acqua che passa – victor cavallo

victor cavallo ppPace è acqua che passa Allah è grande e a Maronn
c’accumpagna
sole che sorgi libero e giocondo tra le lacrime
d’amore i tram fermi
le rotaie nere come vene disperate le nuvole
d’improvviso come un’osteria chiusa
un’ariaccia che rende tristi gli angeli un’ariaccia
che sussurra una parola nera
che confusione tra me i morti distinguo solo
perché io potrei prendere
il pullman per viterbo e loro l’anno già preso già
magneno all’aperto
fettuccine all’amatriciana fatte come dio comanda
già dormono già sognano senza storia
era il giugno del 1963 e io scendevo con una
maglietta gialla
lungo il viale della Garbatella
questa passeggiatella che mi taglia il cuore
non ha bisogno di chiamarsi storia
solo che quel viale non finisce più
e io sono un pezzetto d’ombra dentro un seno
il peso di una foglia dentro un dormitorio
d’immondizia
gli adulti sono ragazzi morti e chist’è o paese d’o sole
è acqua che passa è acqua che passa

(Anche quest’anno, Garbatella ha salutato suo figlio Victor con una passeggiata accompagnata dalla stradabanda sul “Sentiero Victor Cavallo” – organizzazione APE Roma)

post anarcosorcosituazionista – ce n’ho abbastanza

P_20160417_172255domenica scorsa nella “sua” garbatella, un colorato corteo ha ripercorso il “sentiero urbano victor cavallo” creato l’anno scorso per ricordare questo personaggio – la targa recita “Qui inizia e qui ritorna il sentiero urbano Victor Cavallo, il sentiero percorre i lotti della Garbatella e attraversa i cortili, gli spazi verdi, i luoghi del quartiere dove è nato e cresciuto, giocando a pallone e corteggiando donne, Vittorio Vitolo in arte Cavallo, poeta sovversivo e ribelle, attore, stalker e centrocampista anarcosorcosituazionista.”

nel seguito una delle poesie di victor, in prossimi post altri dettagli

ce n’ho abbastanza per comprarmi una bottiglia di vodka
un chilo di arance un amburg il pane tondo una birra
un pacchetto di marlboro.
E poi mangio l’amburg col pane tondo tostato e
bevo la birra e fumo la marlboro e poi spremo due
arance con la vodka.
E poi esco e incontro la più grande figa della mia
vita con gli occhi verdi e le ciglia nere e la bocca
rossa e le mani nervose e decidiamo cazzo di non
fare nessun film di non scrivere nessuna stronzata di non recitare
nessuna cagata e di non andare in campagna
e di non occuparci della casa né della merda né dei
capelli né dei comunisti.
Io butto nel fiume il trench di mio fratello
io compro i biglietti per la partita roma-river plate
io raccolgo gli occhi nella spazzatura
io accompagno mio figlio nel paradiso totale
senza nessun pericolo né gas né elettricità né politica
né bicchieri né coltelli né stanze di pavimento.
E lei scompare come le ore e appare come le ore
e me ne frego della pensione e me ne frego di morire
me ne frego dei fascisti e dovunque mi sdraio sogno
e ho sempre voglia di baciarla e gli alberi
respirano e le nuvole di merda si spaccano
e da dentro partono razzi luminosi
e dovunque sono vivo e non ho nessuna paura
né dei rinoceronti né dei serpenti né degli appuntamenti
e butto via l’elmetto e esco dalla trincea delle spalle di piombo
e mando affanculo tutti gli stronzi cagacazzi della terra
e grido come un’arancia stellare
e viaggio nella luce dell’ananas e cago cicche d’oro
sulla faccia dei nazi-igienisti maledetti
puliscicessi. Buttare via il tempo della vita
a lucidare i bidè e conservare i bicchieri
e sorridersi a culo sbarrato e invecchiare
come i più stronzi prima di noi.
Maledetti cagoni falsi e vigliacconi.
lei apparirà. Bruciando i tampax dell’anima sanguinante.
apparirà con gli occhi verdi e ciglia nere e bocca rossa
anima luminosa come arcobaleno puro
radice che spiega con tutta la chiarezza perché questa merda è merda
e finirò di vivere la vita con la paura di vivere la vita.

(da prima guida poetica italiana)