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montagna 2015

imageritrovare come sempre le “mie” montagne, bellissime, immobili, ma con meno ghiaccio ancora

portare mamma a quasi 83 anni ancora una volta al lago combal per rivedere le acque e le vette della val veny

salire da solo nel bosco ripido a cercare funghi, riconoscendo le tracce dei cinghiali, il passaggio dei nostri (spesso devastanti) simili e i segni e gli odori dei funghi, quest’anno pochi

camminare per rifugi e scoprire che a. ormai va ogni anno più veloce e sarà sempre più difficile starle dietro

incontrare ancora laghi e luoghi della mia infanzia e trovarsi con parenti vicini e lontani a (ri)scoprire affinità, differenze e cromosomi comuni

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due giorni turbinanti: incontri con tutti, avanti e indietro tra la stupenda ambasciata italiana e le sedi delle agenzie locali, cercando di afferrare in poche ore gli elementi essenziali utili al progetto
ieri di corsa, in mezzo a due appuntamenti, siamo riusciti ad andare a trovare nonna lucy, ospite del locale museo: non riesco a nascondere la commozione! lo so che sono poche ossa e molta ricostruzione, ma il fascino di questa eva, nonna di noi tutti, è potente
in ambasciata tanti giovani italiani che lavorano, competenti e appassionati: che bella immagine sappiamo dare a volte – notevole la sera al ristorante abissino, con piatti da mangiare collettivamente con le mani, liquore a base di miele, musiche e danze ipnotiche (e alla lunga monotone), bellezze locali con occhi assassini
andando a una delle riunioni al csa, sul marciapiede davanti all’ingresso due giovani sdraiati, viso coperto, speriamo addormentati – forte il contrasto con la scintillante ambasciata inglese e la loro invidiabile sede locale della cooperazione
rientro, dopo un bagno caotico di folla all’aeroporto, questo davvero africano, con migliaia di persone (molti cinesi!) formicolanti alla ricerca di inesistenti informazioni e di una logica che non c’è – mi restano mille sensazioni da digerire, ma ritornerò a fare amicizia con questo bellissimo e complicato paese

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e poi la povertà di milioni di vite che non potranno fare altro che combattere per sopravvivere
ma perché gli ridono gli occhi?
qui occhi pieni di voglia di vite migliori
la musica ipnotica che dura da millenni
le speranze nelle mosse dei bambini
cibo oggi estraneo che ci riporta ai tempi dei nostri antenati
come tutti partiti da questa parte d’africa
fuggendo da carestie e leoni
per creare il nostro mondo
civile e infelice

etiopia 2015

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eccomi per la prima volta in etiopia a discutere un progetto di cooperazione con il ministero e con il locale istituto di statistica – l’unico volo diretto da roma parte poco prima di mezzanotte e arriva alle 6, e lo stesso per il rientro … rientrerò a pezzi
parto da una roma bollente e arrivo in addis ababa col fresco in piena stagione delle piogge – stamattina bellissimo spettacolo dall’aereo: alle prime luci dell’alba l’altopiano etiope si mostra con le sue migliaia di appezzamenti coltivati, tutti irregolari (?) e tutti diversi
ad addis lavoriamo anche nella bellissima ambasciata italiana, una villa immersa nel verde con migliaia di fiori e cavalli che corrono liberi – negli incontri della giornata parliamo di censimenti, della loro organizzazione e della tecnologia necessaria e sostenibile

via gemito

viagemitolibro che racconta dell’amore/odio per un padre da parte di un figlio durante i lunghi anni dell’infanzia e adolescenza in una variopinta famiglia napoletana – un padre eccessivo violento che pensa di essere limitato nelle sue potenzialità dalla moglie, vittima predestinata, e dai numerosi figli cresciuti in casa

in un gioco di continui (troppi?!) salti avanti e indietro nel tempo, vediamo la vita della famiglia srotolarsi davanti a noi, piena di eventi grandi e piccoli e di ricordi sformati dalle lenti del tempo – i decenni del dopoguerra sono lo sfondo scelto per racconti di avvenimenti spesso raccontati da altri

come anche in lacci, la famiglia è prima di tutto un luogo di odio e di violenza non solo psicologica, una necessità da sopportare per crescere, un legame che stritola e distorce – una visione pessimistica senza appello

napoli, amata e rifiutata, viene fuori nelle mille espressioni dialettali, quasi sempre parolacce, messe in bocca al padre tanto odiato

