data architecture meeting

con il progetto “Data Architecture” nel 2017 cerchiamo di definire una architettura dei dati da condividere tra gli Istituti di Statistica di tutto il mondo – in questo “sprint” meeting per il 2017 troviamo gente da Nuova Zelanda, Messico, istituzioni ONU ed europee, Francia, Inghilterra, Olanda e ovviamente Italia

come al solito ogni nazione ha portato i suoi “lollies”, dolcetti vari che aiutano ad addolcire gli sforzi di concentrazione – come sempre, tutti gli stranieri restano affascinati da Roma, impareggiabile a maggio, anche con un tempo ballerino come in questi giorni

anche in questo meeting abbiamo usato mille postit per fissare le idee, confrontarle, raggrupparle e prendere qualche decisione – divertente una mattina scoprire che la solerte donna delle pulizie aveva pensato bene di buttare tutto e di lasciare una bella scrivania pulita, senza tutti quei bigliettini! (fortuna che li avevamo fotografati …)

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lunga è la notte di peppino

Lunga è la notte e senza tempo.

Il cielo gonfio di pioggia

non consente agli occhi di vedere le stelle.

Non sarà il gelido vento a riportare la luce,

né il canto del gallo,

né il pianto di un bimbo.

Troppo lunga è la notte,

senza tempo,

infinita.

(poesia di peppino impastato, ucciso dalla mafia 39 anni fa – stavamo nello stesso partitino, avevamo molte idee in comune, ma la sua notte è iniziata troppo presto)

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quanto tempo per viaggiare nell’impero romano

guardate che bella mappa: indica i giorni di viaggio necessari a raggiungere i principali centri dell’impero romano – pensate che insieme alle persone spesso viaggiavano anche le notizie e ovviamente le merci

che differenza con il nostro mondo iperconnesso in tempo reale … e che bello leggere “in July”: quando la natura influenzava molto di più le nostre vite!

(dal sito brilliantmaps mappa a cura dell’ORBIS – Stanford: visto come può essere bello studiare storia?)

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guerra e pace

guerraepaceil capolavoro di tolstoj, più di 1300 pagine di e-book, è un fantastico affresco dei primi anni dell’800 in russia con descrizioni accurate sia dei modi di vita che di alcuni grandi avvenimenti storici, come le battaglie di austerlitz e borodino

decine di personaggi affollano la scena e intrecciano le loro vite con altre vite e con i grandi eventi delle guerre napoleoniche – la gestione della trama è affascinante, il lettore viene portato a conoscere, amare e odiare i protagonisti, a loro volta sballottati dai grandi eventi della storia

e i grandi eventi sono dipinti a fondo, dandoci per esempio modo di “vivere” la battaglia di austerlitz da molti punti di vista, in modo che resti poi impressa per sempre nella nostra memoria – effetto collaterale del libro: numerosi approfondimenti cercati in rete sul periodo napoleonico e sulle sue guerre, a partire dall’invasione della russia

tra i protagonisti ho amato soprattutto pierre, con la sua ingenua voglia di cambiare il mondo e i suoi entusiasmi, e natasha con la sua eterna capacità di risorgere e trovare la sua strada per la felicità

unica pecca del libro: tolstoj diventa insopportabile quando discute bislacche teorie storiche sul movimento dei popoli da occidente  a oriente – decine di pagine che un po’ rovinano il libro e sembrano davvero un didascalico corpo estraneo, quasi un delirio da maniaco autodidatta

“Nataša, rimasta sola col marito, conversava anche lei come si conversa soltanto tra marito e moglie, cioè comprendendosi e comunicandosi i reciproci pensieri con una straordinaria chiarezza e rapidità, per una via contraria a tutte le regole della logica, senza la mediazione di ragionamenti, sillogismi e deduzioni, in un modo tutto particolare.”

“Quando Pierre cominciava a dimostrare, a parlare in modo ragionevole e pacato e quando lei, lasciandosi trascinare dal suo esempio, cominciava a fare altrettanto, sapeva che la conversazione sarebbe sicuramente sfociata in un litigio.”

“Gli afferrò una mano con la sua piccola e ossuta, gliela scosse, lo fissò con quel suo sguardo rapido che pareva vedere l’uomo in trasparenza e scoppiò nuovamente nella sua fredda risata.”
“Milioni di uomini, rinunciando ai loro sentimenti umani e alla loro umana ragione, dovevano andare da occidente a oriente e uccidere i loro simili, così come secoli prima altre folle di uomini erano andati da oriente a occidente per agire all’identico modo.”

