Maniac

Un potente libro, diviso in due parti: nella prima parte (tre quarti del libro) la storia delManiac - Benjamín Labatut grande genio ungherese John von Neumann viene raccontata da diverse persone a lui vicine – JvN è stata una delle persone più intelligenti di sempre (di cui si sappia …), ma la sua intelligenza si coniugava con una totale assenza di etica, il che fa sorgere diverse domande sull’importanza e sui rischi dell’intelligenza “pura”, svincolata dai limiti

La interessantissima e breve vita di JvN è inquadrata negli anni ’40 e ’50, prima nei tumultuosi sviluppi della scienza nucleare e poi dei primi passi dell’informatica – JvN getta anche le basi dell’intelligenza artificiale, sviluppando sul grande computer Maniac sia i primi programmi di scacchi, che forme di “vita artificiale” – questo mi ha ricordato i tempi quando, quasi cinquant’anni fa, anche noi giovani programmatori ci dilettavamo a sviluppare giochi che scimmiottavano forme di “vita artificiale”, una sorta di vermi che crescevano e “combattevano” tra di loro nelle memorie degli allora ingombranti mainframe IBM

La seconda parte parla invece di tempi più recenti, quando i computer addestrati dall’intelligenza artificiale sono riusciti a battere i campioni di Go – interessante la storia del grande campione di Go che, una volta battuto dal computer, perde interesse nel gioco e comincia una nuova vita – il legame tra le due parti è debole, forse avrei preferito due libri distinti – il libro può stimolare riflessioni sulle intelligenze artificiali, ora che la potenza dei processori di oggi ha ampliato a dismisura le loro possibilità, in assenza di mature riflessioni sulle loro potenzialità e sui loro rischi

” … non riuscivo a preoccuparmi per la sorter della guerra, dal momento che ero troppo impegnata ad assaporare i molti piaceri che la vita riservava a una ricca ragazzina di Budapest cresciuta nella bambagia.  … So che tutto questo può sembrare scioccante, ma a me insegnò fin da subito una semplice verità umana, ovvero che puoi continuare a ballare anche quando il diavolo bussa alla tua porta.”

“Quale che sia il giudizio che mi attende, non posso negare di essermene accorto prima di chiunque altro. Di quel che lui poteva fare. Ed era tutto così raro e così bello che quando volgevo lo sguardo su di lui mi venivano le lacrime agli occhi. Sì, me ne sono accorto, ma mi sono accorto anche di qualcos’altro. Una sinistra intelligenza meccanica a cui mancavano i freni che trattenevano il resto di noi. Perché allora ho taciuto? Perché lui era troppo superiore. Superiore a me, a tutti noi.”

” … il ramificato, intricato meccanismo che soggiace alla rete della vita – nascita e morte, predazione e cooperazione, morfogenesi e simbiosi – si galvanizzava davanti ai miei occhi sospinto da un flusso di elettroni, manifestandosi all’improvviso con un assordante rombo gaussiano all’interno di un minuscolo universo digitale.”

 

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Cammino dei Vulcani: da Sambuco a Cerveteri

Ultimo dei miei quattro giorni sul Cammino dei Vulcani: parto dal B&B e da Sambuco la strada attraversa una bella campagna sun una strada quasi deserta – arrivato a Castel Giuliano aspetto i miei due amici che mi accompagneranno per una parte del cammino

Scendiamo dal paese e subito il percorso si interrompe per un cancello chiuso con catena e lucchetto – per fortuna nel tracciato era prevista una variante: torniamo indietro e saliamo nel terreno dell’azienda “Monte la Guardia” che gentilmente non solo consente il passaggio ai camminatori, ma mantiene anche una sua utile segnaletica

Nella discesa ci fermiamo a una prima cascata, impressionante per l’altezza, anche se non per la scarsa portata dell’acqua e per la difficoltà di vederla se non a pezzi – il sentiero poi scende nella valle e deviamo verso la seconda cascata, dove ci fermiamo a mangiare

Qui gli amici tornano indietro, per affrontare la risalita fino a Castel Giuliano, e io continuo da solo nella discesa del sentiero, che alla fine risale rapidamente per costeggiare e poi entrare nella necropoli di Cerveteri – bellissimo modo di concludere il cammino, visitando alcune parti secondarie, spesso non viste, della immensa necropoli – alla fine bus per la stazione FS e trenino per Ostiense: grazie alle varie deviazioni, i chilometri sono passati da 18 a 24, ma mi sento bene, pieno di quella dolce stanchezza che mi danno le cose belle

