francigena zen sicula 2016

 

Jpegda quattro anni insieme ai fantastici amici di managerzen facciamo una camminata che chiamiamo “francigena zen” – i primi due anni siamo stati in IMG-20160423-WA0012toscana, sulla vera francigena, poi l’anno scorso siamo andati prima nel salento e poi siamo diventati international (san marino)

quest’anno abbiamo organizzato in sicilia: il primo giorno visita a palermo con visita ai mercati, poi pranzo alla antica focacceria san francesco (da non perdere!) e altri giri, tra cui l’albero più grande di europa a pizza marina – nel pomeriggio visita a monreale e al suo bel duomo

sIMG_20160424_174458econdo giorno camminata sui monti sopra montemaggiore alla riserva naturale bosco di favara e bosco granza – bellissimo paesaggio boscoso con ricca vegetazione, molte orchidee, pascoli e mucche, con intorno un parco eolico con belle pale che girano al freddo vento – ci infanghiamo spesso e facciamo il picnic al laghetto, il tutto con una brava guida della società artemisia

Jpeg

il terzo giorno, sempre guidati da luigia, lunga camminata da sciara alla cresta del monte san calogero: circa 700 metri di dislivello che ci portano a uno splendido panorama – la camminata è dedicata al sindacalista salvatore carnevale, ucciso dalla mafia – sulla cresta fa molto freddo, mangiamo poco sotto insieme al gruppo di una ventina di camminatori e poi scendiamo, incontrando la pioggia e riparandoci in una casetta in costruzione

Jpegil quarto giorno lo dedichiamo al turismo: cefalù con il suo Jpegbellissimo duomo, il lavatoio e i vicoli del paese vecchio sul mare, e poi castelbuono in montagna, tra il castello, i boschi e i famosi panettoni di fiasconaro

l’ultimo giorno ce ne andiamo a trapani, dove visitiamo il bel centro storico, finalmente in parte pedonalizzato, e le splendide saline ora gestite dal wwf (cosa aspettano Jpega restaurare i mulini?) – andando all’aeroporto ci fermiamo a segesta ad ammirare il tempio perfettamente conservato e il suggestivo teatro affacciato a strapiombo sulla valle sottostante

che bel giro! quattro-cinque giorni con la mia bimba e gli amici, giorni pieni di camminate, battute, arte, natura, discorsi seri, trattori, visite, carciofi, cannoli …

a un cerbiatto somiglia il mio amore

grossmannlungo e bellissimo libro di grossmann, storia di una donna e dei suoi due uomini, da giovani tre amici inseparabili, raccontati da lei alla soglia dei cinquanta anni – le storie delle persone e dei loro rapporti emergono poco alla volta nel racconto

grossmann semina indizi nel testo e poco alla volta si capiscono i fili della vita che uniscono i tre e i loro figli – la realtà dura dell’israele di fine ‘900 li circonda e ne influenza i percorsi, conditi dal senso di realtà di chi ha davvero perso un figlio in quell’assurda guerra infinita

molto bella la riscoperta anni dopo delle ragioni di rapporti dolorosamente intimi, così intimi da confondersi con le ragioni della propria esistenza – anche qui una lunga camminata (tra gli odori del medio oriente) è occasione e metafora di una riscoperta e una rinascita

“Il leopardo e il capretto che si sdraiano insieme e staremo a vedere cosa succede…..Forse quel particolare leopardo e quel particolare capretto riusciranno…a elevarsi, a redimersi?”

“L’importante non è dove sei, ma dove non sei.”

Uri conosceva bene la trama del libro e i suoi personaggi. Ogni volta che parlavamo al telefono, e soprattutto quando tornava in licenza, mi domandava cosa c’era di nuovo nella storia e nella vita dei personaggi (“cosa gli hai fatto fare questa settimana?” era la sua domanda consueta). Uri ha svolto gran parte del servizio militare nei territori occupati, in pattugliamenti, turni di vedetta, appostamenti e periodi di guardia ai check point. Di tanto in tanto mi parlava delle sue esperienze laggiù.
A quel tempo io avevo la sensazione – o meglio, covavo il desiderio – che il libro che stavo scrivendo lo proteggesse.