“Quando una mela è matura e cade, qual è la causa che la fa cadere? Perché gravita verso la terra, perché il picciolo si secca, perché viene prosciugata dal sole, perché diventa più pesante, perché il vento la scuote? Forse perché il bambino che sta lì sotto ha voglia di mangiarsela? Nulla, in sé, di tutto questo, costituisce la vera causa.”

“E cosa c’è di là? Chi c’è di là? Laggiù, oltre quel campo, e quell’albero, e quel tetto illuminato dal sole? Nessuno lo sa, e invece si vorrebbe saperlo. Oltrepassare questa linea fa paura, e nello stesso tempo vorremmo passarla, e si sa che presto o tardi dovremo passarla e sapere cosa c’è di là, dall’altra parte della linea, così com’è inevitabile sapere prima o poi cosa c’è dall’altra parte, al di là della morte. Eppure ora sei forte, sano, allegro, eccitato, e circondato da altri uomini sani, inquieti, eccitati come me”

“«Che cosa odiare? Per quale ragione dobbiamo vivere? E io che cosa sono? Che cos’è la vita? Che cos’è la morte? Quale forza guida tutto?» si domandava Pierre. E non trovava risposta ad alcuno di questi interrogativi, tranne una sola illogica risposta, che per contro non rispondeva affatto a queste domande.  «Morirai e tutto sarà finito,» diceva questa risposta.”

” … voleva abbracciare l’amico, ma Nikolaj si tirò un po’ indietro. Con quella particolare inclinazione dei giovani, che hanno paura delle strade battute, e vogliono manifestare i propri sentimenti senza imitare gli altri, in modo nuovo e non come li manifestano, spesso ipocritamente, gli anziani, Nikolaj avrebbe voluto far qualcosa di speciale incontrandosi, con l’amico: avrebbe voluto dare a Boris un pizzicotto, uno spintone, ma non scambiare un bacio, come facevano tutti.”

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Animae ludentes

Voi che nella luce del giorno
sotto la mia finestra
mimate allegri l’età adulta
continuate vi prego le vostre prove
perdonate l’atto impuro
di chi di voi voleva
fare materia di canto
senza di voi capire
il come il quanto
l’allegria.

(Giuseppe Bertolucci, 1968)

 

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Starnone sulle innovazioni: stilografiche, penne a sfera, computer ed e-book

Ieri una interessante presentazione di Domenico Starnone a Moby Dick in Garbatella, dove si è piacevolmente parlato di vari libri dello scrittore. A una domanda su cosa pensasse delle nuove tecnologie, dell’uso che ne fanno i ragazzi e degli ebook, Starnone ha dato questa bella risposta.

“Devo fare una premessa, io ho fatto l’insegnante per molti anni e la conseguenza è che la mia forma mentale è stata plasmata da questa esperienza. Io ho sempre pensato nel male e nel bene che quello che fanno i giovani è interessante, anche quando si diceva “è terribile, è spaventoso”, anche perché ho fatto una serie di esperienze nella mia vita che mi dicono che lamentarsi del nuovo è sempre sbagliato! Io sono stato bambino quando si scriveva con il pennino, nel banco c’era un buco e la mattina il bidello versava l’inchiostro, la conseguenza è che io ho scritto a 6, 7 ,8 9, 10 anni con questo movimento: il pennino che va verso il buco dell’inchiostro, si riempie e poi scrivo alcune lettere  … grazie al pennino, grazie all’inchiostro, le lettere vengono benissimo, negli anni Venti c’erano dei manuali che recitavano così: “la Calligrafia è la porta per ogni impiego”, quindi se non hai una scrittura bella ti puoi scordare il lavoro. Benissimo, poi che cosa accadde? Negli anni ’50 irrompe la penna a sfera. Anche se sembrano sciocchezze, la penna a sfera è stata, e non per un mese o due, ma per anni, il demonio! Perché? Innanzitutto non si potevano fare più quei ghirigori, voi sapete come si scriveva prima la D di Domenico? prima un anello, poi si scendeva fino a fare un occhiello, poi si andava a destra, si tornava su e si finiva con un bel ghirigoro. La D di Domenico con la penna a sfera: trattino – curva. Questa cosa era l’orrore allo stato puro. Se voi andavate a fare un concorso, il mio primo concorso è stato un concorso per le biblioteche, dovevate scrivere con la penna stilografica, perché se non scrivevate con la penna stilografica il compito non veniva neanche corretto. Non vi dico poi le conseguenze sulla scrittura, perché si diceva che con le penne stilografiche il pensiero era più denso, mentre con le penne a sfera il tempo del pensiero era accorciato, perché non tiravo più su la penna e il cervello non lavorava più bene come dovrebbe. Se guardate il dibattito sull’avvento della scrittura con il computer, è la stessa cosa. Intellettuali di tutti i tipi, gente super pensosa ha scritto pezzi di cui spero che oggi si vergogni, che con l’avvento del computer la letteratura era finita. Perché? Perché non c’erano più le sette-otto copie a mano, perché con la penna si pensava di più e con il computer non si pensa. In realtà prima lo scrittore  sostituiva una parola due-tre volte, adesso una parola la sostituisce 12, 13, 15 volte, ha tutto il tempo che vuole, data la comodità del computer. E poi c’è anche uno straordinario contributo alla liberazione femminile: voi pensate che la povera moglie di Tolstoj ha ricopiato Guerra e Pace sette volte, voi capite che cosa è successo nella vita delle mogli degli scrittori. Così abbiamo perso le belle lettere ricamate che si facevano con il pennino, ma abbiamo acquistato altre cose, una maggiore velocità, anche semplicemente delle comodità. I vicini di casa di uno scrittore che si alza alle quattro del mattino per scrivere non deve più sentire quel rumore di ferraglia che viene dalla Lettera 22, sente al massimo un lievissimo rumore di nacchere, di uno che sta battendo sui tasti. Insomma il Kindle, in qualche modo demonizzato, è una cosa che finirà per affermarsi perché è comodo.”