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Cammino dei Vulcani: da Manziana a Sambuco

Oggi tappa rilassante con due grandi meraviglie: la prima è il bosco di Manziana, residuo di quell’ immenso bosco che in tempo andava da Veio a Tolfa – un vero monumento naturale che ci fa vedere come doveva essere la zona secoli fa

Purtroppo gi incivili sono tra noi: gente che entra in macchina (dovrebbe essere vietato, ma chi controlla) e gironzola per il bosco, molti andando a funghi e uccidendo buttando all’aria i funghi che non rispettano i loro gusti gastronomici… Forza Asteroide!

L’altra meraviglia è la Caldara di Manziana, un punto dove la terra fa sentire il suo respiro profondo con pozze gorgoglianti, soffioni e terreno lunare senza vegetazione – un posto magico dove gli alberi non sopravvivono e si resta in silenzio a pensare alla nostra piccolezza

Il cammino va via veloce e arrivo con passo allegro al B&B in campagna: domani ultima tappa di questo giretto e si rientra

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Cammino dei Vulcani: da Anguillara a Manziana

Bellissima alba sul lago, faccio colazione e parto – oggi il tempo è bello, solo qualche nuvola e una bella temperatura ancora tardo estiva

La strada si allontana dal lago, salendo sul bordo del cratere e poi entra nel Parco Marturano e lo attraversa per andare verso Bracciano – bellissima la vista dai monti di Tolfa a Roma

Costeggio la ferrovia per Bracciano attraversando Vigna di Valle, una zona dove molti romani si sono trasferiti negli ultimi decenni – dopo Bracciano si entra nel bosco e dopo un poco si incontrano degli archi altissimi che attraversano un fosso

Sono gli archi di Boccalupo, un acquedotto costruito dagli Odescalchi nel ‘600 per portare acqua alle fabbriche di Bracciano, oggi abbandonato e inglobato nel bosco – un altro bosco e si arriva a Manziana, dove in piazza mi disseto a una favolosa fontana con acqua leggermente frizzante

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Cammino dei Vulcani: da Campagnano ad Anguillara

Approfitto dell’annullamento di una missione in Kyrgyzstan per provare un nuovo cammino: scelgo il Cammino dei Vulcani, un percorso che mi avevano presentato l’anno scorso a Oriolo – faccio le ultime 4 tappe, che mi sembrano fattibili anche con il gruppo di amici che accompagno

Ieri arrivo con Cotral a Campagnano, dove dormo in un B&B e la sera ceno in un bar del Pellegrino, dove incontro ragazzi europei che stanno facendo la Francigena – la mattina parto dopo colazione: le previsioni non sono un granché, ma la realtà sarà molto peggio

Il percorso si dirige a ovest, attraversa la Cassia e poi … arriva il diluvio! Proprio mentre incrocio un grande gregge di pecore inizia a piovere fortissimo – mi riparo come posso con l’ombrello e continuo a camminare

Dopo una mezz’ora smette ed esce il sole: la strada sterrata è prima un torrente e poi una serie di laghi – le pozzanghere sono così ampie che dopo un po’ decido semplicemente di passarci dentro, con l’acqua che arriva di polpacci

Arrivo in vista del lago di Bracciano e scendo sul lungolago, entrando infine ad Anguillara – un piatto di gnocchi e mi rifugio nel B&B per una doccia calda

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Ciao Stefano

Io ti amo
e se non ti basta
ruberò le stelle al cielo
per farne ghirlanda
e il cielo vuoto
non si lamenterà di ciò che ha perso
che la tua bellezza sola
riempirà l’universo

Io ti amo
e se non ti basta
vuoterò il mare
e tutte le perle verrò a portare
davanti a te
e il mare non piangerà
di questo sgarbo
che onde a mille, e sirene
non hanno l’incanto
di un tuo solo sguardo

 

Io ti amo
e se non ti basta
solleverò i vulcani
e il loro fuoco metterò
nelle tue mani, e sarà ghiaccio
per il bruciare delle mie passioni

Io ti amo
e se non ti basta
anche le nuvole catturerò
e te le porterò domate
e su te piover dovranno
quando d’estate
per il caldo non dormi
E se non ti basta
perché il tempo si fermi
fermerò i pianeti in volo
e se non ti basta
vaffanculo

 

(fantastica poesia di Stefano Benni, una bellissima dichiarazione di amore

… buon viaggio!)

