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copj170.aspla storia di due ragazzi che si incontrano, si amano e fanno una figlia negli anni settanta a messina – il libro sembra voler ripercorrere, attraverso i protagonisti, tutte le esperienze della mia/nostra generazione: politica, ’77, terrorismo, droga, aids …

sembra quasi un riassunto popolare e accelerato (avremmo detto un bignamino) delle vite di tutti i ragazzi di quegli anni – il libro taglia con l’accetta differenze allora profondissime, accosta esperienze (e periodi) che allora non avrebbero mai potuto convivere

questa mancata “fedeltà” storica mi ha fatto riflettere su come sia difficile ambientare un romanzo in un periodo che non si è vissuto: nell’esempio la storia dei nostri anni viene banalizzata, semplificata, plastificata in una serie di avvenimenti convulsamente affiancati l’uno all’altro senza logica – d’altra parte l’autrice è nata in quegli anni e distinzioni che a me sembrano importanti oggi (e sembravano fondamentali negli anni ’70) probabilmente a lei sono del tutto incomprensibili

insomma non mi è piaciuto il taglio giornalistico (nel senso del “panorama” berlusconiano) degli eventi che sono raccontati, sembra davvero una galleria delle copertine dei settimanali borghesi di quegli anni

“Quando penso agli anni trascorsi mi sembra che siano andati tutti al contrario. Abbiamo avuto una casa, una figlia, una laurea senza sapere che farcene, e ora che lo sappiamo ci stiamo già dividendo le briciole.”

“Per la prima volta lei non gli rispose in cagnesco, pochi metri dopo fissò lo specchietto e Giacomo era ancora lì, immobile e sfocato come quell’estate, a salutarli agitando le mani.”

Caduto-fuori-dal-tempo-di-David-Grossmanun libro su quello che non dovrebbe mai accadere: la morte di un figlio – grossman fa recitare a diversi personaggi tutte le declinazioni di un dolore impossibile da sostenere

ogni protagonista piange la sua “morte impossibile”, un evento che segna la vita – tutti si incamminano dietro a un uomo e in gruppo cercano il senso introvabile della morte dei giovani

intriso di tristezza, anche le parole si asciugano nel dolore e il racconto si trasforma in poesia – grossman dice:

“la poesia
è la lingua
del mio dolore.”

nella sua infinita tristezza il libro lascia nonostante tutto un senso di speranza, che esista un senso a tutto ciò e che si possa continuare a vivere anche dopo, trovando un modo di “vivere” con loro

“Com’è bella…
è così bella…
è bella
la cucina
in questo momento
mentre tu versi il brodo,
è caldo qui e accogliente e il vapore
appanna il vetro della finestra
freddo…
SCRIBA DELLE CRONACHE CITTADINE: Forse, a causa dei lunghi anni di silenzio, la voce roca dell’uomo si affievolisce in un sussurro. Non distoglie gli occhi dalla donna. La guarda talmente fisso che le mani di lei tremano.
UOMO:
E più belle di tutto sono le tue braccia,
tonde, morbide.
La vita è qui,
cara,
per un istante l’ho dimenticato:
la vita è nel luogo
dove tu
versi il brodo
sotto il cono di luce.
Hai fatto bene a ricordarlo:
noi siamo qui”

  “È solo che il cuore
mi si spezza,
tesoro mio,
al pensiero
che io…
che abbia potuto…
trovare
per tutto questo
parole.”

bici e piscina

IMG_20150321_112137dall’anno scorso ho ricominciato a fare piscina: fa parte della “terapia” per la pressione alta concordata con il mio cardiologo, terapia che mi ha consentito di smettere di prendere la pillola quotidiana

ho iniziato ad andare alla stessa piscina di a. il sabato mattina, così in una corsia lei fa le sue lezioni di nuoto e in altre corsie io mi faccio le mie 44 vasche – andare e tornare dalla piscina, ma anche salutarsi ogni tanto in vasca, è un momento solo nostro che mi dà molto piacere e ci consente momenti di intimità

l’anno scorso la accompagnavo nello spogliatoio per aiutarla, specie nell’asciugatura di capelli, da quest’anno mi ha detto “papà, ora faccio da sola” … e io, espulso da questo ruolo “materno”, la aspetto fuori meditando sul tempo che passa

da qualche tempo abbiamo iniziato, quando è possibile, anche ad andare alla piscina in bicicletta: abbiamo restaurato la vecchia bici di f. e ci buttiamo sulle strade di garbatella e sulla ciclabile – che bello!