 

post anarcosorcosituazionista – ce n’ho abbastanza

P_20160417_172255domenica scorsa nella “sua” garbatella, un colorato corteo ha ripercorso il “sentiero urbano victor cavallo” creato l’anno scorso per ricordare questo personaggio – la targa recita “Qui inizia e qui ritorna il sentiero urbano Victor Cavallo, il sentiero percorre i lotti della Garbatella e attraversa i cortili, gli spazi verdi, i luoghi del quartiere dove è nato e cresciuto, giocando a pallone e corteggiando donne, Vittorio Vitolo in arte Cavallo, poeta sovversivo e ribelle, attore, stalker e centrocampista anarcosorcosituazionista.”

nel seguito una delle poesie di victor, in prossimi post altri dettagli

ce n’ho abbastanza per comprarmi una bottiglia di vodka
un chilo di arance un amburg il pane tondo una birra
un pacchetto di marlboro.
E poi mangio l’amburg col pane tondo tostato e
bevo la birra e fumo la marlboro e poi spremo due
arance con la vodka.
E poi esco e incontro la più grande figa della mia
vita con gli occhi verdi e le ciglia nere e la bocca
rossa e le mani nervose e decidiamo cazzo di non
fare nessun film di non scrivere nessuna stronzata di non recitare
nessuna cagata e di non andare in campagna
e di non occuparci della casa né della merda né dei
capelli né dei comunisti.
Io butto nel fiume il trench di mio fratello
io compro i biglietti per la partita roma-river plate
io raccolgo gli occhi nella spazzatura
io accompagno mio figlio nel paradiso totale
senza nessun pericolo né gas né elettricità né politica
né bicchieri né coltelli né stanze di pavimento.
E lei scompare come le ore e appare come le ore
e me ne frego della pensione e me ne frego di morire
me ne frego dei fascisti e dovunque mi sdraio sogno
e ho sempre voglia di baciarla e gli alberi
respirano e le nuvole di merda si spaccano
e da dentro partono razzi luminosi
e dovunque sono vivo e non ho nessuna paura
né dei rinoceronti né dei serpenti né degli appuntamenti
e butto via l’elmetto e esco dalla trincea delle spalle di piombo
e mando affanculo tutti gli stronzi cagacazzi della terra
e grido come un’arancia stellare
e viaggio nella luce dell’ananas e cago cicche d’oro
sulla faccia dei nazi-igienisti maledetti
puliscicessi. Buttare via il tempo della vita
a lucidare i bidè e conservare i bicchieri
e sorridersi a culo sbarrato e invecchiare
come i più stronzi prima di noi.
Maledetti cagoni falsi e vigliacconi.
lei apparirà. Bruciando i tampax dell’anima sanguinante.
apparirà con gli occhi verdi e ciglia nere e bocca rossa
anima luminosa come arcobaleno puro
radice che spiega con tutta la chiarezza perché questa merda è merda
e finirò di vivere la vita con la paura di vivere la vita.

(da prima guida poetica italiana)

saggio sulla lucidità

saggio-sulla-luciditadisperato bellissimo libro di saramago, che distrugge le nostre illusioni sulla democrazia e sulla faccia benevola del potere – nella stessa nazione di “cecità” i cittadini della capitale decidono, senza nessun accordo esplicito, di votare in larga maggioranza scheda bianca

la reazione del governo, a un atto formalmente ammesso dalla costituzione, è brutale: isolamento  della capitale, repressione, censura, depistaggi e infine stragi, quasi una riedizione romanzata delle stragi di stato degli anni ’70 – saramago non lascia speranze: anche la fazione moderata e “umana” del governo si rivela spietata quanto e più dei ministri che avviano la repressione

la storia si intreccia in seguito, in un modo che non posso anticipare, proprio con “cecità”, i cui eventi sono avvenuti quattro anni prima – ma mentre nel libro precedente sotto analisi era la malvagità individuale e dei gruppi, in questo libro sotto accusa è il potere politico, visto come violenza e sopraffazione, anche nei regimi formalmente democratici: dalla cecità individuale alla violenza cieca del potere

“Gli esseri umani sono universalmente conosciuti come gli unici animali capaci di mentire, e se è vero che a volte lo fanno per paura, e a volte per interesse, a volte lo fanno anche perché si sono accorti in tempo che era l’unico modo che avevano per difendere la verità.”

