ntts 2021

The NTTS 2021, conference on New Techniques and Technologies for Statistics, will be on-line from 9 to 11 march – we present here INTERSTAT, a project on open statistical data interoperability

the short video presentation is available here and my spotlight session is on Wednesday 10 between 12:00 and 13:00

Here you can find the slides I used for NTTS: INTERSTAT NTTS and the website of the project is https://cef-interstat.eu/

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la sposa infedele

E io che me la portai al fiume
credendo che fosse ragazza,
invece aveva marito.
Fu la notte di S. Giacomo
e quasi per obbligo,
si spensero i fanali
e si accesero i grilli.
Alle ultime svolte
toccai i suoi seni addormentati,
e di colpo mi s’aprirono
come rami di giacinti.
L’amido della sua gollennina
suonava alle mie orecchie,
come un pezzo di seta
lacerato da dieci coltelli.
Senza luce d’argento sulle cime
sono cresciuti gli alberi,
e un orizzonte di cani
abbaia lontano dal fiume.

Passati i rovi,
i giunchi e gli spini,
sotto il cespuglio dei suoi capelli
feci una buca nella fanghiglia.
Io mi levai la cravatta.
Lei si tolse il vestito.
Io la cintura e la rivoltella.
Lei i suoi quattro corpetti.
Non hanno una pelle così fine
le tuberose e le conchiglie,
né i cristalli alla luna
risplendono di tanta luce.
Le sue cosce mi sfuggivano
come pesci sorpresi,
metà piene di brace,
metà piene di freddo.
Corsi quella notte
il migliore dei cammini,
sopra una puledra di madreperla
senza briglie e senza staffe.
Non voglio dire, da uomo,
le cose che ella mi disse.
La luce dell’intendimento
mi fa essere molto discreto.
Sporca di baci e di sabbia,
la portai via dal fiume.
Con la brezza si battevano
le spade dei gigli.
Agii da quello che sono,
da vero gitano.
Le regalai un grande cestino
di raso paglierino,
e non volli innamorarmi
perchè avendo marito
mi disse che era ragazza
mentre la portavo al fiume.

(Federico Garcia Lorca da Il romancero gitano)

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Poesia come arte che insorge

Osa essere un guerrigliero poetico non-violento, un antieroe.

Controlla la tua voce più incontrollata con compassione.

Fai il vino nuovo con gli acini della rabbia.

Ricorda che gli uomini e le donne sono esseri

infinitamente estatici, infinitamente sofferenti.

Solleva i ciechi, spalanca le tue finestre chiuse, solleva il tetto,

svita le serrature delle porte, ma non buttare via i cardini

(Lawrence Ferlinghetti, da “50 poesie di Lawrence Ferlinghetti, 50 immagini di Armando Milani” a cura di Giada Diano)

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Amor fati

Quando dal mio buio traboccherai
di schianto
in una cascata
di sangue –
navigherò con una rossa vela
per orridi silenzi
ai cratèri
della luce promessa.

Antonia Pozzi – 13 maggio 1937

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Save Myanmar

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mia figlia che fa politica

da settembre la mia figlia piccola va al liceo classico – sono riusciti ad andare in classe sino a fine ottobre, poi tutti in dad ed ora in dad al 50%

come accade spesso, e come successe anche a me, è venuta in contatto con la politica ed è entrata in un collettivo – purtroppo nella sua scuola i ragazzi sono divisi in 3-4 collettivi che solo ogni tanto organizzano iniziative comuni, riducendo di molto il loro potere contrattuale

in particolare il suo collettivo è quello considerato più “a sinistra”, è vicino ai cobas e molto spesso i ragazzi sono “usati” per battaglie che sono molto “politiche” e/o funzionali alle necessità dei docenti del sindacato – a noi fa piacere che a. si impegni nella politica e ne parliamo spesso insieme, esplicitando consensi e dissensi, provando ad insegnarle il gioco democratico con la pratica familiare

quando ero più grande di lei anche io ho fatto politica nella allora sinistra extra-parlamentare, militando nel pdup e poi in democrazia proletaria – ripensando oggi a quello che dicevamo e scrivevamo allora, ritrovo anche in noi slanci ideali e ingenuità, slogan truculenti e impegni appassionati, semplificazioni tagliate con l’accetta e tanta voglia di cambiare il mondo senza accettarne le storture

