(I can’t get no) Satisfaction

un bell’articolo su atlantic sulla “soddisfazione”: tutto inizia dalla famosa canzone dei rolling stones, spunto per riflettere sulle cose che ci danno “soddisfazione”

l’autore, arthur c. brooks, ci dice che spesso affidiamo la soddisfazione a grandi obiettivi, raggiunti i quali dopo pochissimo siamo di nuovo insoddisfatti e in cerca di obiettivi ancora più grandi

e allora prova a consigliare tre regole:

  1. Go from prince to sage
  2. Make a reverse bucket list
  3. Get smaller

“In truth, our formula, Satisfaction = getting what you want, leaves out one key component. To be more accurate, it should be:

Satisfaction = what you have ÷ what you want

All of our evolutionary and biological imperatives focus us on increasing the numerator—our haves. But the more significant action is in the denominator—our wants. The modern world is made up of clever ways to make our wants explode without us realizing it. Even the Dalai Lama, arguably the world’s most enlightened man, admits to it. “Sometimes I visit supermarkets,” he says in The Art of Happiness. “I really love to see supermarkets, because I can see so many beautiful things. So, when I look at all these different articles, I develop a feeling of desire, and my initial impulse might be, ‘Oh, I want this; I want that.’ ”

The secret to satisfaction is not to increase our haves—that will never work (or at least, it will never last). That is the treadmill formula, not the satisfaction formula. The secret is to manage our wants. By managing what we want instead of what we have, we give ourselves a chance to lead more satisfied lives.

Trovate l’articolo qui: https://www.theatlantic.com/magazine/archive/2022/03/why-we-are-never-satisfied-happiness/621304/

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chiamalo sonno

strana la storia di questo libro: l’autore dopo averlo scritto si è ritirato dalla letteratura e dalla vita attiva, scomparendo in campagna

riscoperto molti anni dopo, il libro è diventato oggetto di un vero culto da parte di molti lettori e critici

ambientato nella new york di inizio ‘900 è il romanzo di formazione di un ragazzino di una famiglia yiddish: la sua scoperta di altri mondi, di altre religioni e di altri modi di vivere al di fuori della claustrofobica realtà di un mondo chiuso su sé stesso

il libro non mi ha entusiasmato: sensazioni di déjà vu, l’ambiente delle famiglie ebree a ny troppo spesso letto in mille altri libri, quasi non esistessero a quei tempi altre comunità, uno stile ondeggiante tra realismo e sogno, troppi termini stranieri a fare inciampare la narrazione

“Gingilli messi nella impastatrice del desiderio – l’immaginazione la cazzuola, il capriccio il costruttore. Un muro, una torre, forti, sicuri, favolosi, che immunizzano lo spirito da un nugolo di frecce; la mente, l’esperienza, che taglia il flusso del tempo come una roccia taglia l’acqua. I minuti sgusciavano via, inavvertiti.”

“Da un lato, una barca con la vernice tutta vesciche marciva in silenzio nell’acqua; dall’altro lato, un barcone vuoto tirava le sue gomene gialle e grugniva contro il pontile. Su una banchina, due isolati più in là, le mascelle nere di una gru, sbadigliando, si tuffavano nella stiva di una chiatta del carbone e, gocciolanti, tornavano oscillando agli enormi depositi.”

“Le undici e mezzo e le undici e mezzo e tutto va bene… Dove? La sentinella, quella volta, in quel libro. Terza A, sì. Orologio. Da qualche parte l’avevo. Tutto mogio, l’orologio. Mai avuto. Ma – ruota – che cosa? Una volta… Una volta io… Dillo ancora e te lo ricordi. Tutto mogio – che stupidaggine! Perché lo dicono? Tutto mogio stava Ambrogio senza gloria né cicoria. Nel caffè. In una scatola bianca da otto centesimi, con i lati gialli. In una scatola. Scatola. Ieri. Dio, diceva, e più santo della luce ebrea col tizzone. E chi se ne infischia? Ma quel pesce, perché c’era quel pesce? Non son riuscito a leggere tutte le lettere piccine. Peccato non ci son riuscito. Scommetto lo dice. Le perle ti portavano fortuna, ha detto lui. Non c’è da aver paura di nulla. Chissà se le avessi!… “

