lotto marzo

l’otto marzo quest’anno è lievemente diverso: proclamato uno sciopero delle donne da tutte le attività – “per questo il prossimo 8 marzo sarà uno sciopero in cui riaffermare la nostra forza a partire dalla nostra sottrazione: una giornata senza di noi. … Le forme tradizionali del lavoro e della lotta si combineranno con la trasformazione del lavoro contemporaneo – precario, intermittente, frammentato – e con il lavoro domestico e di cura, invisibile e quotidiano, ancora appannaggio quasi esclusivo delle donne, ancora sottopagato e gratuito.” (da nonunadimeno)

un modo interessante di rompere una certa ritualità della scadenza

a casa nostra a. (10 anni) dice alla madre: “giusto che tu faccia sciopero e che non mi prepari da mangiare, ma papà è all’estero e sono donna anche io … allora neanche io preparo da mangiare per te” … piccole femministe crescono!

new york 2017 – statistical commission

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viaggio alitalia, come sempre stretto di gambe … riesco a dormire comunque, ma mi sa che al ritorno mi compro un posto di quelli comodi!

sempre emozionante lavorare con 500 persone di 200 diverse nazioni, 200 colori, governi, bandiere, simboli sacri, vestiti diversi – quest’anno poi la sessione plenaria si tiene per la prima volta nella sala dell’Assemblea Generale: che emozione stare nella sala che ha visto parlare e scontrarsi grandi della storia, papi, dittatori, presidenti!

il fatto di stare da quattro anni una settimana a marzo qui a nyc dà un’aria di consuetudine, di familiarità alle attività quotidiane: la metro da casa di laura alla 42nd, la camminata ad attraversare manhattan dalla 8th alla 1st, lo stesso palazzo dell’onu con le sue stanze di riunione, i suoi bar pieni di gente, i delegati multicolori – bello, mi piace e mi ritengo fortunato a poterlo vivere

cinque donne amorose

CinqueDonnenel ‘600 in giappone si assiste a un veloce sviluppo economico, gestito nella dialettica tra shogunato e impero; nuove classi si affacciano alla ricchezza, le città crescono, la capitale raggiunge un milione di abitanti, i nuovi ricchi ricercano il piacere nei “quartieri gai” dove trovano raffinate cortigiani e splendidi ragazzi con cui soddisfare i sensi

in questo clima saikaku ihara scrive i suoi romanzi, dopo aver scritto per anni poesie haikai – le cinque donne si presentano in cinque racconti dove l’amore e l’attrazione sessuale sono quasi sempre causa di sventura, disgrazia e morte

l’aria è rarefatta, la scrittura lieve, il giudizio moralistico si aggiunge allo sguardo beffardo del narratore che sembra prendere in giro la morale dominante della sacralità del matrimonio – racconti pieni di riferimenti difficili da comprendere alla cultura giapponese, ad esempio ai vestiti complessi e raffinati dell’epoca

i protagonisti vivono le loro vite in balia di passioni proibite che non sanno dominare né gestire, tra viaggi propiziatori, austeri monasteri e situazioni boccaccesche – un piacevole sguardo su un’epoca e una civiltà spesso da noi sconosciuta

“La città di Murotsu è un porto grande e attivo dove le navi si riposano sui cuscini delle onde primaverili coi loro pesanti carichi di tesori.”

“C’era un uomo che aveva appreso l’instabilità delle cose dalle casse da morto che fabbricava.”

“Trascorsero tutta la notte in voluttuosi allettamenti e all’alba si dissero addio, con il rimpianto di non aver potuto esaurire le confidenze di quel loro incommensurabile amore. Così accade perché il mondo è il regno dell’infelicità .”

