per papà Carlo da papera

Il bene che ti voglio
le emozioni che provo quando mi sei vicino
sono come un mucchio di alghe
impossibile da contare

Tra queste alghe, quella che risalta
che attrae lo sguardo
è un cuore rosso come l’amore
come il sangue che tu usi per soddisfarmi sempre *

TI VOGLIO TANTO BENE PAPA’

ma sopratutto GRAZIE!

* poi corretto in “come la fatica che tu fai per soddisfarmi sempre”

sai papà, sono contenta …

Jpegl’altro giorno sono andato con a. a giocare con l’acqua e il fango in un laghetto al fondo della val ferret – da anni andiamo lì, deviamo un torrentello ri-creando un laghetto che esisteva decenni fa

è uno dei riti della nostra estate, non si può andare via senza una visita al “laghetto vaccari”, con annessi stivaloni, pala, mani piene di fango, bambini e adulti che giocano e si bagnano dappertutto – quest’anno io ed a. siamo riusciti ad andare solo l’ultimo giorno: gli altri erano già andati un paio di volte a “lavorare” e noi non abbiamo voluto mancare l’appuntamento

in macchina l’ho fatta sedere davanti, contentissima – mi fa: “sai papà, sono proprio contenta di avere un papà che ha vissuto più a lungo degli altri papà, perché tu mi puoi raccontare un sacco di storie che hai vissuto, molto più dei papà giovani! e a me piacciono tantissimo le storie che mi racconti!” … io commosso

Descrivo il mio papà

IMG_20150210_200157Ciao, oggi ho il piacere di presentarvi il mio papà. Si chiama Carlo ha 59 anni e lavora all’Istat. Non so precisamente quanto è alto, ma credo circa un metro e ottantacinque/sei cm. Di capelli ne ha pochi tutti neri e grigi, il naso ce l’ha molto grande, infatti visto che ha molta barba invece di baciarlo sulla guancia lo bacio sul nasone. Ha la bocca grande e finisce sempre il gelato per primo, si veste quasi sempre con camice e jeans. E’ simpatico, allegro, buffo e divertente, ma quando si arrabbia è meglio stare alla larga! Voglio molto bene al mio papone e giochiamo spesso insieme, non con i giochi, ma tra di noi, ed è questo che rende di lui un padre speciale!

(A, tema in terza elementare)

cinquanta anni fa

è uno dei ricordi più forti di mio padre: quando giovanni xxiii aprì il concilio esattamente cinquanta anni fa, migliaia di romani erano in piazza – c’era anche papà, che più tardi (non ricordo se la sera stessa o la mattina dopo) ci raccontò della “carezza del papa” e ce la fece, sulla testa (allora ci si toccava pochino …)  😥

anni dopo i risultati dello stesso concilio furono una delle (poche) cose che mi tennero legato – per poco ancora – alla fede: la visione di una chiesa interessata agli ultimi e aperta agli altri era chiara nei documenti conciliari e rafforzava quelli di noi che provavano a cambiare la realtà negli anni dei “cattolici democratici”

ma la realtà della chiesa è stata inesorabilmente un’altra, fino alla restaurazione di questi anni, prima con il populista woytila e infine con il reazionario nazinger – però mi fa piacere che ancora oggi le parole del concilio “brucino”, come si vede dal fatto che il concilio stesso venga attaccato dalla destra ecclesiale e politica, nel tentativo di spegnerne il fuoco

noi #libri

walter ha più o meno l’età mia – in gioventù, mentre lui faceva la sua carriera politica nel pci, io militavo nei gruppi e poi nel movimento (e poi nel sociale e infine nel sindacato)

qualche anno fa per qualche tempo ebbi fiducia in lui, nella sua visione di un partito nuovo, laico, moderno e progressista, ma legato alle tradizioni della sinistra – visione tragicamente smentita dalle azioni di una burocrazia dura a morire, cui veltroni non volle opporsi: da allora non mi fido più di lui come politico

avevo già letto qualcosa di wv e mi era piaciuto – in questo libro invece colgo con chiarezza la profonda distanza tra noi: walter è diventato un conservatore, uno di quelli che non sanno più comprendere quello che accade nella società (nella scienza, nel costume, etc.) e quindi ne hanno paura

il libro fotografa quattro momenti nella vita di una famiglia italiana, nel 1943, nel ’63, nell’80 e nel 2025: mentre i primi due episodi a tratti trasmettono lo spirito del tempo e regalano momenti di ricostruzione storico-sociale interessante, gli ultimi due sono “tirati via” e comunque pieni di un fastidioso rimpianto per il passato e di stupore davanti ai cambiamenti non compresi – nel complesso un libro che si può anche non leggere

“Giovanni avrebbe passato ore a guardarlo. Era incantato dalla magnifica perfezione di quell’oggetto. Una concessione alla meccanica, e dunque al progresso, in quell’isola senza tempo che è Villa Borghese. L’idrocronometro del Pincio era diventato per lui una meta fissa.”

“Si erano seduti a un tavolino vicino a una grande vetrata dalla quale potevano guardare le automobili sfrecciare sotto di loro. Era come quando i padre lo aveva portato sulla terrazza all’aeroporto di Roma a vedere gli aerei partire.”

(anche mio padre mi portò tante volte da bimbo sulla terrazza a fiumicino a guardare gli aerei … ciao papà!)

habemus papam

ho visto il bel film di moretti sabato sera, in mezzo al diluvio mediatico della beatificazione del grande restauratore – notevole la coincidenza!

premetto che mi piacciono quasi tutti i film di nanni: i suoi film hanno scandito la nostra vita a partire dal grande ecce bombo, affettuosa presa in giro della nostra giovinezza

nanni dimostra un’ottima padronanza del mezzo cinematografico e ci regala una serie di dolci approfondimenti, come la serie di passatempi dei cardinali prima di andare a letto o l’entusiasmo nella pallavolo

la storia si sviluppa con la giusta suspense, tra colpi di scena inattesi e intermezzi comici – stupenda l’interpretazione del grande michel piccoli, che pennella da grande artista le esitazioni del prescelto

solo mi ha colpito una ingenuità: il pensare che tutti i cardinali non vogliano diventare papa … nella chiesa, come in tutte le grandi organizzazioni, per arrivare in cima (anche cardinali) bisogna volerlo veramente e spesso (sempre?) sgomitare e scendere a patti con la propria coscienza – la storia della chiesa racconta di lotte feroci nei conclavi tra parti politiche, tra nazionalità, ordini religiosi, famiglie nobili e peggio

voci

Care, ideali voci,
di quelli che sono morti, di quelli
per noi perduti come i morti.

A volte nei sogni ci parlano,
a volte nei pensieri le ascolta la mente.

E per un attimo con la loro eco ritornano,
echi profondi della prima poesia della nostra vita –
come musica lontana che svanisce nel nulla.

(k. kavafis – da tra queste stanze buie)

(quante volte ascoltare la voce di mio padre me l’ha fatto sentire vicino, dopo la sua morte …)