funerali

oggi sono andato al funerale del padre di un amica-collega: ho apprezzato lo stacco temporale che le cerimonie impongono al nostro tran-tran

ma l’omelia (dignitosa peraltro)  del parroco mi ha confermato due mie convinzioni:

  • la mia distanza dal cristianesimo e da tutte le religioni che propongono un “paradiso” è ormai incolmabile: non riesco a non vedere l’aspetto consolatorio di queste credenze, mi sento trattato come un bambino che ha bisogno di un premio, o peggio di una punizione al di fuori della vita, per vivere “bene” – preferisco la disperata convinzione che non ci sia uno scopo e che l’unica immortalità si conquista con i propri discendenti o comunque lasciando qualcosa di bello nel mondo
  • vorrei però un funerale laico, è importante che ci si fermi a ricordare la persona, la sua storia, è importante incontrare le persone comuni e ascoltare i messaggi che le persone vicine vogliono condividere (a proposito: grazie p. e r.!) – immagino una occasione per incontrarsi, con un po’ di musica e qualcosa da bere, scambiandosi ricordi e foto e poesie, uno spazio fuori dal quotidiano e dal solito per ricordare e riflettere

 

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ancora pensioni: e le donne, come stanno?

il post sulle pensioni ha avuto molte letture e alcuni commenti su facebook – in uno di questi commenti l’amica emanuela si chiede, giustamente, quale sia la situazione per le femmine: ecco qui lo stesso grafico per l’altra metà del cielo

la serie è simile, con le seguenti differenze:

  • il minimo viene raggiunto nel 1999 (58,1 anni)
  • il picco, invece che a inizio serie, è raggiunto nel 1982 (63,1)

anche l’andamento di questa serie mostra un periodo, in questo caso tra la fine degli anni ’80 e il 2010, in cui si è andati in pensione “presto”, sia rispetto alle classi più anziane sia rispetto ai giorni nostri – da tenere presente che la ripida salita degli ultimi anni è stata certamente influenzata dalla richiesta europea di adeguare le condizioni per il pensionamento femminile a quelle maschili

ricordo che anche qui parliamo di età medie effettive di pensionamento: fenomeni come le baby-pensioni contribuiscono alla media e rendono ancora più evidente l’ingiustizia di diversi trattamenti per diverse categorie

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pensioni: quello che non ci dicono

sono uno di quelli cui la legge fornero ha allungato il periodo lavorativo: mentre i miei colleghi di poco più anziani sono andati tutti in pensione intorno o prima dei 60 anni, io andrò in pensione intorno ai 66-67 – ho vissuto all’inizio il tutto come una leggera ingiustizia: è vero che la speranza di vita si è allungata (circa 3 mesi ogni anno negli ultimi 20 anni), ma avrei preferito una gestione più graduale del tutto, evitando palesi ingiustizie: perché colleghi nati nel 1950 sono potuti andare in pensione a 58 anni e noi dobbiamo andare 8-10 anni più tardi?

basta però allargare un poco lo sguardo e la prospettiva cambia: come al solito bisogna cercare di affidarsi ai dati, piuttosto che alle dichiarazioni e/o alle sensazioni – davvero impressionante quanto il dibattito su questi argomenti non parta MAI dai dati, ma sempre da assunzioni non verificabili, tipo “in italia andremo in pensione più tardi di tutti” oppure “un tempo si andava in pensione prima” (fa eccezione un bel blog come “il post”)

l’oecd pubblica da anni una interessante serie con l’età media di pensionamento dei vari paesi aderenti: basta dare un’occhiata e subito si capisce che:

  • l’età effettiva di pensionamento italiana è ancora nel 2016 tra le più basse di tutte: in italia 62.1 contro una media oecd di 65.1
  • ancora più interessante: la serie storica (vedi grafico) mostra che in italia fino agli anni ’70 si andava in pensione più tardi di oggi! a partire dai 65 anni del 1970 si scende fino a toccare il minimo nel 1995 (59.1) e poi si inizia a risalire

vista in questo modo la prospettiva cambia completamente: stiamo solamente riportando i limiti a una situazione precedente e 50 anni fa si andava in pensione più tardi di oggi, anche se la speranza di vita allora era circa 12 anni inferiore a quella odierna!

riprendendo un discorso fatto con gli amici managerzen, questo grafico conferma che tra gli anni ’80 e ’90 abbiamo creato una situazione insostenibile da un punto di vista economico, che stiamo pagando ancora oggi con il nostro enorme debito pubblico

la situazione vista così mi risulta più accettabile anche personalmente perché mi ritrovo a paragonare la mia situazione con quella delle generazioni che sono andate in pensione negli anni ’70 a 65 anni: persone che avevano in media la speranza di vivere circa 5 anni dopo la pensione, mentre in media la mia generazione ne vivrà più di 15

e penso con rabbia ai dati diffusi in questi giorni dall’inps che mostrano che mezzo milione di persone che hanno smesso di lavorare prima del 1980 prende ancora oggi la pensione, essendosi ritirata tra i 46 e i 49 anni: queste sono le ingiustizie che gridano vendetta e queste sono le spese folli che hanno gonfiato il nostro debito pubblico

