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via gemito

viagemitolibro che racconta dell’amore/odio per un padre da parte di un figlio durante i lunghi anni dell’infanzia e adolescenza in una variopinta famiglia napoletana – un padre eccessivo violento che pensa di essere limitato nelle sue potenzialità dalla moglie, vittima predestinata, e dai numerosi figli cresciuti in casa

in un gioco di continui (troppi?!) salti avanti e indietro nel tempo, vediamo la vita della famiglia srotolarsi davanti a noi, piena di eventi grandi e piccoli e di ricordi sformati dalle lenti del tempo – i decenni del dopoguerra sono lo sfondo scelto per racconti di avvenimenti spesso raccontati da altri

come anche in lacci, la famiglia è prima di tutto un luogo di odio e di violenza non solo psicologica, una necessità da sopportare per crescere, un legame che stritola e distorce – una visione pessimistica senza appello

napoli, amata e rifiutata, viene fuori nelle mille espressioni dialettali, quasi sempre parolacce, messe in bocca al padre tanto odiato

“… e diceva: «Adesso Modesta avrebbe trentadue anni»; sicché io stesso, colpito dai loro sospiri, finivo per guardare ogni cosa del mondo con una certa perplessità, sforzandomi di immaginarmi quello che c’era come se non ci fosse, o comunque disfatto e rifatto in altre forme, niente di obbligatorio sotto il sole, nemmeno il sole.”

“Dopo mi sdraiavo sul letto a pancia sotto, sollevavo la testa e guardavo nello specchio. Mi studiavo a lungo, forse aspettando che qualcuno mi confermasse definitivamente: «Sei tu». “

“Non aveva avuto né il tempo né la voglia di parlare della seconda parte della sua vita. Quando gli anni si assottigliano, ciò che è lontano è racconto, ciò che è vicino è sgomento.”

“Ora provo un senso insopportabile di inadeguatezza, sarà così per tutta l’adolescenza. Soffro come si soffre a quattordici anni quando l’immagine che ci rimandano gli altri non aderisce a quella che vorremmo avere.” (uguale per me!)

guccinifrancesco guccini è uno dei cantanti che ha formato la mia generazione: le sue canzoni sono state per anni le nostre canzoni e ci hanno parlato di politica, di personaggi, di avvelenate e d’amore – francesco ha spesso cantato in varie occasioni politiche: ricordo un suo concerto lunghissimo a piazza del popolo negli anni 70 dopo non so quale manifestazione, il fiasco a fianco e il lungo cazzeggio

francesco da qualche anno scrive anche libri, collaborando a qualche giallo – ora ha scritto questo libretto che elenca una serie di cose che non si usano più, che sono appunto “perdute”

si va dai vecchi giochi di bambini alle siringhe che si riusavano ai vecchi liquori ai pantaloni corti che portavamo fino al liceo – in tutte le descrizioni traspare la nostalgia per un mondo che non c’è più che è poi la nostalgia per la giovinezza passata

la lettura è abbastanza piacevole ma certo da francesco mi aspettavo qualcosa di più, o qualcosa di più colto o qualcosa di più divertente

american gods

urlun libro difficile da classificare: l’inizio mi ha ricordato il maestro e margherita, per l’irrompere dell’impossibile in una realtà quotidiana – poi mi sono venuti in mente i libri di p. j. farmer con i suoi dei pasticcioni potentissimi e umani

l’america di oggi fa da sfondo alla lotta tra antichi e nuovissimi dei,  il protagonista si trova coinvolto in una guerra dove i piani della realtà vengono travolti e tutto diventa possibile – tra spunti horror alla twin peaks, amori impossibili con dee e zombie, spunti da poliziesco e continui colpi di scena, la battaglia finale si avvicina

l’autore a volte sembra perdere il filo della troppo intricata trama e alcuni riferimenti sono così didascalici da dare fastidio,  ma nel complesso il libro tiene e ci troviamo coinvolti a leggere le peripezie del “fantasma” incosciente

“«Digli che abbiamo riprogrammato la realtà. Digli che il linguaggio è un virus, la religione un sistema operativo e le preghiere sono junk mail. Di-glielo altrimenti ti ammazzo» disse dolcemente dalla sua nuvola di fumo.”

“Chicago arrivò piano piano, come un’emicrania.”

“in America stanno nascendo nuovi dèi che crescono sopra nodi di fede: gli dèi delle carte di credito e delle autostrade, di Internet e del telefono, della radio e dell’ospedale e della televisione, dèi fatti di plastica, di suonerie e di neon. Dèi pieni di orgoglio, creature grasse e sciocche, tronfie perché si sentono nuove e importanti.”

