i gialli di gianni simoni

ho letto quasi tutti i libri gialli scritti da gianni simoni, giudice in pensione – la prima serie, quella di miceli e petri, riecheggia chiaramente l’esperienza personale dell’autore: un giudice in pensione aiuta un vecchio amico commissario a risolvere casi intricati

i romanzi sono ambientati a brescia, con belle descrizioni della città che mi fanno venire voglia di (tornare a) visitarla – interessante le descrizioni dei diversi caratteri della squadra di poliziotti e frequenti le notazioni sul tempo che passa e sui cambiamenti che la vecchiaia porta alle nostre vite

la seconda serie invece ha come protagonista il commissario lucchesi, della squadra omicidi di milano: un commissario anomalo, scuro di pelle per la madre eritrea, ombroso e rabbioso anche per una malattia che gli condiziona la vita – lucchesi ha mille donne, con cui non riesce ad avere rapporti decenti, e una figlia che adora alle soglie dell’adolescenza, proveniente da un matrimonio finito

i libri si lasciano tutti leggere con piacere, inseguendo le trame di tante storie particolari – alcune notazioni di cronaca (spesso riguardanti la politica) rischiano di rendere velocemente obsolete le ambientazioni

“«Le scale, sta venendo su per le scale. Vuole seguire il suo esempio e ho cercato invano di dissuaderlo, perché qui i piani sono quattro e non due come da noi. Ci arriverà completamente sfiatato.» «Naturale. È per via del fumo.» «Ma Salvatore non fuma.» «Appunto. Se fumasse avrebbe più fiato. Parlo per esperienza.» Lucia lo guardò con tanto d’occhi, prima di capire. «Il solito burlone!»”

“Dottor Peretti, non so come ringraziarla. Non che avessi dubbi, ma mi ha tolto un peso dallo stomaco. Non ho mai pensato di essere infallibile allora, tantomeno lo credo adesso che sto invecchiando e i dubbi e gli interrogativi sono all’ordine del giorno. Anche a me ha fatto un gran piacere rivederla e vorrei almeno poter offrirle un aperitivo, come facevamo qualche volta nei tempi passati.”

“Lucchesi si sedette alla scrivania, lo sguardo fisso alla parete di fronte e frammenti di pensieri che gli turbinavano in testa. L’effetto della doccia era ormai svanito. Tutto l’alcol ingurgitato la sera prima, le poche ore di sonno, il terrore di essere stato vicino alla morte, gli occhi di Lucia, Serra e Minniti che avevano dieci anni meno di lui e gli giravano intorno come due chiocce… Fu travolto da un profondo senso di irritazione contro tutto e tutti.”

“”Non potremmo fare la pace?” chiese lei.
Era un evento eccezionale, ma lui tenne duro: “Non ancora. Al massimo un armistizio.”
Dopo cena si rimisero sul divano in salotto.
“Davvero buono quell’articolo dell’Urbinati. Avevi proprio ragione.”, esordì lui.
Anna gli sorrise e appoggiò il capo sulla sua spalla. L’armistizio aveva avuto esito positivo, ma dubbi in proposito lei non ne aveva mai avuti.”

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father (3), blogger (vaccaricarlo), biker (Ducati)
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