Cammino dei Briganti 2021 – da Le Crete a Tagliacozzo

ieri sera con le due ragazze di bologna ci siamo fatti venire a prendere dalla trattoria di sorbo, un altro dei paesi che stanno scomparendo essendo arrivato a una ventina di abitanti in inverno – per questi paesi la presenza dei camminatori può essere davvero vitale

buona cena locale, infastiditi solo da un signore al tavolo a fianco che attaccava bottone sfoderando tutto il campionario delle idiozie disponibili: il vaccino è una sperimentazione sulla nostra pelle (lui si è rifiutato, attendiamo l’incontro con la variante delta), ci vogliono far rimanere chiusi in casa, i borboni erano la monarchia più avanzata d’europa etc etc – noi chiacchieriamo come si fa tra camminatori, scambiando biografie e sensazioni

oggi ultima tappa, parto presto dopo una splendida colazione servita sotto le querce da luca in persona, l’inventore del cammino dei briganti – scelgo di camminare da solo per raccogliere le sensazioni e sperimento il nuovo passo per la salita: modificare la lunghezza dei passi invece che ridurne la frequenza, fino ad arrivare all’equilibrio senza andare in debito di ossigeno … funziona!

mi invento una tappa, visto che devo andare a prendere il treno e passo dai paesini di san donato e gallo, scendendo poi per una provinciale poco frequentata – arrivo alla stazione di tagliacozzo, panino e birretta fino all’arrivo del treno che mi porta a roma e alla finale degli europei

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Cammino dei Briganti 2021 – considerazioni finali

il cammino dei briganti, che ho percorso la settimana scorsa, è un cammino relativamente giovane: avviato sette anni fa, negli ultimi due-tre anni ha raggiunto una certa popolarità – nella buona stagione trovate tutti i giorni sul percorso camminatori da tutta italia e iniziano anche a comparire gli stranieri

il cammino, nato per iniziativa di luca gianotti, si trova a cavallo tra lazio e abruzzo, in una zona dove è in atto da tempo uno spopolamento dovuto soprattutto alla mancanza di occasioni di lavoro e in genere a una perdita di importanza delle zone interne in italia – proprio il cammino sta dimostrando, nel suo piccolo, quanto iniziative del genere possano contrastare lo spopolamento e dare nuove occasioni di lavoro e di impresa per i giovani del posto – questo penso che sia uno degli aspetti più interessanti che questo cammino condivide con altri simili (v. ad esempio quello di san benedetto, non lontano da qui) – parliamo di paesi dove vivono d’inverno 20-30 persone! in questa situazione la presenza di un cammino può migliorare le prospettive economiche di chi ci vive

il cammino è diviso in sei tappe, più una facoltativa – le tappe non sono perfettamente omogenee come distanza e dislivello, ma io consiglio di seguire le tappe proposte, evitando di accorparle: uno dei valori di tutti i cammini è la (ri)conquista della dimensione della “lentezza” e di un tempo più umano – qualunque “corsa”, o peggio “gara”, rinnega le motivazioni di base del camminare, mentre l’eventuale tempo non utilizzato per camminare può essere usato per visitare e conoscere il territorio che attraversiamo

il cammino è un cammino di media montagna, quasi tutto tra gli 800 e i 1.200 metri slm: rispetto ad altri cammini troverete quindi sempre qualche dislivello su cui misurarvi – prenotate sempre le strutture, altrimenti potreste trovarvi in difficoltà a trovare da dormire – portatevi il contante, perché si incontrano pochi sportelli e quasi nessuna struttura accetta carte di pagamento – per altre info, fate riferimento al sito https://camminodeibriganti.it/ che viene regolarmente aggiornato

volevo concludere questo post con due frasi sui sentieri, prese dal libro “le antiche vie” di mc farlane:

“I sentieri uniscono. È la loro missione fondamentale, la ragione prima della loro esistenza. A rigor di termini uniscono luoghi, in senso lato persone.”

