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no, oggi non vi parlerò di statistica, né di big data o di manhattan: oggi vi parlerò di magia!
quella magia per cui un omino vestito di nero si siede da solo davanti a un pianoforte e davanti a tremila persone e, inventando cascate di note che mai prima furono suonate, fa fermare il respiro e il tempo
una di quelle emozioni che non potrò scordare mai: alle prime note, mentre tutti trattenevamo il fiato, le lacrime mi hanno bagnato la  barba

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prendere uno shuttle dall’aeroporto e girare per un’ora per manhattan piena di neve – vedere i ciclisti sopra la neve che sbandano e ondeggiano – mangiare una pasta e un’insalata chiacchierando con un amico alle mie 4 di notte – trovare il proprio badge con foto pronto (grazie!) ed entrare orgogliosi al palazzo di vetro – salutare cento persone che si conoscono – salutare anche qualcuno che non vorresti incontrare – prendere un caffè parlando di cooperazione e guardando i pezzi di ghiaccio portati via dall’east river – rubare un’ora per andare da b&h a comprare novità e sorprese – trovarsi a casa camminando quasi commossi per nyc – seguire riunioni preparatorie – parlare con l’amico etiope (cit) del progetto che faremo insieme – leggere le mail romane sentendosi in colpa – parlare di big data con cinque colleghi sempre guardando l’east river – parlare con direttori del futuro della statistica europea (sic) – parlare con la svedese dei corsi che faremo nei balcani – passeggiare per la 48th aspettando ora di cena – entrare in un albergo sconosciuto, sedersi a sentire un po’ di jazz e rubare mezz’ora di caldo – cenare con diplomatici italiani e presidenti trovandosi diversi ad amare ugualmente l’italia – rientrare a piedi a casa tra i tombini che fumano – seguire divertito un poker e il cazzeggio degli emigrati – fare le due chiacchierando, bevendo e sistemando riottosi computer

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a marzo c’è a nyc la statistical commission dell’onu: persone degli istituti di statistica di tutti i paesi del mondo si ritrovano al palazzo di vetro per parlare di… tutto!
viaggio di domenica: già lunedì abbiamo appuntamenti e incontri, anche se l’inizio ufficiale è martedì – quest’anno sono ospite di s., un amico che ora vive qui: accoglienza italiana e niente alberghi
viaggio tranquillo con delta, tanto tempo per leggere e dormicchiare, e all’arrivo una bellissima sorpresa : tutto bianco di neve!!
lo shuttle dall’aeroporto, messo in crisi dalla neve, ci mette una vita a portarci tutti a destinazione… ma c’è comunque quell’aria di festosa eccezionalità che portano sempre le grandi nevicate nelle città

troppo umana speranza

troppo-umana-speranzapreso il librone (750pp) in seguito a una recensione in rete, affrontato in vacanza – colpisce subito la scrittura, ridondante e piena di termini desueti, pienamente adeguato al periodo storico del racconto, la prima metà dell’ottocento

quattro storie parallele si intrecciano, tre di persone qualunque (un povero orfano, una reclusa in un convento e in pittore in carriera) e la quarta che si scopre essere giuseppe garibaldi nelle sue avventure sudamericane

l’eroe dei due mondi viene seguito nelle sue avventure sudamericane narrate dal punto di vista di anita, l’orfano tra mille disavventure arriva a roma, la reclusa si libera e avvia una carriera da spia e il pittore sposa la sua bella e si dedica alla nascente arte fotografica tra i primi moti del risorgimento e il libro segue per tante (troppe!) pagine, con qualche fatica, le imprese dei quattro protagonisti

anche la lingua segue il tempo ottocentesco e le storie diverse si incontrano e poi si sciolgono – interessante esperimento di lingua e di trama, ma troppo pretenzioso

in questi giorni in cui si parla ovunque di sanremo (che per fortuna ci risparmiamo) ho letto un articolo fulminante di tiziano scarpa su internazionale, dove parla di un racconto di covacich

“È uno splendido racconto retrospettivo, storicamente e narrativamente. Il cantante scadente, le risatine del protagonista e dei suoi amici, il testo enigmatico della canzone: tutto acquista senso a ritroso, nelle ultime righe, a causa di un’abbagliante rivelazione, un paio di mesi dopo quella serata. Il narratore lo legge sui giornali: quel cantante è morto, era malato, sapeva di avere poche settimane di vita, è salito sul palco a cantare la sua canzone terminale, facendo finta di niente, col sorriso sulle labbra, ha consegnato al mondo il suo motivetto testamentario: “La risposta, amore mio, è nascosta nel tempo, e ogni giorno che va via è un quadro che appendo. Mi piace vivere”.

Bisognerà pure che quest’epoca cominci a fare i conti con il tempo perduto, la quantità di esistenza collettiva dilapidata in cazzate: i beni comuni non sono solo l’acqua, i carburanti fossili, l’atmosfera. … Da quando l’ho letto, per me Oppure no di Alessandro Bono è diventata e sarà sempre la vera sigla del festival di Sanremo, la sigla della vita, il lapsus che squarcia il fondale sbrilluccicoso e apre un varco sulla morte, mentre un agonizzante la canticchia sorridendo.”

… poco da aggiungere

Descrivo il mio papà

IMG_20150210_200157Ciao, oggi ho il piacere di presentarvi il mio papà. Si chiama Carlo ha 59 anni e lavora all’Istat. Non so precisamente quanto è alto, ma credo circa un metro e ottantacinque/sei cm. Di capelli ne ha pochi tutti neri e grigi, il naso ce l’ha molto grande, infatti visto che ha molta barba invece di baciarlo sulla guancia lo bacio sul nasone. Ha la bocca grande e finisce sempre il gelato per primo, si veste quasi sempre con camice e jeans. E’ simpatico, allegro, buffo e divertente, ma quando si arrabbia è meglio stare alla larga! Voglio molto bene al mio papone e giochiamo spesso insieme, non con i giochi, ma tra di noi, ed è questo che rende di lui un padre speciale!

settimana bianca 2015

IMG_0406rsettimana bianca a la villa in val badia … pro della settimana:

  • l’albergo: bella struttura, ben gestita con simpatia ed efficienza, buono anche il ristorante
  • la compagnia: ormai rodata da anni, ogni anno con qualche nuovo inserimento, il giusto equilibrio tra lo stare in compagnia e la libertà di movimento
  • a.: scia sempre meglio, ormai fa le piste nere e non ha paura di niente – alla gara: un ottimo secondo posto sotto la neve! (guardate che grinta in gara sotto la neve) – si è perfettamente integrata con i figli adolescenti degli altri, ha tenuto banco e giocato insieme a loro a biliardo (!)
  • il tempo: ci ha fatto sciare senza nevicare per quattro giorni, poi ha nevicato per due giorni, ma ormai il cuore si era riempito della meraviglia del sole sulla neve
  • il sella ronda: il famoso giro dei quattro passi è sempre affascinante, questa volta fatto sotto la neve, con il brivido di perdersi su una pista conosciuta in mezzo alla tormenta

contro:

  • i prezzi dello sci: troppo costoso lo skipass, da quest’anno anche a. paga e diventa davvero difficile da sostenere … come diceva uno del gruppo “con quello che paghi di skipass porti la famiglia sul mar rosso per una settimana!”
  • la gente cafona: purtroppo è dappertutto, qui anche i tedeschi si sentono autorizzati a passare davanti nelle file, e sono in molti a correre sulle piste senza saper sciare, rischiando di farsi/ti male
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