andai / i went

Andai

«Non ebbi legami. Mi abbandonai totalmente e andai.
A godimenti, per metà reali
e per metà erratici nella mia mente,
andai nella notte illuminata.
E bevvi vini vigorosi, come quelli che
bevono i prodi del piacere».

I Went

I didn’t restrain myself. I gave in completely and went,
went to those pleasures that were half real,
half wrought by my own mind,
went into the brilliant night
and drank strong wine,
the way the champions of pleasure drink.

(Kostantinos Kavafis or Constantine Cavafy)

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la zampa di tigre non c’è più

in fondo alla val ferret c’era un ghiacciaio diverso dagli altri: come gli altri partiva sotto le vette dei quattromila, ma, invece di fermarsi tra i 2800 e i 2500, scendeva con un ultimo balzo sul fondo della valle e si allargava a chiudere la valle sotto il col ferret, fino ai 1800 metri

il suo nome era pre de bar, nel lessico famigliare era chiamato la zampa di tigre, perché a questa assomigliava, con la sua ultima parte percorsa da fenditure/artigli mollemente appoggiata sul fondovalle

anche le stampe dell’ottocento lo riportavano maestoso e diverso dagli altri, ultimo residuo di quei grandi ghiacciai che serpeggiavano lungo le valli e sfociavano nella pianura padana

ieri abbiamo fatto la classica passeggiata a fondovalle, andando a rifugio elena, meta tranquilla per un gruppo misto di ragazzi, bambini e non-più-giovani – temperatura altissima per il posto, la salita ci ha fatto sudare e il sole ci ha scottato

arrivati al rifugio, la sorpresa: la zampa non c’è più – il ghiacciaio, che nel 2012 si era spezzato in due parti, ora si ferma come gli altri sopra i 2500 metri e la parte bassa, dove noi portavamo i bimbi a “conoscere il ghiaccio”, non c’è più, sciolta dal calore dell’ultimo anno

è la fine di un epoca per la mia famiglia, un piccolo segno della grande tragedia del riscaldamento globale, con il quale rischiamo di rendere inabitabile la nostra terra

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middlesex

il romanzo è una lunga autobiografia di un ermafrodito che viene cresciuto come una bambina e poi come una ragazza e che, entrando dell’adolescenza, dice la sua sul genere che sente più vicino a sé – il libro attraversa gli anni ’60 e ’70 a detroit con i suoi problemi razziali vissuti dall’interno di una famiglia di emigrati greci

il/la protagonista si immedesima anche nei suoi avi e racconta la scoperta del sesso e del genere con pudore e delicatezza, in un gioco di flashback che copre quarant’anni di vita, nei quali il/la protagonista si immedesima

“I capelli ricci e neri gli davano l’aria disordinata dello scapolo, infatti lo era stato per anni, un’impressione sottolineata dalla faccia stropicciata come un letto sfatto. Le sopracciglia, comunque, erano arcuate in modo seducente come quelle di una danzatrice del ventre, le ciglia così folte che sembravano truccate con il mascara.”

“Alla fine era diventato frammentario come le poesie di Saffo che non era mai riuscito a ricostruire, e un mattino guardò negli occhi la donna che era stata il più grande amore della sua vita e non la riconobbe. Allora un colpo di altro genere si abbatté su di lui: il sangue circolò nel cervello per l’ultima volta, lavando via anche gli ultimi frammenti del sé.”

” … è così che vanno le cose, nell’adolescenza. Si fanno esperimenti al buio. Ci si ubriaca o ci si droga e si improvvisa. Ripensate ai vostri sedili d’automobile, alle piccole tende da campeggio, ai falò sulla spiaggia. Vi siete mai trovati, pur senza ammetterlo, avvinghiati al vostro migliore amico? O in una stanza di un dormitorio con due persone invece di una nel letto, mentre Bach orchestra una fuga sullo stereo? Ha un po’ il ritmo della fuga, il sesso dei primi anni. Prima che subentri la routine, o l’amore. Quando è tutto un anonimo brancicare. Sesso da asilo. Comincia nell’adolescenza e dura fino ai venti, ventun anni. Ha a che fare con l’imparare a condividere, con la condivisione dei giocattoli.”

nota: mi chiedevo se la forma “giusta” fosse ermafrodito o ermafrodita – andando sul sito della Crusca ho trovato questa divertente spiegazione: “In quanto nome è dato nella più comune variante in –o, ed è quasi sempre maschile, anche quando prevale il tratto femminile. Si usa però anche, ma più raramente, la variante in –a, tanto, e perlopiù, grammaticalmente maschile, quanto, ancorché molto meno spesso, femminile. Nessun nome dovrebbe in effetti essere più ambigenere di questo. Ma si sa, il genere non è il sesso e quindi ermafrodito può essere grammaticalmente anche solo maschile e anzi come tale è usato per lo più.”