“I sentieri sono le consuetudini di un paesaggio. Sono atti di creazione consensuale. È difficile realizzare un sentiero da soli.”

per chi è interessato, le foto del mio cammino le trovate qui

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Cammino dei Briganti 2021 – da Rosciolo a Le Crete

ieri sera cena nell’unico ristorante rimasto aperto a rosciolo dopo terremoto e covid, al tavolo affianco si siedono due camminatrici sulla trentina e passiamo la cena parlando della loro recente piacevole scoperta dei cammini e di storie di vita

sono l’unico ospite nel b&b, di notte mi sveglio alle 4 e assisto a una bellissima alba (e poi mi riaddormento) – la mattina colazione “servita” causa covid e poi si parte

tappa senza grosse salite e si attraversa la pianura tra magliano e scurcola marsicana: agricoltura intensiva e canali – incontro a tratti coppie di camminatrici e ci scambiamo informazioni e consigli

a un tratto un recinto con una decina di muli, alcuni nati da pochi giorni – e mi sovviene che mi sono scordato di scrivere che l’altro ieri nella strada nel bosco ho visto un daino femmina che si è sorpresa quanto me, mi ha guardato un attimo e poi è scappata nel bosco

data la giornata calda, mi fermo poco e così arrivo alla meta abbastanza presto – il proprietario della struttura è l’ideatore del cammino dei briganti e ho il privilegio di chiacchierare con lui sul cammino e sui suoi progetti futuri, tra cui un grande cammino dei briganti che arriverà fino alla basilicata

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Cammino dei Briganti 2021 – da Cartore a Rosciolo

ieri sera cena nei bei casali di cartore, ristrutturati con gusto in uno dei paesini origine del brigantaggio anti-piemontese – cena a menù fisso con prodotti del territorio

oggi tappa abbastanza breve, con una dura salita iniziale che porta al passo oltre i 1.200 metri sotto il velino – bellissimi panorami anche se il caldo non dà tregua

in discesa trovo aperta la deliziosa chiesetta di santa maria in porclaneta, dove raggiungo un gruppo di camminatori – dopo la visita si scende al paese, troppo presto per il b&b e mi fermo così con una dozzina di camminatori al bar del paese a pranzare a pizza bianca ripiena e birra – ne approfittiamo per confrontare le diverse esperienze di cammino, tutte interessanti

riflettevo in questi giorni su quanto il cammino consenta di apprezzare i piaceri della vita: dopo una ripida salita al caldo, la gioia di tuffare le braccia in una fontana gelata e poi bere a volontà dà un piacere che difficilmente può essere eguagliato nella vita di tutti i giorni – la capacità di gioire per eventi semplici penso sia uno dei più importanti effetti del cammino, dove la fatica dovuta a caldo e salite e chilometri rende questi piaceri così forti

dopo alcune volte che si provano questi piaceri, non si può non riflettere sulla nostra vita di tutti i giorni, dove spesso invece la ricerca del piacere diventa artificiosa e complicata

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Cammino dei Briganti 2021 – da Nesce a Cartore

squisita ospitalità nel b&b di franca, infaticabile padrona di casa che ci prepara una cena insieme raffinata e casalinga – ieri sera vediamo la partita dell’Inghilterra nella piazzetta sotto il b&b con il 20% della popolazione locale: eravamo una dozzina contando 6-7 camminatori

oggi cammino per buona parte della tappa in compagnia e si chiacchiera scambiandosi informazioni e pezzi di vita – al primo paesino, villarose, veniamo sequestrati da flaviano, un vispo ottantenne che parla a mitraglia e insiste per farci riposare, ci fa entrare in casa sua, ci offre da bere continuando a raccontare aneddoti della sua lunga e avventurosa vita … ci liberiamo a fatica dopo un’ora e riprendiamo il cammino

giornata caldissima e tappa lunghetta, arrivati oltre i due terzi ci fermiamo al mitico bar di spedino dove pranziamo con una fantastica carbonara e una birra gelata – davanti al bar di incontrano oggi (ma penso quasi tutti i giorni) tutti i camminatori di passaggio e ci si scambiano informazioni e aneddoti (tutti vittime di flaviano!)