spesso non è facile accettare veramente il fatto che debbano fare le LORO esperienze, abbiamo sempre la tentazione di spiegare dove sbagliano, come vengano manipolati, come spesso mettano da parte le complessità per accontentarsi di slogan più o meno urlati – comunque stamattina l’ho svegliata alle 6 per andare ad “occupare” la scuola, le ho preparato il caffè e poi sono stato tutta la mattina ad aspettare le sue (al solito) scarne notizie – è andato tutto bene, si sono confrontati con il preside e la polizia senza violenza … ma quanto crescono in fretta!

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la complicata intimità degli adulti

Nel cercare l’altro, nel telefonargli o allungare una mano, volerci spogliare, baciare, abbracciarci e sfregarci l’uno con l’altro fino all’orgasmo, speriamo di poterci abbandonare spossati di noi e dell’altro su un letto o su un prato, vorremmo dimenticare la separazione, la distanza. Ma presto, se non subito, basta uno sguardo e ci siamo già lasciati, cerchiamo di volerci bene, tenerci vicini, ma l’intimità è inabitabile. Forse solo nel sonno, quando assomigliamo alla morte, riusciamo come il neonato addormentato a confondere i sentimenti, le fantasie, lo spazio interno con un’unione ma anche lì, se sogniamo di correre o di prendere un taxi, ci accorgiamo che il corpo al contrario non si muove. E ora che siamo all’interno, nell’intimità del sogno, ci manca l’esterno dove le cose avvengono.

(enrico palandri su doppiozero)

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Per il giorno della memoria: Shemà

Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici:
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per un pezzo di pane
Che muore per un sì o per un no.
Considerate se questa è una donna,
Senza capelli e senza nome
Senza più forza di ricordare
Vuoti gli occhi e freddo il grembo
Come una rana d’inverno.
Meditate che questo è stato:
Vi comando queste parole.
Scolpitele nel vostro cuore
Stando in casa andando per via,
Coricandovi alzandovi;
Ripetetele ai vostri figli.
O vi si sfaccia la casa,
La malattia vi impedisca,
I vostri nati torcano il viso da voi.

(Shemà, Se questo è un uomo, Primo Levi)

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crashed

mi sono cimentato nella lettura di un librone di più di 600 pagine in inglese: sono molto contento di esserci riuscito senza particolari difficoltà! – il libro, interessantissimo, parla della crisi del 2008 e degli anni successivi fino al 2014 e dei grandi cambiamenti che sono stati imposti dalla crisi stessa alle politiche economiche di tutti gli stati del mondo

in questi anni sono state affossate definitivamente le ultime illusioni sulle miracolose e mai dimostrate proprietà del “mercato” di trovare un equilibrio economico, in particolare nel mondo globalizzato e complesso dei giorni nostri: “It was a devastating blow to the complacent belief in the great moderation, a shocking overturning of prevailing laissez-faire ideology. To mobilize trillions of dollars on the credit of the taxpayer to save banks from the consequences of their own folly and greed violated maxims of fairness and good government.”

centrale, nel cambiamento delle politiche europee, il famoso discorso sul “whatever it takes” di mario draghi, che spazzò via ad un tempo le resistenze isolazionistiche della germania e le opposizioni degli euroscettici – “And there was “another message” that Draghi wanted investors to hear: “Within our mandate, the ECB is ready to do whatever it takes to preserve the euro.” Then, pausing for effect, he added: “And believe me, it will be enough.””

in quegli anni si assiste a una predominanza delle politiche liberal: interessante sarà un’analisi ex-post degli anni correnti, caratterizzati dalla vittoria dei “sovranismi” –  “As far as international economic policy was concerned, Obama’s victory in November 2012, Bernanke’s QE3 and Draghi’s speech combined to put the seal on the narrative. Centrist liberal crisis management had prevailed. In America’s new century, diversity, world openness and technocratic pragmatism would go hand in hand.”