Mi sono piaciute molto le affermazioni in grassetto, una chiara indicazione che anche dopo i settant’anni si può essere aperti al nuovo e si può evitare di lamentarsi delle novità! (nella registrazione ho perso qualche parola, ma i concetti più importanti sono ripresi letteralmente)

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la differenza di età tra Macron e signora

Riprendo da un post su Facebook di Matteo Bussola, che fino ad oggi non conoscevo. Mi ritrovo parola per parola!

“La sterile polemica sulla differenza d’età fra Macron e gentile signora dice molto di noi.
Ci dice che stiamo sempre lì, incapaci di distinguere tra amore e biologia. Che ci riesce ancora difficile da comprendere un fatto elementare: che una donna non è attraente in quanto (possibile) incubatrice di figli, ma lo è in quanto persona. Che il fatto di accettare serenamente uomini sessantenni che stanno con donne trentenni mentre facciamo fatica non tanto a tollerare, ma spesso anche solo ad immaginare il contrario, ci parla di come siamo tanto bravi a parlare di innamoramento, amore, parità, ma ci sveli infine come le nostre categorie sentimentali ci rendano persone che regolano (ancora) i propri legami affettivi solo sulla base della sessualità e della sessualizzazione di un corpo. Meglio: che non siamo capaci di accettare o vedere come un corpo di donna non più giovane possa invece esprimere una sessualità prorompente, forse più difficile da scorgere, come tutte le cose da intenditori che richiedono attenzione e cura, mentre con gli amori facili son buoni tutti. Che oltre alla sessualità esiste una cosa più sottile e difficile che si chiama: sensualità, e una ancora più rara che si chiama: intelligenza, e una preziosa oltre ogni limite che si chiama: complicità, che per fortuna non hanno età e si possono incontrare sempre. Che natura e cultura non sono categorie opposte, antitetiche, ma che in ogni caso l’amore non è per definizione dalla parte della natura, perché la natura non offre mai una scelta, mentre la costruzione di un amore, invece, lo è sempre. Che il problema che abbiamo non è tanto con la differenza di età, ma solo col diverso, con qualunque cosa si discosti dalle rassicuranti categorie di presunta “normalità”, dimenticando che se l’uomo si fosse fermato alla normalità, al noto, al già conosciuto, staremmo ancora tutti sull’albero. L’amore non ha niente di normale, con buona pace dei moralizzatori, è da sempre una cosa che accade in maniera insondabile, imprevedibile, non pianificata, ma quando c’è, quando lo senti, la scelta di alimentarlo – fra persone adulte e consenzienti – è sempre la più vera. L’unica che dovrebbe meritare rispetto, da parte di tutti. E invece ogni volta eccoci qua: a dire questo sì, quell’altro no, a fare le battutine su quando lei avrà ottant’anni e lui cinquantasei, a pesare i sentimenti degli altri col bilancino della statistica. A lastricare strade di dita puntate. Mentre l’amore se ne batte il cazzo proprio, vola oltre la disapprovazione altrui, le malignità, le battutine da caserma, abituato com’è, invece delle dita, a guardare sempre la Luna.
Che di anni ne ha quattro miliardi e mezzo, tanto per dire, eppure toglie ancora il fiato.”

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