tunisi – architetture di sistemi e cibi africani

a tunisi si parla di una architettura di sistemi informativi che sia standard per tutte le indagini del locale istituto di statistica, ed è l’occasione per rivedere l’organizzazione di tutti i processi statistici – il lavoro è faticoso, ma procede bene: ormai il gruppo si conosce, si condividono i principi del progetto e si raggiungono più facilmente risultati condivisi

la prima sera scelgo su tripadvisor un ristorante africano, dove mangiamo ottimi piatti senegalesi annaffiati da succo di zenzero, ottimo sia come bevanda che come digestivo – i ragazzi senegalesi sono incuriositi da questi due europei (siamo gli unici) e si fermano a chiacchierare con noi commentando cibi e usanze

la sera dopo andiamo a un fumoso ristorante tunisino (stranamente chiamato “capri”) dove tutti seguono la partita juventus-barcellona: urla ad ogni gol e abbracci agli italiani vincitori! – ultima sera invece ceniamo a un locale costoso di sidi bou said, a parlare delle elezioni francesi con i cooperanti francesi, ammirando una stupenda vista sul golfo di tunisi

questa volta c’è il tempo solo per un salto veloce alla affascinante medina e molto lavoro impegnativo per far andare d’accordo tra loro i sistemi, ma soprattutto i gruppi di lavoro

 

addis abeba 2016 – segue

wp-image-1600283346jpeg.jpegl’altro giorno siamo andati a pranzo con i colleghi giovani etiopi: ci hanno consigliato un ristorante vicino che si chiama “pizza di napoli” – di napoletano non ha nulla, ma ha molti piatti locali ben fatti – il problema è che dei tre che ci hanno accompagnato, due si sono alzati prima di mangiare con una scusa: indagando abbiamo scoperto che un pasto lì (circa 4 euro) è una porzione significativa del loro reddito mensile, circa 1/30, e non se lo possono permettere – vergognandoci un po’, abbiamo offerto il pranzo al collega che ha mangiato con noi

il giorno dopo, ci hanno voluto offrire il pranzo a una loro mensa: un ristorante di un verde incredibile in una stradina introvabile: abbiamo mangiato in 4 nello stesso piatto con le mani il loro piccantissimo piatto nazionale – essendo mercoledì, abbiamo anche rispettato la loro astinenza e abbiamo scelto la versione vegana

eravamo anche qui gli unici stranieri ed erano tutti divertiti dalla nostra incapacità di mangiare con le mani: ci guardavano sorridendo, ma senza farsi vedere per non imbarazzarci – prima e dopo il pranzo ci siamo lavati le mani in un lavandino all’esterno – riflessione successiva: quanto aiuta il lavoro comune mangiare insieme!

addis abeba 2016

wp-1479242783894.jpegdopo un rapido passaggio a Roma, giusto per far ricordare a mia figlia che ha un padre, domenica sera prendo l’aereo per addis abeba – si viaggia di notte su un aereo affollato con i soliti sedili per bambini bassi: per fortuna scelgo una fila dove il posto in mezzo è libero e ci possiamo allungare le gambe in quelle tre orette che ci lasciano dormire
il volo tarda più di un’ora, arriviamo verso le 8 e per fortuna la fila per il visto è corta – tra l’altro il mio passaporto di servizio mi evita di anticipare i 50 dollari

troviamo all’africana l’autista della cooperazione italiana: cioè giriamo un po’ nell’area dove sono i taxi e gli autisti guardando intorno senza fretta – a quel punto veniamo abbordati da getu, un ragazzo con un impeccabile gessato scuro che ci accompagna alla macchina

veniamo subito portati alla sede world bank,dove si tiene un meeting sul coordinamento degli aiuti all’istituto di statistica – riunione con un po’ di europei e molti africani, buone idee e voglia di collaborare

riusciamo appena a fare il check-in in albergo e ci ritroviamo all’istituto di statistica per avviare il lavoro – riusciamo a far finta di non essere stanchi morti, impostiamo l’agenda della settimana, avviamo i lavori e ci buttiamo in albergo, dove ceniamo presto e andiamo a letto (dormo più di 9 ore … un record!)

il giorno dopo è un perfetto giorno di cooperazione: sveglia presto, avvio delle attività con gli esperti del beneficiario spersi per i vari uffici, raduno di tutti, assessment del loro datacenter, pranzo in ristorantino con alcuni di loro, fruttuoso pomeriggio in gruppi di lavoro, chiusura finale con documenti e agenda del giorno dopo, riposo in albergo, cena in ristorante etiope (mangiando rigorosamente con le mani), passeggiata al buio per rientrare in albergo

tecnicamente problemi risolvibili, che ci fanno riflettere sull’importanza del supporto necessario – giornata di conoscenza del paese, le sue abitudini, le opinioni dei giovani tecnici, i problemi politici, l’organizzazione della pubblica amministrazione, il suo cibo, le sue serate buie e piene di musica

di nuovo metadati in serbia

nuova missione in serbia per lavorare con il locale istituto di statistica sul nuovo sistema dei metadati – finalmente un istituto dove i metadati sono gestiti unitariamente su un unico database e utilizzati in tutte le fasi di produzione del dato statistico

questa volta sono qui con due colleghi con cui condividiamo il lavoro e il tempo libero – la sera lunghe passeggiate nel centro di belgrado con tempo piovoso e freddo

ogni volta si impara qualcosa: oggi lunghi racconti a un pranzo di lavoro sui bombardamenti del ’99, le impressioni di una generazione di europei che pensava che non avrebbe mai sentito le bombe cadere sulla propria città – nel ’99 io ero “dall’altra parte”, a tirana a fare il volontario a un campo di rifugiati kosovari, cacciati dalle loro case proprio dall’esercito serbo … follia della guerra!

