run baby run

ogni tanto anche mamma parte per qualche giorno e va all’estero per lavoro: io sono contento perché è l’occasione per a. e me per ritrovare le nostre complicità in un rapporto a due – di solito si vedono film che con mamma non si vedono, si mangiano cose proibite o si apparecchia in modo più sportivo

stasera ci siamo visti un vecchio cartone su netflix, il classico “mostri contro alieni” commentandolo e anticipando le battute (“aspetta aspetta, anche tu stavi con derek? Che lurido doppiogiochista!“)

normalmente quando uno dei due sta fuori a. dorme nel lettone, stasera al momento di andare a dormire mi fa, con aria protettiva: “papà non ti fa problema dormire da solo?” … la adoro!

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ginevra 2018 modernstats

workshop a ginevra sugli standard internazionali per la statistica: una cinquantina di persone da più di trenta paesi per scambiare esperienze e conoscenze – al solito ci vediamo al palais des nations, costruito un secolo fa per la società delle nazioni: un palazzone in mezzo a un giardino fantastico con una bellissima vista sul lago e sulle alpi innevate

continuo con la scelta di evitare gli ascensori e in albergo mi toccano 7 piani due volte al giorno – le cene comuni sono al solito care e dispersive, anche se si riesce comunque ad avere qualche scambio interessante con i vicini

sempre interessante incontrare persone di tanti paesi, la diversità è proprio una ricchezza dell’umanità, stupido chi non se ne accorge!

prima di rientrare una salto allo spaccio onu per portare un poco di delizioso cioccolato svizzero – e stasera purtroppo mi perdo la cena dei motociclisti dove si conosce la destinazione del viaggetto annuale: ragazzi mi mancate!

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l’isola di arturo

bellissimo libro della morante su procida e sul passaggio dall’adolescenza alla maturità del protagonista – cresciuto quasi selvatico, salvato (in modo un poco inverosimile) dalla lettura di libri trovati per caso, arturo cresce senza madre e nell’adorazione del padre, che dopo una delle sue numerose assenze torna con una giovane sposa

l’arrivo della ragazza e del suo figlio stravolgono la vita di arturo che sperimenta per la prima volta la gelosia e il desiderio

protagonista assoluta del libro l’isola selvaggia e la sua natura che condiziona la vita di tutti, mentre il vecchio penitenziario domina la vista con le sue mura e i suoi ospiti – il libro mi piacque tantissimo anni fa, ricordavo specialmente una lingua pulita e ricca; stavolta la lingua mi sembra invecchiata, piena di termini inusuali, che mi suonano male … quanto cambiano i libri, letti decenni dopo!

resta bella la storia, il rabbioso amore di arturo per il padre, la scoperta accennata del sesso e dell’universo femminile, lo sguardo disincantato e sorridente del narratore che racconta anni dopo la propria selvaggia e inconsapevole adolescenza

“È una grande soddisfazione per me il pensiero che tu potrai risparmiarti di lavorare, perché il lavoro non è per gli uomini, è per i ciucciarelli. Anche una fatica, magari, può dar gusto qualche volta, purché non sia un lavoro. Una fatica oziosa può riuscire utile e simpatica, ma il lavoro, invece, è una cosa inutile, e mortifica la fantasia.”

“Egli si versò ancora del vino; e mentre lui beveva, per forse due minuti rimanemmo tutti senza parlare. Si riudì l’urto dei flutti, giù, contro i piccoli golfi: e io, a quel suono, vidi nel pensiero la figura dell’isola distesa nel mare, coi suoi lumini; e la Casa dei guaglioni, quasi a picco sulla punta, con le porte e le finestre chiuse nella grande notte d’inverno. Come una foresta toccata dall’incanto, l’isola nascondeva sepolte in letargo le creature fantastiche dell’estate.”

“A udire il suo accento, pareva che i viaggi non fossero, come sono, una festa, un piacere meraviglioso; ma una cosa amara, innaturale.”

“La rena sarà di nuovo calda, i colori si riaccenderanno nelle grotte, i migratori, di ritorno dall’Africa, ripasseranno il cielo… E in simile festa adorata, nessuno: neppure un qualsiasi passero, o una minima formica, o un infimo pesciolino del mare, si lagnerà di questa ingiustizia: che l’estate sia tornata sull’isola, senza Arturo!”

