settimana bianca e mantova

per il quarto anno siamo andati a sciare nell’albergo villa rosella di penia di canazei: una buona posizione, a cavallo tra l’area sci di ciampac da una parte e canazei e sella ronda dall’altra – ottima cucina e personale amichevole ci hanno convinto a tornare ancora qui

abbiamo trovato bel tempo e sciato spesso con il sole, anche se la neve non è tantissima, essendo rimasta quella delle grandi nevicate di dicembre – abbiamo fatto tante piste e sciato molto più dell’anno scorso, quando eravamo stati fermati spesso dal maltempo

divertente analizzare le piste fatte con il riepilogo che dolomiti superski consente di scaricare a fine settimana: chiaramente a. ha aumentato moltissimo i suoi chilometri, superandoci col passare degli anni – ormai scia bene e corre veloce sugli sci, facendo piste di ogni colore senza mai fermarsi

piacevole la collaudatissima compagnia, anche se in formazione ridotta – siamo riusciti anche una sera a vedere una partita di hockey su ghiaccio, dove la fassa falcons ha sconfitto gli austriaci di kitzbuhel : bello sport, complesso all’inizio da capire, ma pieno di virtuosismi e passione

al ritorno ci siamo fermati a mantova, per un pranzo con amici locali e siamo riusciti a visitare di corsa palazzo te, un bellissimo palazzo dei gonzaga, creato da federico secondo come simbolo della sua passione per la sua amante isabella boschetti – veramente un palazzo unico del ‘500, dove il genio di giulio romano si esprime al meglio, soprattutto nella sala dei giganti, modernissima esperienza di “immersione” del visitatore nel mezzo di una gigantomachia con giove che scatena i suoi fulmini e le forze della natura contro i giganti … una sala che da sola vale il viaggio a mantova!

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memorie del mediterraneo

il grande storico braudel si cimenta in un campo a lui poco familiare, in un libro sulla preistoria e sulla storia antica del mare mediterraneo e delle antiche civiltà che vi sono nate o vi si sono affacciate – il libro finì nel dimenticatoio per vicissitudini dell’editore ed è stato pubblicato postumo con una serie di aggiornamenti e integrazioni

pur non essendo aggiornato alle ultime scoperte della storia e della genetica, il libro fornisce un affresco affascinante sui popoli antichi, sulle loro migrazioni e conquiste, sulla nascita e scomparsa degli antichi imperi – lo sguardo affascina proprio perché la prospettiva è “dall’alto” e i caratteri specifici dei diversi popoli sono pennellati con sapienza e originalità

“Si tratta del dialogo, che ai nostri giorni non si è ancora spento, tra la neve e il freddo delle austere montagne e le zone basse, in cui fioriscono gli aranci e le civiltà.”

“Ecco quindi un paese minuscolo, indipendente, condannato dalle montagne confinanti, dai vicini e dalle sue stesse abitudini ad accontentarsi di un magro territorio, quasi irreale, di pochi campi di grano, di frutteti curati magnificamente, foreste e qualche pascolo. Le città sovrappopolate dovranno quindi comprare all’estero i viveri di cui non dispongono, e compensare il loro squilibrio.”

“La vita contrappone, in maniera ripetitiva, quelli che vivono in alto, mangiatori di ghiande o di castagne, cacciatori di selvaggina, venditori di pelli, di cuoio, di giovani capi di bestiame, sempre pronti a mettersi in marcia ed emigrare, a quelli che vivono in basso …”

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per non dimenticare

sembra

di sentire mani disperate

graffiare i muri

 

 

 

 

 

 

 

 

 

foto da https://discovercracow.com/auschwitz-photos/

giornata della memoria – oggi 75 anni dalla lilberazione di auschwitz

 

 

 

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la voce a te dovuta VIII

E improvvisa, inattesa,
fortuita, l’allegria.
Da sola, perché volle,
è venuta. Così verticale,
così grazia insperata,
così dono a sorpresa, che non posso credere
che sia per me.
Mi guardo intorno,
cerco. Di chi sarà?
Sarà di quell’isola
sfuggita dall’Atlante,
che mi è passata accanto
vestita da ragazza,
con spume al collo,
abito verde e un grande
spruzzo di avventure?
Non sarà forse caduta
a un tre, a un nove, a un cinque
di questo agosto che inizia?
Oppure è quella che ho visto tremare
di là dalla speranza,
nel fondo di una voce che mi diceva: “No”?

Ma non importa, ormai.
Sta con me, mi trascina.
Mi sradica dal dubbio.
Sorride, possibile;
prende forma di baci,
di braccia, verso me;
finge d’essere mia.
Andrò, andrò con lei
ad amarci, a vivere
tremando di futuro,
a sentirla veloce,
secondi, secoli, eternità,
niente. E l’amerò
tanto, che quando verrà
qualcuno
– e non lo si vedrà,
non si potranno udire i suoi
passi – a richiederla
(è il suo padrone, era sua),
quando la condurranno,
docile, al suo destino,
lei si volterà indietro
a guardarmi. E vedrò
che ora è mia, finalmente.

