolo del macho, dell'”uomo vero”; consolidare relazioni non violente o gerarchiche, confrontarsi col percorso e col mondo femminista, gay, queer; abbandonare frustranti privilegi di genere, storicamente ben determinati oppure scatenati al momento per opportunità politica, per costruirsi libertà non fondate su abusi e sorprusi.”

 

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inedito

sotto il vestito buono
preme l’esuberanza onesta della carne (tese
le cuciture sulle spalle)
ed è facile immaginare quel corpo
muoversi sotto il cielo vastissimo del grano di maggio,
stare nella compattezza
di un’esistenza sola
sotto il peso del cielo,
sentire il peso del cielo
e una valenza come di moltitudine che non va indagata
mamma, se dal centro del grano risale
lo stridore meccanico della tua morte
immatura come il grano di maggio
e perdonata
come si perdona un papavero
nella solitudine del grano,
come si perdona la vita
che non conosce altro che se stessa

(poesia di maria grazia calandrone)

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anche la mia società di gestione è differente

da anni sono socio di banca etica e sono felice di usare una banca che so che non investe i soldi per armi, petrolio o derivati – ho un piccolo investimento e l’ho messo nella società di gestione etica sgr, collegata a banca etica

oltre ad investire in aziende certificate come “etiche” e in obbligazioni di stati “virtuosi”, il mio gruzzoletto mi ha anche garantito una variazione positiva di oltre il 25% in 10 anni, superando brillantemente anche la crisi finanziaria del 2008-2009: un ottimo risultato!!

e guardate che bello ricevere questi auguri:

davvero la mia banca è differente!

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il capitale umano

ho letto il libro incuriosito da un film italiano che riprende la storia da un libro americano – la storia racconta gli eventi che coinvolgono due-tre famiglie legate prima e poi separate dagli affari

una delle famiglie vive nel mondo della finanza di rapina di questi anni, l’altra nel declino di un’agenzia immobiliare che ha visto anni migliori – unite prima anche dal fidanzamento dei due figli, le storie si intrecciano per un incidente notturno che stravolge le vite di tutti

come troppo spesso accade in questi anni, i personaggi maschili sono tutti negativi, travolti dal lavoro e assenti a sé stessi – poco meglio le donne della storia, che almeno si interrogano sul senso di ciò che accade

il libro scorre verso la soluzione lasciando poco scampo ai suoi personaggi, che nel migliore dei casi possono sperare di trovare qualche piccola oasi di serenità nel flusso degli avvenimenti che non controllano

“Non sognava più che sarebbe diventato un regista, ma s’illudeva che puntasse a qualcosa di più che a quel mosaico preconfezionato di tipiche doti di maschio americano. Ora, però, aveva capito. Non puoi avere dei sogni per gli altri. Neanche per i tuoi figli. Soprattutto per loro.”

“Quint le aveva parlato dei loro avvocati, ma non avrebbe saputo come riconoscerli. Di questi tempi non era facile farsi un’idea delle persone dall’aspetto fisico. Aveva conosciuto amministratori finanziari che potevi scambiare per chitarristi di una speed metal band, registi indipendenti che avevano l’aria di professori di scienze.”

 

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emozione sulla metro

ieri mattina al solito la metro era strapiena: salgo e mi metto a leggere il mio ebook – la gente chiacchiera a gruppetti commentando le condizioni da carro bestiame, ma lo fa in modo simpatico, sentendo la solidarietà di chi si trova in una situazione comune, senza azzannarsi reciprocamente come a volte avviene

davanti a me sulla sinistra una ragazza bionda chiacchiera con una signora bassina con una giaccavento beige – finalmente arriva cavour e ci prepariamo ad uscire (l’ultima carrozza si svuota a cavour, come sanno bene gli esperti di metro)

le porte si aprono e iniziamo ad uscire, escono le due che chiacchierano, io le seguo e … improvvisamente la signora in beige mette il piede nello spazio tra vettura e banchina e inizia a cadere

la ragazza la prende per la mano, ma non può tenerla, io la vedo davanti a me continuare a scendere, penso “non è possibile, non ci può passare”, ma intanto quella scende … allora la prendo sotto le ascelle con decisione e la tiro su, rimettendola di forza sulla banchina – non ho avuto neanche il tempo di pensare che potevo farle male: ho pensato che poteva rimanere incastrata e ho agito d’istinto

la signora “salvata” ci dice poi che aveva sempre avuto paura di cadere lì, perché sa che ha il piede piccolo, poi ci ringrazia tante volte mentre tutti ci avviamo verso l’uscita, con il sollievo di un pericolo scampato – esco su via cavour e solo allora la tensione si scioglie in commozione e in qualche lacrima

poi si entra al lavoro

(lupi: ricordate la ba?)