“… e diceva: «Adesso Modesta avrebbe trentadue anni»; sicché io stesso, colpito dai loro sospiri, finivo per guardare ogni cosa del mondo con una certa perplessità, sforzandomi di immaginarmi quello che c’era come se non ci fosse, o comunque disfatto e rifatto in altre forme, niente di obbligatorio sotto il sole, nemmeno il sole.”

“Dopo mi sdraiavo sul letto a pancia sotto, sollevavo la testa e guardavo nello specchio. Mi studiavo a lungo, forse aspettando che qualcuno mi confermasse definitivamente: «Sei tu». “

“Non aveva avuto né il tempo né la voglia di parlare della seconda parte della sua vita. Quando gli anni si assottigliano, ciò che è lontano è racconto, ciò che è vicino è sgomento.”

“Ora provo un senso insopportabile di inadeguatezza, sarà così per tutta l’adolescenza. Soffro come si soffre a quattordici anni quando l’immagine che ci rimandano gli altri non aderisce a quella che vorremmo avere.” (uguale per me!)

guccinifrancesco guccini è uno dei cantanti che ha formato la mia generazione: le sue canzoni sono state per anni le nostre canzoni e ci hanno parlato di politica, di personaggi, di avvelenate e d’amore – francesco ha spesso cantato in varie occasioni politiche: ricordo un suo concerto lunghissimo a piazza del popolo negli anni 70 dopo non so quale manifestazione, il fiasco a fianco e il lungo cazzeggio

francesco da qualche anno scrive anche libri, collaborando a qualche giallo – ora ha scritto questo libretto che elenca una serie di cose che non si usano più, che sono appunto “perdute”

si va dai vecchi giochi di bambini alle siringhe che si riusavano ai vecchi liquori ai pantaloni corti che portavamo fino al liceo – in tutte le descrizioni traspare la nostalgia per un mondo che non c’è più che è poi la nostalgia per la giovinezza passata

la lettura è abbastanza piacevole ma certo da francesco mi aspettavo qualcosa di più, o qualcosa di più colto o qualcosa di più divertente

american gods

urlun libro difficile da classificare: l’inizio mi ha ricordato il maestro e margherita, per l’irrompere dell’impossibile in una realtà quotidiana – poi mi sono venuti in mente i libri di p. j. farmer con i suoi dei pasticcioni potentissimi e umani

l’america di oggi fa da sfondo alla lotta tra antichi e nuovissimi dei,  il protagonista si trova coinvolto in una guerra dove i piani della realtà vengono travolti e tutto diventa possibile – tra spunti horror alla twin peaks, amori impossibili con dee e zombie, spunti da poliziesco e continui colpi di scena, la battaglia finale si avvicina

l’autore a volte sembra perdere il filo della troppo intricata trama e alcuni riferimenti sono così didascalici da dare fastidio,  ma nel complesso il libro tiene e ci troviamo coinvolti a leggere le peripezie del “fantasma” incosciente

“«Digli che abbiamo riprogrammato la realtà. Digli che il linguaggio è un virus, la religione un sistema operativo e le preghiere sono junk mail. Di-glielo altrimenti ti ammazzo» disse dolcemente dalla sua nuvola di fumo.”

“Chicago arrivò piano piano, come un’emicrania.”

“in America stanno nascendo nuovi dèi che crescono sopra nodi di fede: gli dèi delle carte di credito e delle autostrade, di Internet e del telefono, della radio e dell’ospedale e della televisione, dèi fatti di plastica, di suonerie e di neon. Dèi pieni di orgoglio, creature grasse e sciocche, tronfie perché si sentono nuove e importanti.”

«… e che ragazza, con il petto color crema, tutto coperto di lentiggini, con i capezzoli del rosa intenso dell’alba di un giorno in cui pioverà a catinelle prima di mezzodì ma nel pomeriggio splenderà il sole …»

 

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