«… e che ragazza, con il petto color crema, tutto coperto di lentiggini, con i capezzoli del rosa intenso dell’alba di un giorno in cui pioverà a catinelle prima di mezzodì ma nel pomeriggio splenderà il sole …»

 

matrix-neo-hackerprovo a spiegare in termini semplici: una società privata sviluppa un software che consente di spiare gli utenti della rete, il programma utilizza anche “bachi” di prodotti utilizzati da tutti (come adobe flash) scoperti dalla società e utilizzati a insaputa anche dei produttori – normalmente i bachi scoperti vengono diffusi in rete in modo che ognuno possa prendere i relativi provvedimenti, mentre in questo caso (e altri) il baco viene usato per penetrare nei sistemi degli utenti

la società vende il suo software a quasi tutti i governi del mondo, inclusi quelli sottoposti ad embargo onu: ovviamente in prima fila i governi più impresentabili e tutti i campioni delle dittature, ma sono presenti anche governi democratici, tra cui il nostro (tra l’altro ci sono anche imbarazzanti aiuti dei servizi segreti italiani alla società)

qualcuno (bravo) penetra nei server della società, preleva tutti i file, le password, i messaggi di posta elettronica, controlla per settimane le attività degli spioni, ne registra addirittura le sessioni video e poi distribuisce tutto in rete
in rete finiscono così le fatture pagate agli spioni, l’elenco dei clienti, le mail personali, e soprattutto il software così apprezzato dai regimi repressivi del mondo – per alcuni giorni il software utilizzato è a sua volta utilizzato per mandare in giro sulla rete informazioni sugli spioni e sui loro clienti

il giorno dopo la pubblicazione numerosi altri criminali informatici aggiornano i loro virus e usano il software-spia per i loro loschi fini (come dice attivissimo, “è l’equivalente di scoprire una malattia e tenere per sé la cura per farci dei soldi”) – entro qualche giorno i produttori di software “bacato” e i produttori di antivirus aggiorneranno le loro protezioni, “bruciando” definitivamente tutte le potenzialità del software di spionaggio

riflessioni sfuse:
– non fidarsi mai (paolo attivissimo ci consiglia alcune regole base di sicurezza)
– non fidarsi neanche di chi si proclama esperto di sicurezza
– la trasparenza è l’unica sicurezza e a volte neanche basta
– chi produce software del genere dimostra un’imbarazzante sicumera e un assoluto dilettantismo, non rispettando nei loro sistemi neanche le regole elementari della sicurezza, come usare password diverse per servizi diversi (a roma diciamo “peracottari“)
– ancora più imbarazzanti le posizioni dei governi, che nella loro ignoranza, si affidano a peracottari per controllare i propri cittadini, e non solo
– la rete a volte crea gli anticorpi per correggere le storture del suo utilizzo
– i nostri dati in rete non sono mai completamente sicuri
– sarebbe importante sostenere i progetti che tentano di garantire la sicurezza degli utenti: sistemi come tor o simili sono importanti per la libertà degli utenti, non solo in regimi repressivi, ma anche nelle nostre “democrazie”

tra il tragico e il ridicolo le reazioni della società peracottara ” Abbiamo perso la capacità di controllare chi utilizza la nostra tecnologia. Terroristi, estorsori ed altri possono implementarla a volontà. Crediamo sia una situazione estremamente pericolosa, è oramai evidente che esiste una grave minaccia» – come se fosse molto diverso essere intercettati a nostra insaputa dai servizi segreti sudanesi (o cinesi o russi o italiani) o da altri tipi di criminali

maggiori dettagli qui qui e qui

1453-3ho preso il libro senza leggere recensioni: pensavo di leggere un’avventura dell’ispettrice delicado e invece ho re-incontrato virginia woolf! – strano libro dove la bartlett legge in parallelo i diari della scrittrice e della sua domestica nelly, rimasta a servizio dai woolf per 18 anni (e secondo alcuni una delle amanti della woolf)

la lunga convivenza è da una parte l’occasione per analizzare il modo di vivere delle domestiche inglesi nel periodo tra le due guerre, dall’altra lo spunto per vedere da un altro punto di vista la vita del “gruppo di bloomsbury“, intellettuali che scandalizzarono i perbenisti inglesi del tempo

non sapevo che del gruppo facesse parte lord keynes, che condivise l’amore di  duncan grant con la sorella di virginia – bella nel libro la contrapposizione tra il progressismo dei woolf e la loro incapacità di accettare una vera emancipazione da parte delle loro domestiche

il libro, interessante per la documentazione che offre sul periodo e sui protagonisti, sembra purtroppo solo abbozzato, un progetto più che un’opera compiuta, includendo ad esempio anche le note della bartlett prese durante la scrittura del libro

“Mi domando se siano più felici della gente normale. So che soffrono, con tutti quegli amori intricati. A volte li ho sentiti lamentarsi. La signora dice che soffrono perché devono scrivere e dipingere bene, per quello che dirà la gente quando leggerà o vedrà le loro opere. Ma io non credo che soffrano più di un operaio che deve dare da mangiare ai suoi figli. O forse sì, almeno un operaio sa che sua moglie e i suoi figli sono a casa ad aspettarlo, e che lì può starsene in pace. Ma loro… appena girano le spalle la persona che amano se ne va con un altro. Non so, Lottie dice che si complicano la vita apposta perché non hanno niente da fare, perché hanno troppo tempo per pensare.”