il dilemma dell’onnivoro

mpbel libro molto documentato sulla alimentazione dell’uomo moderno, specialmente americano – viene analizzata a fondo la dipendenza del sistema industriale u.s.a. dal mais e la ubiquità di questo cereale

si sottolinea lo stretto legame tra dipendenza dal mais, politiche agricole, profitti del complesso industriale alimentare e problemi di salute dei consumatori (obesità e non solo) – allo stesso modo viene seguita la catena della produzione di bovini da allevamento, con la triste sequenza di trattamenti spesso “inumani”

si raccontano anche realtà alternative che tentano una gestione più equilibrata delle risorse e della produzione, realtà sperimentate direttamente dall’autore – infine una esperienza di caccia, anche qui con riflessioni sui vari aspetti dell’uccisione diretta di animali, comparata con la vita degli animali in cattività

giusto il richiamo dell’autore all’importanza di dare maggiore attenzione a cosa mangiamo e anche a cosa mangia cosa mangiamo

“Mentre le altre piante domestiche riescono in qualche modo a riprodursi senza assistenza, il mais, con la sua spiga così particolare, nel corso della sua evoluzione si è gettato completamente tra le braccia del genere umano. A non poche società del passato l’adorazione del mais è parsa cosa giusta, ma forse dovrebbe essere l’esatto opposto: per la pianta siamo noi gli esseri indispensabili.”

“L’industrializzazione violenta degli animali in America è un fenomeno abbastanza nuovo, circoscritto ed evitabile: nessuna altra nazione al mondo alleva e macella le bestie con i nostri procedimenti così intensivi e brutali. Allo stesso modo, nessun’altra società è mai vissuta così distante dalle specie di cui si nutre. Se le pareti dell’industria delle carni diventassero trasparenti, in modo reale o metaforico, smetteremmo presto di nutrire, uccidere e consumare gli animali come facciamo ora.”

ankara, occam e kiss

oggi giornata finale del training, come al solito escono le cose più interessanti: docente e discenti si sono studiati e sanno cosa possono / vogliono ottenere uni dall’altro – interessante una discussione sulla progettazione di db/dw, sugli “stili” di progettazione e sulla libertà del progettista
quando mi hanno chiesto quali sono i principi di una buona progettazione mi sono scappate due citazioni: il rasoio di occam e kiss (keep it simple stupid) –  principio kiss scatena giustamente i sorrisi, ma la soddisfazione della citazione in latino (entia non sunt multiplicanda praeter necessitatem) … non ha prezzo!

ankara 2017

ancora (ankora?) ad ankara per tenere un corso di formazione sulla progettazione dei data warehouse, si lavora al locale ministero delle finanze – l’arrivo ad istanbul è funestato da una fila di un’ora ai passaporti, dove si impara che non solo.gli italiani si intrufolano nelle file (rischiamo una rissa in venti lingue!)
stranamente ancora non si è risolto il problema dell’ora ufficiale: questa estate, al rientro dall’ ora legale, il governo ha deciso di lasciare l’ora così, spostandosi di fatto da gmt+2 a gmt+3 – secondo alcuni lo spostamento è un messaggio politico, in questo modo la turchia si “avvicina” alla russia e adotta quello chiamato “standard arabic time”, allontanandosi dall’europa

insomma la politica internazionale fatta con le lancette – lo strano è che i sistemi automatici non seguono la regola, per cui cellulari e computer (e anche molti siti) continuano a dare l’ora “vecchia”, creando il caos tra tutti i viaggiatori che arrivano in turchia

perché succede? semplice incuria? la decisione è ancora considerata temporanea? oppure si tratta di una resistenza politica all’islamizzazione? 

ultimo giro

Ultimo giro alla Chiesa di Costantino Lips,gwyneth_lewis
che aveva sette absidi e tre navate,
davvero inusuale. Come la mappa del corpo

sbilanciata sul cervello: sesso deforme,
collo sottile, membra trascurabili,
punte delle dita a spatola, codice tangibile

di come è la vita. Nel parco di Piazza
Taksim: “Madame, mica sono un cannibale,
voglio solo inviarle un kilim

della mia provincia natia”. E come una stupida io
l’ho lasciato fare. Non ci sono lettere mute
in turco, ed era così affabile…

I miei giri, noterete, non contengono errori,
per perdersi è necessaria una guida.

Gwyneth Lewis – L’albero dei passeri (Elliot, 2016)