ancora tunisi 2016

wp-image-1185359676jpeg.jpegdivertente e produttiva (cit.) missione in tunisia per il gemellaggio tra istat e il locale istituto di statistica – tre giorni di lavoro continuo nei quali abbiamo “introdotto” due colleghi alle problematiche del progetto

sempre piacevole introdurre nuove risorse in questi lavori: mi diverte e mi incuriosisce vedere come reagiscono ai nuovi ambienti – questa volta ottimi risultati!

fantastica l’immagine dell’altra sera: cinque pensionati che fumano il narghilè su sedie in mezzo alla strada, guardando un televisore che trasmette “belle e sebastien”, una serie di cartoni animati giapponese degli anni ’80 … commento “deve trattarsi di roba forte!!”

la prima sera abbiamo mangiato a un fantastico ristorante dietro la medina: ambientazione favolosa con pareti coperte di maioliche antiche, specchi d’epoca e cibo tradizionale di alto livello – quasi a compensare ieri abbiamo mangiato da un bujaccaro locale, un locale fumoso con video che trasmettono football, rumorosi avventori e un cibo semplice ma di ottima qualità

ankara 2016

torno in turchia, per me la prima missione di un nuovo progetto di cooperazione con i ministeri delle finanze (tr e it), obiettivo l’impostazione del nuovo datawarehouse per l’analisi dei dati sulle spese pubbliche
viaggio su istanbul e come sempre l’aeroporto mostra le due turchie: nella parte internazionale si è in europa, i negozi e le persone non sono distinguibili da noi in alcun modo – nel terminal dei voli nazionali invece due società diverse: in alcuni voli donne velate, una certa povertà, molte famiglie quasi accampate con cibo portato da casa e facce sperdute, in altri voli famiglie occidentali, donne in minigonna, pochi veli e smartphone ovunque

comunque pochi stranieri, il calo del turismo è evidente, anche se ora sono i turchi che viaggiano molto – resto sempre convinto che viaggiare possa nel lungo periodo migliorare l’accettazione del diverso … sono ingenuamente ottimista?

ad ankara l’albergo il primo giorno addirittura riduce la colazione eliminando il buffet con la motivazione delle poche presenze, per fortuna il secondo giorno superiamo la soglia e torna il ricco buffet – lavoro sempre interessante, pensate che i turchi hanno “imposto” l’uso di software open-source …. a me!?! … pensate che fatica hanno dovuto fare!

beirut 2016

Jpegprima volta in libano! allungo la lista delle nazioni visitate – missione per impostare un progetto di cooperazione con il locale istituto di statistica

l’italia ha in corso in libano molti progetti di cooperazione e qui risiede anche la unità che si occupa della crisi siriana – la guerra vicina ha sovraccaricato il piccolo stato libanese (gli abitanti della puglia nella superficie della basilicata) di centinaia di migliaia di profughi

affascinante la storia del libano: terra di origine dei fenici, origine dei cartaginesi di annibale, terra di mercanti, marinai e monaci cristiani, terra di moschee e Jpegdi sette, oggetto di invasioni di ogni tipo e di tutte le religioni – terra con vicini pericolosi e violenti, sempre in bilico e capace di riprendersi, terra oggi di banche, grattacieli e negozi di lusso, al fianco di povertà inimmaginabili e campi per vecchi e nuovi profughi, terra di accoglienza, sempre e comunque

IMG_20160517_184421beirut è lì, su una delle poche lingue di terra piatta sul mare, aperta e indifesa, caotica, ricostruita come una saggia bella donna che sa rinnovarsi dopo ogni sconfitta – e i libanesi assomigliano a noi italiani: pieni di storia e cultura (alle riunioni di lavoro una valanga di PhD e di citazioni colte), disincantati e oppressi da una politica incomprensibile e da ottuse burocrazie, sempre curiosi di tutto e pronti a captare il nuovo, con donne forti, volitive e affascinanti

Jpeg

l’ultimo giorno l’esperienza più forte: una visita accompagnati in un campo palestinese: 40.000 persone ammassate in una superficie minuscola alle porte di beirut – nessuno può parlare di medio oriente se non è stato in un campo palestinese

Jpeg

il campo riproduce un micro-cosmo con tutte le funzioni di un mini-stato, in una claustrofobica imitazione di uno stato con tanto di perenni frizioni tra le fazioni palestinesi – fantastico il lavoro svolto dai volontari dell’unrwa che provano ad alleviare le spaventose condizioni di vita di profughi presenti in questo campo da più di 60 anni

Jpeg

bello vedere qualche segno di speranza, come l’asilo finanziato dalla cooperazione italiana, dove oltre ai disegni dei bambini, troviamo anche gli unici alberi piantati in tutto il campo