” … le farò una domanda, A sua disposizione signor ministro, Ha votato scheda bianca, Come, prego, non ho sentito bene, Le ho domandato se ha votato scheda bianca, le ho domandato se era in bianco la scheda che ha depositato nell’urna, Non si sa mai, signor ministro, non si sa mai, Quando sarà tutto finito, spero di avere con lei una lunga conversazione, Ai suoi ordini, signor ministro, Buonasera, Buonasera, Avrei voglia di venir lì a darle una tirata di orecchio, Non ho più l’età, signor ministro, Se un giorno dovesse essere ministro dell’interno, saprà che per le tirate di orecchio e altri rimproveri non c’è mai stato limite di età, Che non la senta il diavolo, signor ministro, Il diavolo ha un udito talmente buono che non ha bisogno che gli dicano le cose a voce alta, Che dio ci aiuti, allora, Non vale la pena, è sordo dalla nascita.”

“Il cane è arrivato di corsa da dentro, fiuta e lambisce il viso della padrona, poi allunga il collo verso l’alto ed emette un ululato da rabbrividire che un altro sparo tronca immediatamente. Allora un cieco domandò, Hai sentito qualche cosa, Tre spari, rispose l’altro, Ma c’era anche un cane che ululava, Ora ha smesso…, dev’essere stato il terzo sparo, Meno male, detesto sentire i cani che ululano.”

ologramma per il re

dave_eggers_ologramma_per_il_redave eggers ci porta in un paese del golfo persico per una storia surreale, dove un uomo d’affari occidentale aspetta per settimane la realizzazione di un appuntamento d’affari con il re, che viene continuamente rimandato

nella straniante situazione gli accadono improbabili avventure, che lo mettono in contatto con alcuni locali non convenzionali, obbligandolo a riflettere su vicinanze e lontananze delle culture

i lunghi momenti di solitudine sono l’occasione per riflettere sulla sua vita, sulle sue relazioni familiari passate e presenti e sul suo rapporto non lineare con il genere femminile – un libro ben scritto, una storia che lascia il lettore sospeso a pensare a

“A Nairobi aveva incontrato una donna. Sedevano vicini, aspettando i loro voli. Era alta, ben fatta,
con minuscoli orecchini d’oro. Aveva un colorito acceso e una voce melodiosa. Alan scoprì che gli
piaceva più delle molte persone che facevano parte della sua vita, persone che vedeva tutti i giorni.
Gli disse che abitava nella zona settentrionale dello Stato di New York. Non molto lontano dalla
casa di Alan nella Boston dei sobborghi.
Se avesse avuto un po’ di coraggio avrebbe trovato il modo di trascorrere più tempo con lei.
Invece salì sul suo aereo e volò a Riad, poi a Gedda.”

“«Non essere patetico» gli disse una volta Ruby. «Sembri un attore del varietà. Nessuno racconta
più barzellette come queste.»
«Io sì.»
«La gente racconta barzellette quando non ha niente da dire» osservò lei.
«La gente racconta barzellette quando non resta più niente da dire» disse lui.
Veramente non disse proprio così. Lo pensò molti anni dopo, quando ormai lui e Ruby non si
parlavano più.”

“«Sì» disse lui, senza sapere perché. Ne prese uno, masticò la polpa, sentendosi devastato, come sempre, da se stesso, dalla propria incapacità di fare ciò che doveva quando doveva.”

ferocia

ferocia1storia contemporanea in una puglia senza speranza: una famiglia di potere vive i suoi anni e i suoi affari sempre più loschi, contornati da ambienti dove non si salva nessuno – corruzione, violenza, droga, sesso malato

solo clara sembra essere diversa, con il suo rapporto particolare con il fratello “strano” e con gli emarginati – ma la sua differenza si rivela solo un modo diverso di vivere la stessa perdizione che coinvolge tutti

quadro deprimente della nostra società, dove nessuno è in grado di cambiare niente e le sole ribellioni sono velleitarie e/o autodistruttive – stile di scrittura un po’ troppo compiaciuto, a volte barocco, la storia invece “prende” e i personaggi si fanno ricordare con tutte le loro debolezze

è uno di quei libri nei quali non condivido i sentimenti dello scrittore verso i suoi personaggi: l’autore – forse affezionato – prova a salvarli in qualche modo, il mio giudizio è invece completamente negativo

“Non era molto oltre la trentina, ma non poteva avere meno di venticinque anni a causa dell’intangibile rilasciamento dei tessuti che trasforma la sveltezza di certe adolescenti in qualcosa di perfetto.”

“La sensazione da pezzo mancante (un invito che provocava struggimento, e subito dopo aggressività) Clara la spargeva intorno anche quando lui non c’era. Questo era maledettamente chiaro. Nonostante si fossero visti anche solo il giorno prima.”