Un potente libro, diviso in due parti: nella prima parte (tre quarti del libro) la storia del
grande genio ungherese John von Neumann viene raccontata da diverse persone a lui vicine – JvN è stata una delle persone più intelligenti di sempre (di cui si sappia …), ma la sua intelligenza si coniugava con una totale assenza di etica, il che fa sorgere diverse domande sull’importanza e sui rischi dell’intelligenza “pura”, svincolata dai limiti
La interessantissima e breve vita di JvN è inquadrata negli anni ’40 e ’50, prima nei tumultuosi sviluppi della scienza nucleare e poi dei primi passi dell’informatica – JvN getta anche le basi dell’intelligenza artificiale, sviluppando sul grande computer Maniac sia i primi programmi di scacchi, che forme di “vita artificiale” – questo mi ha ricordato i tempi quando, quasi cinquant’anni fa, anche noi giovani programmatori ci dilettavamo a sviluppare giochi che scimmiottavano forme di “vita artificiale”, una sorta di vermi che crescevano e “combattevano” tra di loro nelle memorie degli allora ingombranti mainframe IBM
La seconda parte parla invece di tempi più recenti, quando i computer addestrati dall’intelligenza artificiale sono riusciti a battere i campioni di Go – interessante la storia del grande campione di Go che, una volta battuto dal computer, perde interesse nel gioco e comincia una nuova vita – il legame tra le due parti è debole, forse avrei preferito due libri distinti – il libro può stimolare riflessioni sulle intelligenze artificiali, ora che la potenza dei processori di oggi ha ampliato a dismisura le loro possibilità, in assenza di mature riflessioni sulle loro potenzialità e sui loro rischi
” … non riuscivo a preoccuparmi per la sorter della guerra, dal momento che ero troppo impegnata ad assaporare i molti piaceri che la vita riservava a una ricca ragazzina di Budapest cresciuta nella bambagia. … So che tutto questo può sembrare scioccante, ma a me insegnò fin da subito una semplice verità umana, ovvero che puoi continuare a ballare anche quando il diavolo bussa alla tua porta.”
“Quale che sia il giudizio che mi attende, non posso negare di essermene accorto prima di chiunque altro. Di quel che lui poteva fare. Ed era tutto così raro e così bello che quando volgevo lo sguardo su di lui mi venivano le lacrime agli occhi. Sì, me ne sono accorto, ma mi sono accorto anche di qualcos’altro. Una sinistra intelligenza meccanica a cui mancavano i freni che trattenevano il resto di noi. Perché allora ho taciuto? Perché lui era troppo superiore. Superiore a me, a tutti noi.”
” … il ramificato, intricato meccanismo che soggiace alla rete della vita – nascita e morte, predazione e cooperazione, morfogenesi e simbiosi – si galvanizzava davanti ai miei occhi sospinto da un flusso di elettroni, manifestandosi all’improvviso con un assordante rombo gaussiano all’interno di un minuscolo universo digitale.”






