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Leonida

Libro scritto dalla cantante Nada (Malanima) – l’ho comprato dopo averla sentita intervistata in un podcast di Internazionale – una donna intelligente e complessa, mai banale

Il libro racconta la vita della protagonista e io narrante, Leonida appunto, dall’infanzia alla vecchiaia – la scrittura è interessante, a volte sembra di leggere versi di canzoni, la storia piena di (troppi?) personaggi, pochi ben caratterizzati

Belle le descrizioni dei luoghi e delle loro specificità, leggendo riflettevo sulla lunghezza delle vite e sulle cose veramente importanti, quelle che vale la pena di ricordare e narrare

“Imparavo piano piano, giorno dopo giorno, per settimane, per mesi, per anni, a prendere le distanze dalla sofferenza, e con l’andare del tempo, più nulla penetrava, scalfiva la mia anima.”

“Mentre i miei occhi salutavano quelle facce sorridenti, impressionate in un momento felice su una vecchia foto, la morte riavvolgendo il tempo mi aveva raccontato la vita.”

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Il posto

La biografia del padre, in bilico tra il suo essere operaio e il diventare barista- negoziante, sempre di animo contadino, diventa per contrasto il racconto della giovinezza e della propria emancipazione.

La Francia del dopoguerra descritta nelle parole dei semplici, la storia della famiglia come specchio della storia del mondo – il cambio delle generazioni come metafora della Storia e dei suoi progressi, veri o supposti tali

Scrittura asciutta, pochi verbi a rappresentare ricordi e storie essenziali, semplici, profonde

“Forse scrivo perché non avevamo più niente da dirci.”

“Più nessuna ambizione. Si era rassegnato, pensava al suo negozio come al retaggio di un mondo che sarebbe scomparso con lui.”

“Sono scivolata in quella metà del mondo per la quale l’altra metà è soltanto un arredo.”

[Letto su carta, la lettura sull’e-book mi sta venendo a noia … ne scriverò]

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Distanze

Nel libro “L’anniversario” di Andrea Bajani ho trovato questa riflessione interessante:

“Per anni, prima di allora, avevo scelto la distanza – che in quanto tale era un classico del genere, praticato per generazioni da milioni di persone. La geografia è da sempre stata la sponda di ogni disfunzione familiare. Credo avvenga appunto per istinto, ancora prima che per emulazione: allontanarsi da ciò che ti fa male.  …  Nessuno lo avrebbe ammesso ufficialmente, né lo farebbe ora. Eppure mi è sempre parso un fatto indiscutibile, se non lapalissiano, questa soluzione dei chilometri frapposti tra sé e chi ci precede sulla linea della vita.”

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Samarcanda 2025

Sveglia all’alba per prendere il treno veloce per Samarcanda, la mitica città sulla Via della Seta, sede del regno di Timur (Tamerlano) – i nostri ospiti ci vengono a prendere e poi per due giorni ci scarrozzano con squisita ospitalità tra le diverse aree archeologiche e monumenti della città

L’Uzbekistan punta molto sul turismo e tutte le aree monumentali sono ristrutturate e “sistemate” – pur di fronte agli imponenti monumenti resta un senso di “fittizio”, dovuto al fatto che tutti i principali monumenti erano in rovina fino alla seconda guerra mondiale – Se da un parte il restauro consente di apprezzare anche le dimensioni originali dei monumento, i nuovi materiali non raggiungono il fascino di antichi mattoni, pietre e ceramiche

Nei due giorni a Samarcanda giriamo come trottole e troviamo anche il tempo per una riunione con il locale Ufficio Regionale, in cui approfondiamo gli aspetti del rapporto tra centro e periferia nel sistema statistico – Andiamo anche a visitare un centro dove hanno recuperato le vecchie tecniche di produzione della carta con mulini ad acqua, un ristorante pieno di fontane e spruzzi di acqua e il mausoleo dove si narra siano sepolte alcune reliquie di San Daniele, qui trasportate da Timur

Da non perdere in città: Registan Square, di giorno e di notte, la piazza più importante con gli imponenti palazzi, la necropoli Shah-i-Zinda con le sue tombe ornate di ceramiche e la moschea di Bibi Khanim, la moglie prediletta tra le 43 consorti di Timur

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