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marrakech 2017 – e poi

e poi la mattina a colazione mangiamo all’aperto ed è pieno di uccellini: uno ha approfittato di una nostra distrazione ed ha apprezzato la spremuta d’arancia di un ospite dell’albergo

e poi al convegno c’è una organizzazione demenziale ai buffet del pranzo: si fa la fila e, al proprio turno, si comunica all’addetto 1 la propria ordinazione – l’addetto 1 la comunica all’addetto 2 che provvede a prendere i prodotti – quando ci sono i prodotti, l’addetto 1 comunica la lista all’addetto 3 che la scrive a penna su un foglietto – l’addetto 4 legge il foglietto all’addetto 5 che digita sul registratore di cassa gli importi – l’addetto 4 prende la ricevuta dal registratore di cassa e regola il pagamento con il cliente – saldato il conto, l’addetto 1 o l’addetto 3 consegnano i prodotti — morale: una fila mostruosa e tempi di attesa pazzeschi … i problemi portati dalla parcellizzazione … in quasi tutti i paesi ci sarebbero stati 1 o 2 addetti, massimo 3, con tempi molto più veloci

e poi ho trovato marrakech molto pulita e curata, quel tanto caotica che non guasta, turistica ma non troppo, piena di gente locale che gira e guarda con sufficienza gli accaldati turisti che girano vestiti da indiana jones in mezzo a negozi internazionali e aiuole fiorite – l’ultima sera non sono riuscito a tornare alla piazza, sentivo che mi chiamava, mi attira come una calamita, ci dovrò tornare 😉

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marrakech 2017 – world statistics congress

tre giorni in marocco a marrakech per il congresso mondiale della statistica – invitato a parlare del progetto data architecture e della modernizzazione degli uffici di statistica
una grande kermesse con centinaia di partecipanti provenienti da istituti di statistica di tutto il mondo, organizzazioni internazionali, società di consulenza, esperti statistici – decine di sessioni ogni giorno, molte in parallelo, un piacevole caos dove trovo decine di facce note incontrate negli anni ai quattro angoli del mondo

il consulente australiano con cui abbiamo condiviso birre sul mekong, i dirigenti eurostat, tre presidenti istat, statistici dei vari paesi in via di sviluppo con cui abbiamo progetti, dirigenti delle società di consulenza ora alleati ora avversari nelle gare, tanti ex-colleghi che hanno cambiato lavoro e nazione

la prima sera camminiamo in gruppo di italiani fino alla piazza jemaa el-fna che è il simbolo di marrakech, una piazza immensa e caotica sul bordo del suk – mangiamo in un buon ristorantino locale spendendo poco

le temperature sono incredibili: massima a 42-44 e soprattutto fino alle 21 ci sono 35 gradi – abbastanza secco e ventilato,a la sensazione è quella di un immenso phon che ti segue ovunque

la sera dopo preferisco una passeggiata in solitaria alla cena sociale: torno alla piazza e mi lascio portare dalla folla nei suk e a seguire i suoni della piazza dove in grandi circoli suonano i tamburi tra giocolieri, signore che disegnano le mani con l’hennai e venditori di teste di capra bollite – bello gironzolare da solo, contrattare per un telo e sorridere a un bambino