 

cover5-621x320lungo libro di mo yan dove si narra l’epopea della famiglia shangguang attraverso il xx secolo (ma gaomi non è macondo)

il libro racconta la vita dei numerosi membri della famiglia che entrano ed escono dalla scena, nomi che si accavallano insieme agli eventi della storia cinese dalle guerre alle carestie alle lotte politiche degli anni 70 al capitalismo senza democrazia di oggi – spesso la storia si fa splatter con un deciso senso del macabro, a volte la magia fa il suo ingresso accompagnata da animali fatati, ma il libro non mi ha “preso”, sento lontani i temi, i miti e i personaggi

decisamente influenzato da Cent’anni di solitudine, non ne raggiunge la magia, la potenza e la leggerezza – troppi personaggi che appaiono e scompaiono, troppi sbalzi di scena (spesso si passa dalla terza alla prima persona all’interno di un capitolo), troppi salti nel tempo

gli ultimi capitoli poi sembrano pezzi del libro scartati e reinseriti in un secondo tempo – insomma non mi è piaciuto e davvero non capisco la ragione delle recensioni entusiastiche trovate in rete e riviste

“Quella folle felicità spaventò il sole, che accelerò la sua corsa e andò velocemente a sedersi sulla terra. Si appoggiò agli alberi dei Bastioni sabbiosi, rilassò il corpo rosso sangue e pieno di bolle d’acqua da cui scorreva sudore, da cui si diffondeva calore. Il sole, come un vecchio avvizzito, osservava ansimando la folla in strada”

“Ogni sera, immersi nei magnifici raggi del sole al tramonto, stormi di aironi volteggiano sopra la palude. Le loro ali sono di una meravigliosa eleganza e ondeggiano nell’aria come gli spacchi sulla gonna della più bella delle donne.”

“Nel cielo esistono molti tesori: il sole, la luna e le stelle; anche tra gli uomini esistono dei tesori: i floridi seni e i sederi abbondanti.”

imagequattro giorni a bruxelles per il convegno ntts 2015: new techniques and technologies for statistics, promosso da eurostat – ne approfitto per stare tre notti dal mio fratellino che vive qui

lunedì abbiamo organizzato un workshop sui big data: è andato molto bene, abbiamo avuto 200 partecipanti attenti e attivi – importante la presenza di tutti i principali protagonisti della ricerca sul tema, con i quali dobbiamo condividere il percorso futuro

il convegno da martedì raccoglie centinaia di statistici da tutto il mondo ed è l’occasione per fare il punto dello stato dell’arte nei vari settori – centinaia di incontri con persone a volte conosciute da anni, altre volte “incontrate” in qualche web-call, ho anche conosciuto quaggiù colleghi romani che non avevo mai incontrato

al di fuori del convegno, cene familiari e piacevoli chiacchiere, tranne l’ultima sera, in cui raccogliamo un gruppo internazionale e ce ne andiamo in un buon ristorante (grazie cognata per la segnalazione!) a  mangiare una pentolata di ottime cozze chiacchierando di big data e di differenze tra le cucine del mondo

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anche oggi una grande nevicata ha salutato il mio ultimo giorno a nyc: ha iniziato stanotte e ha continuato fino al pomeriggio – la città sotto la neve è bella e impacciata
ieri sera lunga camminata da 58 a 28 e ritorno) per cenare in un ristorante libanese con un gruppo di romani e di expat: buoni i piatti arabi, sciatto il servizio
stamattina, dopo una conference call a letto in pigiama, ho rimesso a posto la “mia” stanza: piacevolissima l’ospitalità di s. con cui ci siamo trovati come avessimo sempre vissuto insieme – la sua ordinata ed essenziale casa di maschio mi ha ricordato gli anni da solo dopo la separazione
alla commissione oggi ultimi contatti (somalia e uneca) e pranzo con l’ambasciatore al ristorante “bello”, dopo le pizze e le insalate dei pranzi passati… all’anno prossimo!
ultima nota per il jfk: si conferma l’aeroporto con il personale più antipatico del mondo e i suoi servizi sono forse addirittura peggiori di quelli di fiumicino! e ora si rientra

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no, oggi non vi parlerò di statistica, né di big data o di manhattan: oggi vi parlerò di magia!
quella magia per cui un omino vestito di nero si siede da solo davanti a un pianoforte e davanti a tremila persone e, inventando cascate di note che mai prima furono suonate, fa fermare il respiro e il tempo
una di quelle emozioni che non potrò scordare mai: alle prime note, mentre tutti trattenevamo il fiato, le lacrime mi hanno bagnato la  barba

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