riprendo il cammino sotto il sole prima degli altri: il miraggio della doccia mi spinge a cercare di arrivare il prima possibile – arrivo verso le quattro e mezza stanco e zuppo di sudore e mi tuffo sotto la doccia agognata

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Cammino dei Briganti – da Santo Stefano a Nesce

ieri sera alla grande quercia cena locale e poi la partita italia-spagna degli europei, vista insieme a camminatori e personale di servizio della struttura … vittoria ai rigori! – si dorme al fresco e stamattina scopro che gli altri sono già partiti, mentre io credevo che la colazione fosse obbligatoriamente alle 8

dopo una parte di fondovalle per evitare un tratto di fango passo per un campo di erbe alte che nasconde ortiche, poi dopo un fontanile dove mi rinfresco, una forte salita porta a valdivarri dove incontro italo che mi offre di assaggiare il miele appena tolto dall’alveare … ottimo! – un’altra lunga salita porta al punto più alto della tappa, dove raggiungo i camminatori partiti prima stamattina

dopo due chiacchiere, scendo per la ripida discesa nel bosco che porta a poggiovalle, dove arrivo molto stanco – mi ristoro con acqua e mela e mi faccio velocemente gli ultimi 4 km di sterrata che portano a nesce

qui trovo franca che gestisce il b&b: birretta dopo la doccia e chiacchiere sul passato e il futuro di questi paesini

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Cammino dei Briganti – da Sante Marie a Santo Stefano

quest’anno ho scelto il cammino dei briganti perché è abbastanza in alto e dovendolo fare a luglio …

il cammino è un anello di un centinaio di chilometri a cavallo tra lazio e abruzzo – prendo il treno per tagliacozzo e poi un pullman fino a sante marie

purtroppo l’ufficio per il salvacondotto è chiuso e il telefono non risponde, deciso allora di partire, anche se sono le due del pomeriggio – prima tappa breve ma con una salita importante che affatica molto specie nei tratti in sole

arrivo dopo due ore e mezzo a santo stefano molto accaldato – due chiacchiere con un vecchietto con un cane, con cui condivido la agognata fontanella fresca

arrivo all’agriturismo che ho prenotato, due chiacchiere con la simpatica signora e poi finalmente la piacevolissima doccia – stasera cena al fresco e poi italia – spagna!

notate nella foto dove gioca il bambino …

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bianco è il colore del danno

libro in cui la mannocchi, giornalista inviata in zone pericolose del mondo, racconta la sua malattia (sclerosi multipla), comparsa subito dopo la sua prima gravidanza – coinvolgente il racconto della scoperta dell’essere malata e lucide e condivisibili le considerazioni sulla indispensabilità del servizio sanitario nazionale gratuito per tutti

francesca si batte per trovare un modo di (con)vivere con l'”essere malata” evitando di cadere nel pietismo e nelle metafore guerresche – nel racconto trovano spazio anche le figure importanti della famiglia di origine, nonna e madre prima di tutti

mi ha anche commosso il racconto di un viaggio ad erbil, nel kurdistan iracheno, dove sono stato più volte, lasciandoci un pezzo di cuore

non mi sono invece piaciuti alcune frasi dure dove francesca esprime il suo rifiuto dell’essere madre, più che il sacrosanto rifiuto dei ruoli predeterminati – la stessa durezza traspare in diversi punti del libro e mi chiedo quanto sia originata dalla esperienza della malattia e quanta invece sia “innata” in francesca

“Potessimo scegliere gli elementi scenografici dei giorni chiave della nostra vita li disegneremmo epici o, al contrario, minimalisti. La casa sul mare a Raf Raf, in Tunisia, con gli scuri che sbattono e il mare che agonizza a cinquanta passi. O la brandina della stanza di Kabul, e il gelo intorno nelle mura che non si scaldavano mai. Se devono essere lontano da casa, i giorni chiave, che siano almeno popolati da un’abitudine, in un posto familiare, con qualcuno cui chiedere: il solito, grazie.”