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pastorale americana

philip roth disegna un affresco sull’america raccontando la vita dello “svedese”, padrone di una fabbrichetta di guanti la cui unica figlia diventa una bombarola, uccide quattro persone ed entra in clandestinità – dello svedese alla fine sappiamo tutto, dalla storia anche remota della sua famiglia alle avventure extramatrimoniali

il libro svela la distanza incolmabile tra le generazioni e tra due americhe che non riescono a parlarsi, quella ottimistica e superficiale del boom economico e quella profondamente disperata e nichilista degli anni della crisi – il dolore del padre che prova a capire la figlia riscatta solo in parte una vita vissuta superficialmente seguendo convenzioni e tradizioni

duro romanzo che non lascia speranze, negando ogni possibilità di trovare un senso alle vite, e distruggendo anche l’idea che le persone possano comprendere (o spiegare!) i motivi delle proprie scelte

“E il Primo Maggio vai con i tuoi amici a marciare per la sua gloria, la superpotenza delle superpotenze, la forza che domina ogni cosa. Mettici sopra tutto il tuo denaro, puntaci sopra, adorala (inchinati in atto di sottomissione non davanti a Marx, stupida, balbuziente, rabbiosa figlia mia, non davanti a Ho Chi Minh e Mao Tse Tung), inchinati davanti al gran dio Solitudine!”

“Tutto quello che non era riuscita a ottenere con una foniatra, con uno psichiatra e col diario tartaglione lo aveva realizzato magnificamente diventando matta. Assoggettandosi all’isolamento, allo squallore e a terribili pericoli, aveva raggiunto il controllo, mentale e fisico, di tutti i suoni che emetteva. Un’intelligenza non più ostacolata dal malefico influsso della balbuzie.”

“Ciò che lui trovava stupefacente era il modo in cui gli uomini sembravano esaurire la propria essenza – esaurire la materia, qualunque fosse, che li rendeva quello che erano – e, svuotati di se stessi, trasformarsi nelle persone di cui un tempo avrebbero avuto pietà. Era come se, mentre la loro vita era ricca e piena, essi fossero, in segreto, stufi di se stessi e non vedessero l’ora di liberarsi del loro discernimento, della loro salute e di ogni senso delle proporzioni per passare all’altro io, il vero io: che era uno stronzo detestabile e completamente illuso.”

“Ed era solo una volta l’anno che si trovavano tutti insieme, e per giunta sul terreno neutrale e sconsacrato della festa del Ringraziamento, quando tutti mangiano le stesse cose e nessuno si allontana per andare a rimpinzarsi di nascosto di qualche cibo stravagante: né kugel, né pesce gefilte, né insalata di rafano e lattuga romana, ma solo un tacchino colossale per duecentocinquanta milioni di persone; un tacchino colossale che le sazia tutte. Una moratoria sui cibi stravaganti e sulle curiose abitudini e sulle esclusività religiose, una moratoria sulla nostalgia trimillenaria degli ebrei, una moratoria su Cristo e la croce e la crocifissione per i cristiani, quando tutti, nel New Jersey come altrove, possono essere, quanto alla propria irrazionalità, più passivi che nel resto dell’anno. Una moratoria su ogni doglianza e su ogni risentimento, e non soltanto per i Dwyer e i Levov, ma per tutti coloro che, in America, diffidano l’uno dell’altro. È la pastorale americana per eccellenza e dura ventiquattr’ore.”

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il rimorso – el remordimiento

Ho commesso il peggiore dei peccati
che un uomo può commettere. Non sono stato
felice. Mi travolgano e disperdano,
spietati, i ghiacci dell’oblio. I miei

mi avevano creato per il gioco
azzardato e stupendo della vita,
per la terra, per l’acqua, l’aria, il fuoco.
Li ho delusi. Non si compì la loro

giovane volontà. Non fui felice.
Mi applicai alle caparbie simmetrie
dell’arte, che congegna vacuità.

Ereditai audacia. Non fui audace.
Non mi abbandona. Mi sta sempre accanto
l’ombra d’essere stato un disgraziato.

Jorges Luis Borges

He cometido el peor de los pecados
que un hombre puede cometer. No he sido
feliz. Que los glaciares del olvido
me arrastren y me pierdan, despiadados.

Mis padres me engendraron para el juego
arriesgado y hermoso de la vida,
para la tierra, el agua, el aire, el fuego.
Los defraudé. No fui feliz. Cumplida

no fue su joven voluntad. Mi mente
se aplicó a las simétricas porfías
del arte, que entreteje naderías.

Me legaron valor. No fui valiente.
No me abandona. Siempre está a mi lado
La sombra de haber sido un desdichado.

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