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dormiamo nell’agriturismo sant’emiliano davanti al mare di porto badisco, la mattina zaino in spalla andiamo alla bellissima torre di sant’emiliano, una delle torri di avvistamento aragonesi, dove facciamo un bel OM a strapiombo sul mare – poi scendiamo sulla costa e la seguiamo fino all’insenatura di porto badisco accompagnati da una biologa, che ci svela i segreti e i nomi delle piante locali
pranzo con verdure locali e poi lunga camminata per cerfignano, vitigliano, vignacastrisi e infine castro – passiamo per antichi paesi e antichi uliveti, uguali da secoli, a meno dell’esagerato uso dei diserbanti
lunga camminata, bella la stanchezza che arriva alla fine della giornata

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stamattina partenza da sant’isidoro e raggiungiamo il gruppo a lecce: davanti alla stazione incontriamo anche i ragazzi di oikos che hanno organizzato i tre giorni – baci e abbracci con i romagnoli che hanno fatto la notte in treno
prendiamo un trenino e scendiamo a galugnano dove visitiamo la madonna della neve e ascoltiamo canti locali – riprendiamo il treno e scendiamo a giurdignano dove camminiamo fino a raggiungere la zona dove si trovano numerosi menhir e dolmen
visitiamo anche un bellissimo frantoio ipogeo e una basilica sotterranea, poi seguendo la valle dell’idro arriviamo ad otranto dove visitiamo la cattedrale con il suo mosaico sull’albero della vita – una bella giornata con molte sorprese da questa bellissima terra, tempo bello con sole e vento fresco, camminata nel pomeriggio e tante chiacchiere

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giovedì sera – e ancora una volta arriva il momento di partire: una lunga galoppata da solo in moto fino al salento, dove cammineremo per tre giorni con gli amici di managerzen – a seguire la vacanza in moto con il solito gruppo, a chiudere il viaggio interrotto l’anno scorso dall’incidente
venerdì mattina: ultimi preparativi e si parte! il solito filo d’ansia quando parto per un viaggio da solo, 600 km … italia mia quanto sei lunga!
roma napoli salerno potenza (freddo!!) taranto e infine arrivo nel salento, dove google maps e una segnaletica schizofrenica mi fanno allungare la strada – nel viaggio lascio correre la moto e la testa e mi gusto gli odori e i dolorini
alla fine arrivo a sant’isidoro, meta per stasera, e mi fermo sulla spiaggia a gustarmi il sole e il silenzio

stoner

stonerbellissimo libro di john williams che ci offre la vita di stoner, una vita triste e straziante, piena di fallimenti e sconfitte eppure anche piena di speranza

leggerlo mi ha fatto venire in mente il giovane holden: molto americano nel suo rapporto con la natura e nella americana assenza di reti sociali intorno ai protagonisti – in questi mondi le vite possono prendere pieghe dolorose per pura mancanza di esperienza o di alternative

bellissima la scrittura,  asciutta e precisa – commovente il racconto dei primi giorni del matrimonio di stoner e ancora di più il finale, dove i confini tra vita e morte sono esplorati con delicatezza

impossibile non chiedersi quale sarebbe, nella lingua di williams, il racconto delle nostre vite viste dal di fuori,  nella ricerca inutile di un significato

“William Stoner si iscrisse all’Università del Missouri nel 1910, all’età di diciannove anni. Otto anni dopo, al culmine della prima guerra mondiale, gli fu conferito il dottorato in Filosofia e ottenne un incarico presso la stessa università, dove restò a insegnare fino alla sua morte, nel 1956. Non superò mai il grado di ricercatore, e pochi studenti, dopo aver frequentato i suoi corsi, serbarono di lui un ricordo nitido.”

“Certe volte rifletteva su com’era pochi anni prima, e il ricordo di quella strana figura, bruna e inerte come la terra da cui proveniva, lo lasciava incredulo. Poi pensava ai suoi genitori, li sentiva estranei quanto il figlio che avevano generato e avvertiva per loro un misto di pietà e amore distante.”

“Sentiva che finalmente cominciava a essere un insegnante, ovvero un uomo che semplicemente dice quel che sa, traendo dalla sua professione una dignità che ha poco a che fare con la follia, o la debolezza, o l’inadeguatezza dei suoi comportamenti privati.”

Game-of-Thrones-Season-4-Logoho letto tutti i libri – sette per un totale di circa cinquemila pagine – di george r. r.  martin che compongono (finora) il ciclo, forse più famoso per la serie televisiva e i videogiochi

la grandiosa serie è ambientata in un mondo immaginario immerso in un cupo medioevo dove famiglie nobili si contendono il dominio simbolizzato dal trono di spade – animali con strani poteri, giganti, oscure divinità ruotano intorno ai numerosi personaggi che raccontano ognuno episodi secondo il loro punto di vista (pov)

negli avvenimenti raccontati si riconoscono spunti presi dalla storia, dalla caduta dell’impero romano, al vallo scozzese, alla diffusione del primo islam – il mondo descritto è molto violento e martin indugia spesso in descrizioni dettagliate di mutilazioni, malattie e morti cruente

anche il sesso è presente nei libri, a volte descritto con crudezza e con parole esplicite, raramente presenti nelle serie fantasy – nel tempo ci si affeziona ai personaggi del ciclo, a me piacciono jon, arya e tyrion, anche se la sensazione generale è che la logica da “serial” televisivo stia prevalendo sulla serie di libri: una sorta di dallas medievale dove i personaggi appaiono, scompaiono e ri-appaiono con l’obiettivo ultimo di durare esattamente quanto il contratto (e forse la vita?) dell’autore