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Mai dimenticare

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rinsegnateci

Rinsegnateci

i canti degli oranti
i gesti lenti
o ferventi
le formule
fauste

per disfarci
di culti turpi
(e sicari)
nello scarico
c’è cascato
(con i roghi
e la garrota)
il bambino
(eccoci qui
analfabeti
dell’animo)

dal canto mio
vado a un corso
di silenzio
(saldo in euro)

poesia di giacomo sartori

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compleanno 2022

e al solito, dopo capodanno, arriva il mio compleanno – sono abituato da sempre ad avere le due scadenze in cui si riflette sul passare del tempo l’una subito dopo l’altra

questo è anche il mio ultimo compleanno da lavoratore dipendente: il prossimo lo vivrò da “pensionato”

siamo andati con la famiglia al lago di castel gandolfo: una passeggiata di qualche chilometro e poi a mangiare da agnese, una ex-fraschetta dove si può mangiare (bene) all’aperto – le previsioni annunciavano per l’ora di pranzo un sole che non si è visto e così faceva freddino

abbiamo comunque mangiato, chiacchierato e festeggiato, con i tre figli, i due compagni e il nipote, che voleva in verità soltanto andare al “mare” a tirare sassi in acqua – nel pomeriggio rientro a roma e pennichella sacrosanta

la sera la canonica mousse di cioccolato, stavolta accompagnata “solo” da una bottiglia di champagne comprata prima delle feste

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natale 2021

un natale particolare: il 22 f sa che una delle persone con cui ha cenato la sera prima è positiva – scatta l’isolamento: f si chiude in camera nostra e la casa diventa improvvisamente ancora più piccola

io dormo sul divano e mi porto “di qua” le poche cose  indispensabili – i pranzi vengono preparati dai “sani” e serviti modello carcerati bussando alla porta con la mascherina – iniziamo a mangiare collegati in whatsapp, chiacchierando di tutto per salvare un minimo di socialità

ovviamente il natale va completamente riorganizzato: siamo tutti e due di turno con le “nonne” e la indisponibilità di casa nostra sballa i programmi di tre-quattro famiglie – alla fine ceniamo a casa di mia madre in cinque e spostiamo il pranzo di natale a monte porzio, lasciando a f casa “libera” per 24 ore

lascio f con spaghetti e vongole, ostriche e champagne, per compensare almeno in parte la solitudine – le sorelle vanno a dormire insieme a monte porzio: si confrontano su varie cose, la grande racconta alla piccola dei jethro tull e dei system of a down (tenerezza!)

stamattina una camminata da solo sotto la pioggia a salutare il tevere e a gustare un attimo di solitudine – poi si parte per i castelli dove pranziamo e scambiamo i regali solo con parenti di primo grado: da mia madre al nipote (più vari collegamenti online) … buon natale!

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il dilemma dello sconosciuto

bel libro di malcolm gladwell che affronta il problema della “comprensione dell’altro” – partendo da numerosi casi, anche famosi, di mancata comprensione

l’autore spiega alcuni comportamenti standard che tutti adottiamo, come la presunzione di onestà: questi comportamenti falliscono nei casi famosi descritti, ma gladwell ci spiega che, nonostante questi fallimenti, essi rendono comunque la vita più semplice nella larga maggioranza delle situazioni

colpisce l’inserimento con tesi decisamente innocentista, anche al di là della verità processuale, della studentessa amanda knox nell’elenco: colpisce perché mostra quanto siano diversi i punti di vista tra i due lati dell’atlantico e quanto sia difficile, appunto, “comprendersi”