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riflessioni sul lavoro – ManagerZen

Riflessioni stimolanti all’incontro (ridotto) MZ di novembre sul lavoro.

Myriam ci aggiorna sulla sua certificazione come BCorp citando esempi interessanti come ad esempio Invento a Milano o il progetto chilometro verde

Pina ci racconta a voce le riflessioni sulla Cina che ha scritto anche nel suo breve documento. Riporto brevemente i miei appunti: Cina specchio del nostro futuro, immagine di produzione di bassa qualità decentrata, sovraffollamento ovunque e quindi sgomitare per avere spazio, poco spazio fisico ma tutti immersi nello spazio virtuale degli smartphone, realtà fisica inesistente perché nessuno la guarda, una app per ogni necessità sostituisce i contatti personali, Shanghai come esempio di una realtà moderna che distrugge i quartieri storici, di notte filmati proiettati sui grattacieli ma di giorno appare la realtà degradata, se la Cina è il nostro futuro cosa ne è del lavoro? Per noi il lavoro è identità e ruolo sociale, vedi conferenze casa della cultura di Francesco Varanini, lavoro vero e lavoro finto, ci troveremo con stipendi favolosi per chi gestisce le piattaforme e gli altri solo con reddito di cittadinanza / inclusione? Interessanti le riflessioni di Spaltro sul lavoro del futuro come contenitore vuoto. Mio figlio fa insieme il musicista e il magazziniere, ma forse fa il magazziniere per poter fare il musicista, il lavoro oggi è spezzettato e non dà più né sicurezza né ruolo sociale e noi come generazione non capiamo quel tipo di lavoro

Beppe: dobbiamo tenere conto di due elementi, il primo è il lavoro “spezzettato” che è oggi lo standard in tutto il mondo e il secondo è il fallimento dell’idea del ‘900 di poter “lavorare meno”

Pina: l’identità della nostra generazione era basata sul lavoro, ora come si fa con il lavoro (i lavori) di oggi?

Myriam: ma dobbiamo chiederci se era giusto far coincidere l’identità col lavoro? Secondo me no, sbagliavamo. E’ vero che all’estero poi sono molto più mobili, ma se ci pensiamo bene anche molti di noi da tempo fanno diverse attività contemporaneamente

Daniela: comunque sarebbe importante non perdere i diritti

Beppe: Rifkin dice che questo è solo il rodaggio di un cambiamento che deve ancora venire

Carlo: il relativo peggioramento che vediamo nei nostri paesi (per la prima volta i figli stanno peggio dei padri) è dovuto al relativo miglioramento di quello che era il terzo mondo, sono due aspetti della stessa medaglia: vedi l’immagine sulla distribuzione del GDP mondiale per aree

Beppe: nella mia esperienze nei paesi del Golfo ho verificato quanto sia difficile far star fermi i giovani professionalizzati, si tratta proprio di nomadismo, non hanno nessun attaccamento né alla località né all’azienda

Myriam: nomadismo, come le small houses americane, il movimento delle tiny houses

Beppe: uno dei problemi è che cambiare lavoro da noi è un disvalore, altrove no

Pina: dobbiamo imparare ad accettare il nuovo modo/mondo

Renzo: mi interessa la dicotomia globalizzazione / localizzazione, ma ricordiamoci che alcuni lavori non scompaiono e restano legati alla localizzazione, poi è vero che il doppio lavoro esiste da sempre, lo stato sociale non potrà più supportare le pensioni, il modello “nostro” è stato valido valido solo dagli anni ’60 del ‘900 al 2000 ora è tutto diverso

Carlo: io vorrei anche parlare delle nostre vite: ma noi che vogliamo fare? Vogliamo, cioè voglio inseguire un lavoro di successo oppure penso di passare al part-time per non fare un cazzo?

Beppe: la risposta la troviamo nella canzone Bitter Sweet Symphony dei Verve

Cause it’s a bittersweet symphony this life
Trying to make ends meet, you’re a slave to the money then you die.

No change, I can’t change, I can’t change, I can’t change,
but I’m here in my mold, I am here in my mold.
But I’m a million different people from one day to the next

Morale (?):

  • abbiamo generalizzato una “bolla”, una situazione particolare che è durata 40 anni e che non era sostenibile, e allora quale welfare per domani? E come attrezzarsi per la vecchiaia? Cohousing e residenze!
  • Smettere la retorica del lavoro fisso e dello stato sociale non più sostenibile, probabilmente in futuro ci saranno due livelli di lavori: uno al livello di sussistenza dignitosa (reddito di inclusione o simili) e gli altri elevati per chi vuole e può spendere il suo talento
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