“Questo la turba, e risorgono in lei vecchi pregiudizi di classe. Essere progressisti va benissimo, ma, per favore, tenetemi lontana dal popolino. C’è anche una domanda implicita: è possibile che questa donna e io abbiamo qualcosa in comune? “

9788807900594_quarta.jpg.448x698_q100_upscaleil più famoso romanzo di virginia woolf è un ritratto spietato dell’inghilterra del primo novecento – la protagonista vive la sua esistenza futile, composta da riti sociali solo esteriori, pensando spesso alle poche occasioni di vita reale che la vita le ha concesso

grandi assenti dalla vita quotidiana il sesso, anche omosessuale, e la malattia o il disagio mentale, in quegli anni non compresi da una cultura dominante perbenista ed ottusa

proprio sesso e malattia mentale dominano però i pensieri nascosti della signora e degli altri protagonisti, obbligati a una scissione assoluta tra le loro pulsioni e la vita sociale del tempo – e il dramma che si affaccia nel libro non può non far venire in mente i drammi della vita reale di vf, incapace di vivere la sua sofferenza e la sua omosessualità

assolutamente innovativo lo stile di scrittura, che unisce un continuo “flusso di coscienza” dei personaggi con un senso scenico (quasi filmico) dove gli oggetti presenti si animano, attirano l’attenzione e fungono da testimone nel passaggio del racconto da un protagonista a un altro, da una storia all’altra

“Tanto fervore di vita sarebbe continuato senza di lei, e se ne risentiva forse? o non era piuttosto consolante la certezza che la morte poneva fine a tutto; ma che in certo modo, nelle vie di Londra, nella gran marea delle cose, qui, là, ella sopravviveva, Peter sopravviveva, e vivevano uno nell’altro, e lei era parte – l’avrebbe giurato – degli alberi a Bourton; di quel brutto casamento laggiù, trasandato e tutto pezzi e bocconi; parte di gente che non aveva mai visto al mondo; distesa come un velo di nebbia tra le creature che le erano più amiche, che si protendevano a sollevarla così come aveva visto gli alberi sollevare la bruma tra i rami; eppure si estendeva quanto mai lontano, quella vita che era poi lei.”

“Così forse a mezzanotte, quando tutti i confini sono cancellati, il paese ritrova il suo antico aspetto, quale lo videro i romani allorché sbarcarono: avvolto in nebbie eterne, e i monti non avevano nome e i fiumi scorrevano per ignote lande… “

“dovette rassegnarsi a vedersi oltrepassare, lui come tutti gli altri, dal loro passo cadenzato, come se una volontà sola muovesse braccia e gambe regolarmente, e la vita coi suoi ghiribizzi e le sue debolezze fosse stata deposta, rigido cadavere dagli occhi sbarrati, narcotizzato dalla droga della disciplina, sotto un pavimento marmoreo ricco di mausolei e di corone funebri”

“Un manifesto di un giornalaio volò via, allegramente, e parve dapprima un cervo volante, poi esitò, e palpitando si abbatt'; e la veletta di una signora ondeggiò. Ci fu uno sbattere di persiane gialle. Il traffico del mattino rallentava; qualche carretto che andava all’impazzata faceva risuonare le vie semideserte”

“Interessante, misteriosa, infinitamente ricca, quella vita! E sul vasto piazzale, dove le vetture passavano e giravano rapide, si vedevano coppie che s’attardavano, bamboleggiavano, si abbracciavano, raggomitolate sotto una cascatella di fogliame. Erano commoventi; così silenziose, così assorte, che si passava in punta di piedi, timidamente, come davanti a una cerimonia sacra che sarebbe stato empietà disturbare. Interessante… E così via, tra sprazzi e bagliori di luci”

imagecork al tramonto in mezzo ai suoi fiumi, i ragazzi giocano gustando il tepore della loro estate, i locali pieni di rumorosi e ridanciani irlandesi, i giardini curati e verdissimi comunque

la magia di 13 opinioni che convergono superando continenti e culture, la voglia di confronto e di “fare” le cose insieme, le ore passate a lavorare, le risate perché ci buttiamo a giocare come bambini, per una birra di troppo

a sprazzi pensieri sul tempo che passa, sul fatto che mi sento un ragazzo, ma i visti sul passaporto e il cuore pieno di ricordi mi dicono che tanto ho vissuto e che tra non molto entrerò in un’altra fase, con altre priorità

(nella foto il team dello sprint dopo una accanitissima partita di hurlog, versione per principianti dell’hurling)

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