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capodanno a lisbona

siamo partiti il 26 dicembre, subito dopo le complicate organizzazioni delle feste natalizie in famiglie allargate: destinazione lisbona! a. non la conosceva e abbiamo approfittato del piacevole scambio casa con homeexchange – il volo purtroppo lo abbiamo scelto con ryanair: queste compagnie ormai di low-cost hanno solo il nome, ma i servizi sono rimasti quelli di prima, cioè pessimi

carina la casa dei nostri ospiti in un quartiere ben collegato e tranquillo: divertente e spiazzante entrare in casa di perfetti sconosciuti che ti lasciano casa loro a disposizione, sapendo che tu farai lo stesso, probabilmente con altri viaggiatori – la prima notte mi arriva addosso l’influenza, probabilmente trasmessa in una delle numerose occasioni sociali natalizie

resto così a casa il 27, mentre f. ed a. girano per la città – dal 28 inizio ad uscire, ma la tosse non mi lascia fino al rientro a roma

vediamo comunque tanto di lisbona: l’incantevole “carmo” che sempre mi commuove, belem e jeronimos, alfama, sintra, cascais e la costa dell’oceano – per la prima volta visito anche cabo da roca, il punto più occidentale d’europa

la notte di capodanno la passiamo (come già 17 anni fa) a praca de comercio in mezzo alla (troppa) folla, con i bellissimi fuochi a mare – dobbiamo lasciare la bottiglia di spumante ai controlli, ma comunque trasbordiamo il contenuto in una bottiglia di plastica per il brindisi

dopo la piazza, c’è una calca incredibile per uscire e identifichiamo anche un gruppo di ladruncoli che puntano i numerosi turisti: ci sganciamo ed aspettiamo un attimo per defluire, dopodiché rientriamo fino a casa a piedi

sempre simpatici i portoghesi e carina lisbona, anche se i trasporti sono migliorabili e nei giorni di festa spesso le attrazioni turistiche sono chiuse – ottimo il cibo, ovviamente a a partire dal pesce e dal bacalhau

si rientra il giorno del mio compleanno, con un volo modello carro bestiame che arriva a ciampino con il classico paio di ore di ritardo – le belle foto di f. le trovate qui

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purity

bel romanzo di jonathan franzen, un continuo gioco di prospettive che cambiano ad ogni capitolo, cambiando la direzione degli eventi e i punti di vista – un america con poche speranze, schiacciata dalla crisi economica, dove ognuno ha qualche peccato da scontare e nessuno è mai felice fino in fondo

le nuove tecnologie, la rete e il cloud, fanno da sfondo e ambientazione agli eventi recenti, mentre il crollo della germania est è il palcoscenico dei fatti più lontani – franzen non riesce a nascondere la sua incapacità di capire, e quindi di spiegare, i grandi cambiamenti tecnologici e spesso lo ritroviamo come uno zio brontolone a commentare negativamente questa o quella innovazione

anche i rapporti familiari sono sempre malati e nascondono insoddisfazioni e malessere, quando non violenze e perdizioni

“Quanto si era rivelato facile trasformare l’uranio presente in natura in sfere cave di plutonio, riempire le sfere di trizio e circondarle di esplosivo e deuterio, e tutto questo su una scala così ridotta che la capacità di incenerire un milione di persone poteva stare comodamente sul cassone del pick-up di Cody Flayner. Facilissimo. Di gran lunga più facile che vincere la guerra alla droga, eliminare la povertà, curare il cancro o risolvere il problema della Palestina. “

“Leila amava Tom e lo ammirava oltremisura, si sentiva fortunata di vivere una vita serena con lui, eppure, senza un figlio, la loro era una vita di cose non dette. Di coccole serali, di serie tv guardate insieme, di condivisione di ampie aree di accordo, di elusione dei pochi punti caldi dei disaccordi passati, e di deriva verso la vecchiaia.”

“… e da quel momento pisciai seduto ogni volta che Anabel poteva sentirmi (quando non mi sentiva, però, le pisciavo nel lavandino. La parte di me che si comportava cosí era quella che alla fine ci rovinò come coppia e mi salvò come individuo).”

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when I’m 64

When I get older losing my hair
Many years from now
Will you still be sending me a valentine
Birthday greetings, bottle of wine?

If I’d been out till quarter to three
Would you lock the door
Will you still need me, will you still feed me
When I’m sixty-four?

You’ll be older too
And if you say the word
I could stay with you

I could be handy mending a fuse
When your lights have gone
You can knit a sweater by the fireside
Sunday mornings go for a ride

Doing the garden, digging the weeds
Who could ask for more?
Will you still need me, will you still feed me
When I’m sixty-four?

Every summer we can rent a cottage
In the Isle of Wight, if it’s not too dear
We shall scrimp and save
Grandchildren on your knee
Vera, Chuck, and Dave

Send me a postcard, drop me a line
Stating point of view
Indicate precisely what you mean to say
Yours sincerely, wasting away

Give me your answer, fill in a form
Mine for evermore
Will you still need me, will you still feed me
When I’m sixty-four?

(serata dei 64 con figli e nipote “on my knee”)

(Will you still need me, will you still feed me
When I’m sixty-four?)

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