il libro evidenzia anche gli squilibri nella distribuzione del reddito, squilibri che si sono addirittura accentuati dopo la crisi: “Between 1977 and 2014 the share of national income going to the top 1 percent before taxes and benefits had risen by 88.8 percent. After fiscal redistribution their share increased by 81.4 percent. Nor did the tax and welfare state prevent the share of the bottom 50 percent from declining from 25.6 to 19.4 percent. Nor was this by accident. Every conceivable source of leverage and influence had been exploited by those with money to maximize their advantage. As billionaire investor Warren Buffett famously put it: “Actually, there’s been class warfare going on for the last 20 years, and my class has won.”

e spesso in questi anni ci si è scontrati tra le “necessità” dell’economia globalizzata e i voleri dei cittadini (ahimè, ignoranti di economia), espressi attraverso il voto – “The eurozone crisis posed the question over and over again. How could coalitions be assembled for unpopular but essential actions? Whose will, stamina, endurance, interests and willingness to compromise would prevail?”

insomma un libro che consiglio per riflettere su questi anni passati e per capire meglio gli anni in cui siamo

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the hill we climb

When day comes, we ask ourselves, where can we find light in this never-ending shade?
The loss we carry. A sea we must wade.
We braved the belly of the beast.
We’ve learned that quiet isn’t always peace, and the norms and notions of what “just” is isn’t always justice.
And yet the dawn is ours before we knew it.
Somehow we do it.
Somehow we weathered and witnessed a nation that isn’t broken, but simply unfinished.
We, the successors of a country and a time where a skinny Black girl descended from slaves and raised by a single mother can dream of becoming president, only to find herself reciting for one.
And, yes, we are far from polished, far from pristine, but that doesn’t mean we are striving to form a union that is perfect.
We are striving to forge our union with purpose.
To compose a country committed to all cultures, colors, characters and conditions of man.
And so we lift our gaze, not to what stands between us, but what stands before us.
We close the divide because we know to put our future first, we must first put our differences aside.
We lay down our arms so we can reach out our arms to one another.
We seek harm to none and harmony for all.
Let the globe, if nothing else, say this is true.
That even as we grieved, we grew.
That even as we hurt, we hoped.
That even as we tired, we tried.
That we’ll forever be tied together, victorious.
Not because we will never again know defeat, but because we will never again sow division.
Scripture tells us to envision that everyone shall sit under their own vine and fig tree, and no one shall make them afraid.
If we’re to live up to our own time, then victory won’t lie in the blade, but in all the bridges we’ve made.
That is the promise to glade, the hill we climb, if only we dare.
It’s because being American is more than a pride we inherit.
It’s the past we step into and how we repair it.
We’ve seen a force that would shatter our nation, rather than share it.
Would destroy our country if it meant delaying democracy.
And this effort very nearly succeeded.
But while democracy can be periodically delayed, it can never be permanently defeated.
In this truth, in this faith we trust, for while we have our eyes on the future, history has its eyes on us.
This is the era of just redemption.
We feared at its inception.
We did not feel prepared to be the heirs of such a terrifying hour.
But within it we found the power to author a new chapter, to offer hope and laughter to ourselves.
So, while once we asked, how could we possibly prevail over catastrophe, now we assert, how could catastrophe possibly prevail over us?
We will not march back to what was, but move to what shall be: a country that is bruised but whole, benevolent but bold, fierce and free.
We will not be turned around or interrupted by intimidation because we know our inaction and inertia will be the inheritance of the next generation, become the future.
Our blunders become their burdens.
But one thing is certain.
If we merge mercy with might, and might with right, then love becomes our legacy and change our children’s birthright.
So let us leave behind a country better than the one we were left.
Every breath from my bronze-pounded chest, we will raise this wounded world into a wondrous one.
We will rise from the golden hills of the West.
We will rise from the windswept Northeast where our forefathers first realized revolution.
We will rise from the lake-rimmed cities of the Midwestern states.
We will rise from the sun-baked South.
We will rebuild, reconcile, and recover.
And every known nook of our nation and every corner called our country, our people diverse and beautiful, will emerge battered and beautiful.
When day comes, we step out of the shade of flame and unafraid.
The new dawn balloons as we free it.
For there is always light, if only we’re brave enough to see it.
If only we’re brave enough to be it.

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