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settimana bianca 2018

anche quest’anno andiamo a sciare sulle dolomiti: albergo ad alba di canazei, lo stesso dell’anno scorso, dove evidentemente ci siamo trovati bene – il gruppo si è ulteriormente ingrandito, siamo 18 a inizio settimana, 20 alla fine, senza contare qualche amico sfuso in zona

il bello del gruppo numeroso è che consente di scegliere fra diverse alternative: si può sciare con il gruppo degli assatanati, che aprono e chiudono le piste sciando in continuazione, oppure raggiungerli più tardi o sganciarsi prima – si trova sempre qualcuno con cui condividere la scelta

al solito il comprensorio del sella ronda si conferma la migliore area di sci di europa: piste, impianti e panorami rendono la zona davvero unica – certo i difetti non mancano: i prezzi dello skipass sono diventati stellari, l’organizzazione delle scuole di sci potrebbe essere migliorata di molto, la manutenzione delle piste a volte lascia a desiderare

la settimana scorre scandita da moltissime sciate: la mattina si parte prima delle 9 e spesso rientriamo con l’ultima funivia delle 17.10 – negli ultimi anni a. scia con noi e adesso è lei che inizia ad aspettare noi

il mercoledì mi falciano da dietro alla fine di una pista – per fortuna non mi faccio niente di grave, mi rialzo e sfogo gli istinti omicidi verso l’animale che mi è arrivato addosso con una aggressione verbale in inglese farcita di parolacce e consigli su dove andare a sciare e su dove soddisfare i suoi istinti sessuali – purtroppo mi rovina la giornata, mi sento un poco intronato e insicuro e rientro da solo in albergo

gli ultimi giorni tutto bene, a parte un’amica con un colpo a un ginocchio e una febbre che stende un altro partecipante: giovedì facciamo il solito bellissimo giro dei 4 passi e l’ultimo giorno andiamo ad omaggiare una delle più belle piste nere delle dolomiti, la mitica gran risa che a. si spara a grande velocità – insomma una bella e completa vacanza, suggellata dal pranzo sulla via del ritorno a carpi in una semplice trattoria dove sperimentiamo una fantastica cucina emiliana: poi baci abbracci e rientro a casa

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oslo, architetture statistiche e scivolate sulla neve

tre giorni ad oslo per una riunione su cspa (common statistical production architecture) con due colleghi istat e vari colleghi da tutto il mondo – lavoro molto intenso per migliorare questi standard che consentono di migliorare la cooperazione tra colleghi e tra istituti

nel poco tempo rimasto libero dal lavoro riusciamo a:

  • andare di corsa alla national gallery per vedere l’urlo di munch, le montagne blu di sohlberg è un quadro di artemisia gentileschi (come è finito a oslo?)
  • visitare di notte da fuori sotto la neve la bellissima “opera” sul mare
  • scivolare come uno scemo sul ghiaccio rimediando dolori e lividi vari
  • visitare all’alba le tombe di munch e di ibsen in un bellissimo cimitero dove le tombe sono semplici lapidi sui prati coperti di neve
  • andare a mangiare fuori con i colleghi di meeting, mischiando lingue e culture e usanze gastronomiche
  • trovare che anche in norvegia gli aerei partono in ritardo
  • riflettere sulla civiltà di un paese ricco che dà importanza all’etica e al futuro
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giornata della memoria

E’ una giornata come le altre: mio padre che legge un libro, mio fratello piccolo che piange, mamma che ordina a mia sorella maggiore di farlo smettere e io e mio fratello che giochiamo a scacchi. Da fuori si sentono le bombe sulle case, le urla della gente, le sparatorie ecc… è un po’ che va avanti così, ma ormai ci siamo abituati. Mio padre è italiano e mia madre ebrea, viviamo a Roma e la nostra coinquilina è la paura: la paura che i tedeschi entrino in casa e che ci portino ad Auschwitz. A casa non ne parliamo tanto: più che altro pensiamo a goderci ogni istante insieme, a casa solo noi: mamma, papà e quattro figli, in poche parole.

Ma un giorno un forte botto fa cadere la porta: “Eccoli” penso. E infatti, eccoli, i soldati tedeschi; io e mio fratello ci precipitiamo giù, nello sgabuzzino, ma a quanto pare i soldati erano ben addestrati per questo: con un sol balzo ci raggiungono e tirano su per la camicia, proprio come nei cartoni, come quando i Dalton cercano di scappare dalla loro prigione, con l’ unica differenza che a noi ci portano a morire, mentre loro li portano solo in galera. Cerco di liberarmi muovendomi violentemente e urlando, ma niente, i tedeschi erano ben addestrati anche per questo. E così, senza dire una parola, in meno di cinque minuti ci catturano tutti e sei e ci sbattono nel retro di un camion dove ci sono almeno altre cento persone terrorizzate come noi.

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Una grandissima scrittrice

ursula_le_guin_photo_600dpi_mdiqqk“Perché cerchiamo in cielo le nostre benedizioni – invece che attorno a noi, e in basso? Le speranze che abbiamo sono là. Non in un cielo pieno di occhi orbitanti che ci spiano e di armi, ma sulla terra che guardiamo sotto di noi. Non da sopra, ma da sotto. Non nella luce accecante, ma nell’oscurità che nutre, dove gli esseri umani crescono anime umane.”

via Ursula Le Guin: le donne, l’oscurità, la speranza

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