sodoma e gomorra

in questo libro proust si concentra sull’omosessualità, come evidenzia sin dal titolo: omosessualità maschile, descrivendo l’ossessione del barone di charlus per il bel ragazzo morel, probabile specchio dell’amore dell’autore per l’autista alfred

il barone, per gli ignari modello di mascolinità, arriva a rendersi ridicolo e lo sguardo dell’autore lo segue sempre sul filo tra la critica borghese e la complicità gay

ma anche l’omosessualità femminile che diventa una vera ossessione per il narratore: la convinzione che la sua albertine preferisca gli amori saffici lo rode continuamente – d’altra parte le descrizioni delle effusioni del protagonista con albertine restano così indistinte che svelano la ignoranza e il disinteresse di proust per i rapporti con le donne

viene nel libro espresso più volte il parallelo tra sion e sodoma, tra ebrei e omosessuali: proust arriva ad applicare agli omosessuali le parole rivolte ad abramo e alla sua discendenza: “se uno sa contare i granelli di polvere della terra, potrà contare anche quella posterità” – parallelo che riguarda da una parte le vessazioni subite, dall’altra l’orgoglioso separatismo delle due comunità

“Qual è il medico dei pazzi che non abbia avuto, a forza di frequentarli, la sua crisi di follia? Fortunato ancora se può affermare che non è una follia anteriore e latente che l’aveva votato a occuparsi di loro. L’oggetto dei suoi studi, per uno psichiatra, reagisce sovente contro di lui. Ma prima di ciò, quale oscura inclinazione, quale spavento fascinatore gli avevano fatto scegliere questo oggetto?”

“D’altronde, i nostri desideri per le varie donne non hanno sempre la stessa violenza.”

“Certo [i Sodomisti] formano in tutti i paesi una colonia orientale, raffinata, amante della musica, maldicente, che ha qualità incantevoli e insopportabili difetti.”

 

 

 

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viva gli sposi!

s. e l. sono una coppia di amici intorno ai cinquanta che vivono insieme da qualche anno: tutti e due al “secondo giro” si sono trovati ad inventare un rapporto che tenesse conto degli anni passati, dei figli grandi (e dei nipoti!), degli amici dell’una e dell’altro e delle diverse abitudini di vita

conosco s. da più di venti anni, quando eravamo sposati tutti e due con la prima moglie: dopo le separazioni siamo rimasti in contatto, abbiamo trovato altri modi di stare insieme e da quest’anno siamo riusciti anche a portarlo con gli amici nel viaggio in moto – insomma gli voglio bene! (e ovviamente voglio bene anche a l.)

adesso hanno deciso di sposarsi, lo fanno con la leggerezza di chi l’ha già fatto una volta – oggi li abbiamo festeggiati con un fantastico barbecue a vallinfreda a 900 metri di altezza: bellissima giornata, un gruppo di amici, tanta ciccia al fuoco, vino e risate

che augurargli? di avere ancora centinaia di occasioni così, dove si mangia, si beve, si ride  e ci si prende in giro con le persone a cui si vuole bene

punto

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belgrado in autunno: metadati e musei

qui a belgrado sto seguendo questo progetto sui sistemi di metadati: il locale istituto di statistica è un’eccellenza nel campo e, non so perché, da qualche anno mi hanno nominato loro “guru” – ogni tanto mi chiedono un parere su quello che hanno fatto e sulle prossime mosse e, con mio iniziale stupore, poi mettono fedelmente in pratica, spesso migliorandoli, i miei suggerimenti (che a me sembrano in verità semplici e quasi scontati)

aggiungo a questo che sono di un’ospitalità squisita, mi offrono sempre tutto e non riesco a pagare neanche un caffè – inoltre ogni volta mi organizzano qualche visita “turistica” dopo l’orario di lavoro