“Io sono la spada nelle tenebre. Io sono la sentinella che veglia sul muro. Io sono il fuoco che arde contro il freddo, la luce che porta l’alba, il corno che risveglia i dormienti, lo scudo che veglia sui domini degli uomini. Io consacro la mia vita e il mio onore ai Guardiani della notte. Per questa notte e per tutte le notti a venire”

“Tu non sai niente, Jon Snow” gli avrebbe detto Ygritte. “So che sto per morire” disse a se stesso. “Questo almeno lo so.” “Tutti gli uomini muoiono” poté quasi sentirla rispondere “e anche tutte le donne, e ogni bestia che vola, che nuota o che corre. Non è quando uno muore che importa, Jon Snow, è come.”

“Chi legge vive mille vite prima di morire» disse Jojen «Chi non legge mai, ne vive solo una. “

“Dove sono andati tutti questi anni?” Negli ultimi tempi, ogni volta che si chinava per bere a una fonte, vedeva una faccia estranea che lo guardava dall’acqua. Quando gli erano comparse quelle zampe di gallina intorno agli occhi celesti? Quanto tempo fa i suoi capelli erano cambiati dal colore del sole a quello della neve”

paeseprimo libro che leggo di yasunari kawabata, primo scrittore giapponese a ricevere il premio nobel – il libro presenta in un’atmosfera rarefatta la storia d’amore in una città termale tra un cittadino e una geisha

i due si vedono solo nelle visite che l’uomo, sposato e con figli, fa alle terme, visite distanziate di mesi – la natura è fortemente presente nel romanzo con le sue stagioni, come spesso accade nella letteratura orientale (come negli haiku)

il tempo si annulla nella descrizione del rapporto tra i due, nelle schermaglie d’amore e nel rapporto diseguale che i due mostrano e nascondono al mondo

molto giapponese  questo descrivere solo una parte delle due vite senza raccontare tutto il resto, questo concentrarsi su momenti dettagli particolari sensazioni … mi ha ricordato alcuni racconti di murakami – un piccolo romanzo affascinante che racconta tutto di una piccola storia vissuta in bolle spaziotemporali indifferenti al resto del mondo che gli scorre intorno

“Boschi di cedro spiccavano foschi lungo la riva del fiume, nel campo da sci, attorno al Santuario. Come una calda luce Komako penetrò nella vuota disperazione che aveva assalito Shimamura.”

“Essi erano stati a lungo separati, ma ciò che eludeva la sua comprensione quando era lontano da lei  diveniva immediatamente intimo e familiare non appena le era di nuovo accanto.”

“Mise l’orecchio alla teiera e ascoltò.
Lontano, da dove proveniva il suono della campana, vide all’improvviso i piedi di Komako che si muovevano su quel ritmo.
Si raddrizzò.
Era tempo di partire.”

cazzullo-593x443decido di leggere questo libro per i 70 anni dalla liberazione: le solite sterili polemiche mi stimolano a saperne di più – dopo qualche centinaio di pagine capisco il disegno: il libro è una lunghissima sequenza di storie individuali e collettive, un immenso mosaico di eventi che solo insieme può dare il quadro

solo l’elencare puntigliosamente nomi date e luoghi può zittire le ricostruzioni che puntano a sminuire la grandezza della resistenza che fu vita quotidiana per migliaia e migliaia di italiani – proprio con il raccontare storie possiamo ricordare e onorare tutti quelli che morirono in quei giorni

colpisce la violenza gratuita, assoluta che quegli anni si scatenò contro chi si opponeva a un fascismo morente e al suo duro alleato: meraviglia che le reazioni successive siano state così “morbide” dopo anni di bestialità e torture quotidiane – viene in mente un parallelo con le guerre iugoslave: in fondo ne siamo usciti meglio e pochi anni dopo gli italiani erano già pronti ad affrontare insieme le sfide economiche del  xx secolo

“Il capitano Franco Balbis lo presagiva. Per questo si augurava che il suo sangue potesse «servire per ricostruire l’unità italiana». A settant’anni di distanza, è tempo che la pietà umana – dovuta a tutti i caduti – e lo spirito di riconciliazione nazionale esaudiscano il suo ultimo desiderio. Nulla e nessuno potrà cancellare un fatto: gli uomini e le donne della Resistenza hanno ragione; i loro avversari ebbero torto.”

“I veri protagonisti della Resistenza non sono – parlandone con rispetto – i Ferruccio Parri o i Luigi Longo, cioè i comandanti politici; e non sono soltanto i partigiani, di varie fedi; il vero protagonista della Resistenza è il popolo anonimo che in diverse forme disse no ai nazifascisti. Molti nomi, molte storie mancano. Ma i nomi e le storie che ci sono dovrebbero bastare per giungere a un giudizio oggettivo su quegli anni terribili.”

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