“Avevo partorito da due giorni, ero in piedi, sorridevo. Volevo tornare nella tana passeggiando, vanitosa e fiera. Fermarmi a scegliere un mazzo di tulipani, il mio omaggio a un parto semplice. … Una spremuta d’arancia con due cubetti di ghiaccio a parte. Com’è bello, signora. Sí, lo è, grazie. E rispondere sorrisi ai sorrisi che mi venivano incontro nel nuovo spazio sociale che riserva la posizione di madre.”

“Oggi, quando la paura mi preme sul petto e mi ruba il respiro, in uno scatto sono in piedi. Sgattaiolata via dalla stanza, chiudo alle mie spalle la porta della camera da letto per non disturbare il riposo degli altri e mi muovo a passi lenti verso la cucina.
Preparo il caffè, avvito la macchinetta, prendo la testa tra le mani e sussurro la mia preghiera: basta, smetti, vai via.
E poi si placa, la paura, non perché diminuisca, ma perché in posizione eretta mi sento meno debole. Osservo il mio volto riflesso sulla finestra della cucina e mi vedo terrorizzata e fiera.
Mi tieni sveglia, paura, e mi trovi pronta anche stanotte, ti ho sentita arrivare da lontano e ho fatto in tempo a indossare, di nuovo, tutte le armature che ho.”

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il fato

“Fino a quando non farai diventare conscio l’inconscio, esso dirigerà la tua vita e tu lo chiamerai fato… “
[Carl Gustav Jung, che morì oggi, 60 anni fa]
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il sergente nella neve

bel racconto autobiografico di mario rigoni stern che descrive prima la vita di trincea sul fronte del don e poi la drammatica ritirata delle truppe italiane e tedesche per uscire dalla “sacca” in cui li avevano accerchiate le truppe russe – impressionante la descrizione delle varie volte in cui l’autore si stava lasciando morire nel freddo, ogni volta salvato da qualche amico commilitone

racconto duro ipnotico delle incredibili difficoltà affrontate dai soldati italiani prima nelle trincee e poi lungo le strade innevate – il libro mi ha lasciato una forte impressione, per giorni mi è sembrato di avere freddo e di non riuscire a scaldarmi

il racconto della guerra è asciutto, descrittivo, senza giudizi, quasi una cronaca giornalistica in prima persona – anche le uccisioni e le morti sono parte del paesaggio

molti i personaggi che l’autore descrive, per alcuni raccontando anche la loro sorte – un libro da leggere per capire l’assurdità della guerra

riporto qui la descrizione di un piccolo episodio, l’unico soffio di speranza del libro, quando l’autore entra in una isba per mangiare e si accorge all’ultimo che ci sono dentro soldati russi che stanno anche loro mangiando:

” Una prende un piatto, lo riempie di latte e miglio, con un mestolo, dalla zuppiera di tutti, e me lo porge. Io faccio un passo avanti, mi metto il fucile in spalla e mangio. Il tempo non esiste più. I soldati russi mi guardano. Le donne mi guardano. I bambini mi guardano. Nessuno fiata. C’è solo il rumore del mio cucchiaio nel piatto. E d’ogni mia boccata. – Spaziba, – dico quando ho finito. E la donna prende dalle mie mani il piatto vuoto. – Pasausta, – mi risponde con semplicità. I soldati russi mi guardano uscire senza che si siano mossi”

“Così è successo questo fatto. Ora non lo trovo affatto strano, a pensarvi, ma naturale di quella naturalezza che una volta dev’esserci stata tra gli uomini. Dopo la prima sorpresa tutti i miei gesti furono naturali, non sentivo nessun timore, né alcun desiderio di difendermi o di offendere. Era una cosa molto semplice. Anche i russi erano come me, lo sentivo. In quell’isba si era creata tra me e i soldati russi, e le donne e i bambini un’armonia che non era un armistizio. Era qualcosa di molto più del rispetto che gli animali della foresta hanno l’uno per l’altro. Una volta tanto le circostanze avevano portato degli uomini a saper restare uomini. Chissà dove saranno ora quei soldati, quelle donne, quei bambini. Io spero che la guerra li abbia risparmiati tutti. Finché saremo vivi ci ricorderemo, tutti quanti eravamo, come ci siamo comportati.”

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