e così ieri mi hanno portato al museo della jugoslavia, dove si trova anche la tomba di tito insieme a una raccolta di oggetti e documenti del defunto fondatore della jugoslavia – interessante ripercorrere i 50 anni di storia, specie per chi come me ha avuto la fortuna di poter viaggiare in jugoslavia negli anni ’70 e successivamente di frequentare spesso molte delle repubbliche nate dall’esplosione e dalle guerre

bello anche perché è per loro l’occasione di ripercorrere la storia del loro paese, mischiando reperti e ricordi familiari – preziosa per me la possibilità di riflettere con loro su una storia incredibile accaduta a pochi passi da casa nostra

dopo il museo una rapida cena in un bel ristorante e via a nanna – venerdì si lavora duro, poi si va a mangiare uno stinco annaffiato di raki, si rientra in ufficio, ultimi accordi, un incontro inatteso con il grande capo e poi l’aeroporto e il rientro

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ankara bollente e belgrado autunnale

volo ad ankara per la riunione conclusiva della componente del progetto su “data mining”: nonostante il nome, si tratta di “data warehouse”… – raggiungo gli altri a cena al kirlangic, un pretenzioso e caro ristorante di pesce che non mi piace, ma ci prepara un fantastico dentice al sale

la sera rientriamo a piedi in albergo, scendendo da una delle colline della città – clima inusuale: fa caldissimo, ieri oltre 35 gradi, strano in una città che supera i mille metri di altitudine … anche qui il global warming colpisce duro!

mattina workshop conclusivo della componente: sala megagalattica, va tutto bene (vedi selfie incravattati) – dopo saluto tutti e prendo un taxi per l’aeroporto: si va a belgrado

due voli e passo dai 38 gradi di istanbul ai 14 di belgrado sotto una pioggia autunnale – arrivo in albergo e non ho neanche la voglia (la forza) di andare a cena: in 30 ore 4 aerei, una cena, una presentazione a un workshop e una riunione … può bastare

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i guermantes

il terzo libro della recherche è in gran parte dedicato alla descrizione delle feste e dei riti dell’aristocrazia – le solite lunghissime pagine si dilungano sui personaggi principali e sulla vacuità delle loro vite, passate tra inviti, cene, intrallazzi e amori veri o supposti

le diverse storie d’amore sono raccontate quasi di sfuggita, le declinazioni dei rapporti sessuali sono accennate appena – difficile distinguere quanto ciò sia dovuto alla morale del tempo e quanto al fatto che l’autore nasconde, nel libro e nella vita, la sua omosessualità e tutti i suoi raccontati amori per fanciulle, nobildonne e servette sono solo la traduzione socialmente accettata dei suoi reali amori per ragazzi, nobiluomini e camerieri

divertente come in molte pagine il narratore cerchi, nelle fattezze e nelle movenze dei nobili che frequenta, le ragioni del loro essere nobili, come se si trattasse di specie diverse, di altri animali, come se la nobiltà potesse essere scoperta e evidenziata da un colore di capelli o da una forma di naso – il narratore analizza il mondo aristocratico come un etologo studia un animale appena scoperto, con la curiosità e la distanza di chi assiste a riti che non  capisce

e certo impressiona vedere come la patina del tempo tenda ancora più assurde le usanze e i tic di quella aristocrazia: quello che era lezioso e convenzionale un secolo fa in francia, diventa spesso ridicolo letto oggi

“Infatti Françoise, alla quale si poteva parlare del genio di Napoleone o della telegrafia senza riuscire ad attirare la sua attenzione e senza che rallentasse d’un istante i movimenti con cui portava via la cenere dal camino o apparecchiava, se solo apprendeva simili particolarità, che il figlio cadetto del duca di Guermantes veniva generalmente designato come il principe di Oléron, esclamava: «Che bello!» e restava incantata come davanti a una vetrata di chiesa.”

“… la terra mi sembrava più piacevole da abitare, la vita più interessante da percorrere da quando m’ero accorto che le vie di Parigi, come quelle di Balbec, erano fiorite di quelle bellezze sconosciute che tanto spesso avevo cercato di far scaturire dai boschi di Méséglise, e ciascuna delle quali suscitava un desiderio voluttuoso che lei sola sembrava capace di appagare.”