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tunisia 2018: ultima missione del progetto

e dopo un anno e mezzo arriva l’ultima missione della componente “sistema informativo integrato”: siamo riusciti a riprendere una componente che sembrava entrata in crisi, senza una chiara direzione – finale perfetto, con presentazione nostra e insieme presentazioni dei colleghi tunisini, che nel lavoro presentato hanno dimostrato di avere capito il messaggio anche meglio di come lo abbiamo espresso noi

veramente un finale gratificante, dove la cooperazione lascia qualcosa di concreto (una applicazione che già è operativa) oltre a una maggiore conoscenza e consapevolezza del gruppo tutto – che bello quando si raggiungono risultati concreti e visibili!

qui a tunisi abbiamo trovato freddino e a tratti piovoso, il solito albergo, le solite lunghe camminate per andare al lavoro, la solita tunisi caciarona e un poco sgangherata, un dinaro deprezzato del 20% che crea problemi ai locali alle prese con una crisi del turismo che non vuole passare – davvero ho pensato di fare le prossime vacanze qui per dargli una mano visitando una nazione bellissima e interessante

gastronomia: i primi due giorni abbiamo ripassato ristoranti già visti: il pretenzioso chez slah (pochi piatti, caro e servizio scostante) e il senegalese chez george, lento economico, con pochissimi piatti ma buoni – ultima sera con colleghi francesi ristorante pretenzioso e caro (salle à manger)

tra un mese si torna a tunisi per la chiusura in pompa magna del progetto

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la zia julia e lo scribacchino

giocoso romanzo di vargas llosa che ci porta in perù, dove un diciottenne, che vuole diventare scrittore e lavora in una radio, si innamora di una sua zia trentaduenne divorziata – la storia di amore, osteggiata naturalmente dalla famiglia, si sviluppa nella città di lima in un’atmosfera sognante e caotica

la storia principale si sviluppa nei capitoli dispari, mentre nei capitoli pari troviamo piccoli racconti inverosimili, drammi radiofonici inventato da uno strano personaggio boliviano, chiamato a risollevare le sorti della scalcinata radio locale – qui i personaggi si mischiano tra realtà e finzione, scambiandosi i nomi e le avventure, sempre al confine tra realtà e invenzione, in un colorato clima sudamericano ora allegro ora tragico

ho capito verso la fine del libro che i capitoli dispari sono una sorta di autobiografia dello scrittore, mentre quelli pari rappresentano le difficoltà che lo stesso affrontava nel trovare un suo ruolo da “scribacchino” all’inizio della sua carriera – nel complesso un’opera ancora immatura come lo scrittore diciottenne, ma piena di spunti interessanti e piacevolmente immersa nel sud america degli anni cinquanta

“Javier era il mio migliore amico e ci vedevamo ogni giorno, sia pure solo un momento, per constatare che esistevamo.”

“Il giudice gli indicò una seggiola e il meccanico si sedette, proprio sul bordo, con un atteggiamento eretto, come un uomo cui la nozione stessa di comodità scomodasse.”

“Si alzava sul far del mezzogiorno e soleva pranzare col parroco della chiesa di Santa Ana, un ex giudice istruttore nel cui studio si era mutilato un quacchero (don Pedro Barreda y Zaldìvar?) per dimostrare la sua innocenza in un crimine che gli si attribuiva (aver ucciso un negro giunto clandestino nel ventre di un transatlantico dal Brasile?)”

“L’evento, effemeride delle effemeridi della Città dei Viceré, ebbe luogo il giorno in cui Crisanto Maravillas giungeva nel fior dell’età: la cinquantina? Era un uomo dalla fronte penetrante, naso spazioso, sguardo aquilino, rettitudine e bontà nello spirito, e di una gagliardia fisica che rispecchiava la sua bellezza morale.”

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new york 2018

come ogni marzo riunione della statistical commission all’onu, un incontro interessante di persone provenienti da uffici statistici di tutto il mondo – occasione per incontrare tutti quelli con cui facciamo progetti: istituti dei paesi in via di sviluppo, dei paesi europei e sviluppati, agenzie dell’onu … occasione di scambi, aggiornamenti, programmi futuri

a dormire da mia sorella che mi ha coccolato, ogni giorno ho attraversato quasi tutta manhattan in metro, ritrovando quella familiarità che new york sa dare, familiarità fatta da un patchwork di facce razze odori speranze e disperazioni

da laggiù ho partecipato alla discussione sui risultati delle elezioni e su quello che la sinistra dovrebbe fare, provando spesso rabbia e fastidio per i tanti consigli che tutti pensiamo di poter distribuire qui e là senza però impegnarci in prima persona

le cene: una a tapas su a fort washington, una al pub le cheile sulla 181 durante una mostra di artisti dilettanti, una al cinese jasmine (mediocre) con gli amici italiani e l’ultima al carissimo e trendy ilili ristorante libanese – immancabile un salto da b&h a verificare le ultime novità tecnologiche: sempre affascinante il negozio gestito da ebrei ortodossi preparatissimi e con un divertente sistema di distribuzione dei prodotti alle casse con cassettini su teleferiche

piacevole questa settimana ogni anno, nyc sta diventando un poco “casa”

(nella foto: l”iraq confina con l’iran e con l’irlanda)

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da “quaderno azzurro”

Tengono altari chiusi,
altari sacri,
corsetti di madonne,

e scapolari di lana.
Sottrazioni,
dietro i mattoni
bianchi,

sottrazioni.

Il candore di un abbaglio
apre la notte
e gli inguini.

(da “quaderno azzurro – poesie 2012-2016” di pierino gallo)

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