“I capitoli che seguono intendono affrontare ciascuno un diverso aspetto del problema. Molti degli esempi, tratti dalla cronaca, sono tristemente noti. Alla Stanford University, nella California settentrionale, una matricola di nome Brock Turner conosce una donna a una festa e alla fine della serata si ritrova in arresto. Alla Pennsylvania State University l’ex vice allenatore della squadra di football studentesca Jerry Sandusky viene condannato per pedofilia, e il rettore e due suoi stretti collaboratori risultano complici dei suoi crimini. Leggerete di una spia che ha operato tranquillamente per anni tra le alte sfere del Pentagono, dell’uomo che ha smascherato il banchiere Bernie Madoff, della condanna ingiusta subita dalla studentessa americana Amanda Knox e del suicidio della poetessa Sylvia Plath. In tutti questi casi le parti coinvolte hanno puntato su una serie di strategie per tradurre le parole e le intenzioni altrui. E ogni volta qualcosa è andato storto.”

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Share living in extreme poverty (1820-2017)

Penso sempre che i numeri ci possano aiutare a capire dove siamo, a darci una chiave di lettura del mondo dove siamo. Negli ultimi due secoli per la prima volta nella storia umana la percentuale di popolazione in estrema povertà è crollata in tutti i continenti, pur rimanendo insopportabilmente alta nell’Africa sub-sahariana. Una immagine da rileggere per darsi una botta di ottimismo, per capire quanta strada abbiamo fatto e quanta ne resta ancora.

I always think that numbers can help us understand where we are, to give us a key to understanding the world where we are. In the last two centuries, for the first time in human history, the percentage of the population in extreme poverty has collapsed on all continents, while remaining unbearably high in sub-Saharan Africa. An image to reread to give yourself a shot of optimism, to understand how far we have come and how much still remains to go.

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domenica scorsa

domenica era la mia giornata festiva con mia madre: nei primi tempi “soffrivo” di più queste giornate, vedere mamma così diversa da come era, prendere coscienza del degrado della sua vita, mi dava dolore

da qualche tempo ho accettato meglio il tutto: inizio a “gustarmi” il tempo che passo con lei e lo uso per distillare suoi ricordi, per fissare avvenimenti del nostro passato comune, penso spesso che sono le ultime volte che possiamo parlare insieme, giocare coi ricordi, come se potessi “estrarre” dalla sua testa fatti e memorie

mi diverto ora a decidere con lei cosa mangiare a pranzo: il cibo è una delle ultime cose che accendono la sua attenzione, e diventa anche quello un mezzo per scambiarsi messaggi

domenica poi abbiamo approfittato del suo sonnellino dopopranzo per andare con f. & a. a vedere la bellissima mostra “amazonia” del fotografo salgado al museo maxxi: una serie di foto fantastiche sull’amazzonia, che ci fa riflettere sul destino di questa parte del mondo, unica ed indispensabile

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weekend a perugia con i motociclisti

questo fine settimana abbiamo organizzato un incontro con il gruppo di motociclisti, per la prima volta con le donne! dopo trenta anni di “separatismo” le nostre donne sono state invitate a un incontro

abbiamo scelto perugia, approfittando della favolosa ospitalità di f&p, e abbiamo passato un paio di giorni a chiacchierare, mangiare, bere e fare conoscenza

il sabato, dopo il pranzo a casa, siamo rimasti a perugia girando a piedi il pomeriggio per il centro della città fino ad esserne scacciati dalla pioggia – la sera siamo andati a cena a umbertide a mangiare antipasto, primo e secondo con tartufi e funghi, annaffiati da sangiovese

domenica, purtroppo senza gli amici “campani” che sono rientrati, siamo andati a fare una gita sull’isola maggiore del lago trasimeno: una bellissima giornata di sole in un’isola incantata dove gli animali vivono in armonia con gli umani … si vede che san francesco passò di qui nei suoi viaggi!

insomma una bellissima esperienza da ripetere!

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