“Quanti sono nei nostri ricordi, e quanti più ancora nel nostro oblio, quei visi di ragazze e giovani donne, tutti diversi, e ai quali abbiamo aggiunto del fascino e un furioso desiderio di rivederli solo perché all’ultimo momento si erano sottratti!”

“Le circostanze decisero diversamente, non la rividi più. Non fu lei quella che amai, ma avrebbe potuto essere lei. E una delle cose che mi resero forse più crudele il grande amore che avrei presto avuto, fu, rammentando quella serata, il dirmi che esso avrebbe potuto, se alcune semplicissime circostanze fossero mutate, dirigersi altrove, verso la signora di Stermaria; applicato a colei che me lo ispirò così poco tempo dopo, quell’amore non era quindi – come tuttavia avrei avuto tanta voglia, tanto bisogno di credere – assolutamente necessario e predestinato.”

“Il suo odio per gli snob derivava dal suo snobismo, ma faceva credere agli ingenui, cioè a tutti, che lui ne fosse esente.”

“A volte, quando ci seccava troppo andare a un tè o a una matinée, andavamo in campagna e lui mi mostrava degli straordinari matrimoni tra fiori, che sono molto più divertenti dei matrimoni tra persone, e del resto si celebrano senza pranzo e senza sacrestia.”

“Così l’aristocrazia, nella sua pesante costruzione, dalle rare finestre che lasciano filtrare poca luce, con la stessa mancanza di slancio, ma anche la stessa potenza massiccia e cieca dell’architettura romanica, racchiude tutta la storia, la mura, la rende cupa.”

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papa giovanni contro la guerra

papa giovanni, il papa buono, quello la cui carezza papà mi portò in una sera del 1962, era un grande sostenitore della pace – il “suo” concilio condannò senza mezzi termini la guerra: “Questo Sacrosanto Concilio, facendo proprie le condanne della guerra totale, già pronunciate dai recenti Sommi Pontefici, dichiara: ogni atto di guerra che indiscriminatamente mira alla distruzione di intere città o di vaste regioni e dei loro abitanti, è delitto contro Dio e contro la stessa umanità e con fermezza e senza esitazione deve essere condannato”

spiace dunque che il nome del papa contro la guerra sia infangato con la nomina a patrono dell’esercito italiano, quell’esercito che dilapida l’1,5% del pil (più di germania e spagna) costando la bellezza di 23 miliardi di euro l’anno, spesa che aumenta in termini reali anche negli anni di crisi (+5,5% 2006-2017) – pensate a quante cose si potrebbero fare con quei soldi!

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via degli dei: le foto

Le due torri di notte

La luna e San Petronio

La via del Bed&Breakfast: inizio del cammino

Il porticato di San Luca, il più lungo del mondo

San Luca dalla Via degli Dei

La vista sul fiume Reno in secca

Valli e San Luca da lontano

La salita (ripidissima) verso il Monte Adone

Dalle torri del Monte Adone

Ancora dalla cima del Monte Adone

E ancora

Il Monte Adone da Monzuno

Monte Venere e panorama

Salendo a Monte Galletto

Pausa dopo Monte Galletto

Guardando indietro sulla salita al Monte dei Cucchi

Nebbia sul Monte Bastione

La via Flaminia Militare sul Monte Bastione

Nebbia

Le lapidi al Cimitero militare tedesco della Futa

Salendo al Castello del Trebbio

Il Castello del Trebbio, bello e chiuso

Guardando indietro la strada percorsa

Cartello segnaletico, con aggiunte creative e gentili

Salitona sul Monte Senario

La scarrupata Abbazia del Buon Sollazzo (?)

L’Abbazia e la strada percorsa

Laggiù Firenze

Tratturo dopo Monte Senario

Gli ultimi passi prima dell’asfalto

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