la differenza di età tra Macron e signora

Riprendo da un post su Facebook di Matteo Bussola, che fino ad oggi non conoscevo. Mi ritrovo parola per parola!

“La sterile polemica sulla differenza d’età fra Macron e gentile signora dice molto di noi.
Ci dice che stiamo sempre lì, incapaci di distinguere tra amore e biologia. Che ci riesce ancora difficile da comprendere un fatto elementare: che una donna non è attraente in quanto (possibile) incubatrice di figli, ma lo è in quanto persona. Che il fatto di accettare serenamente uomini sessantenni che stanno con donne trentenni mentre facciamo fatica non tanto a tollerare, ma spesso anche solo ad immaginare il contrario, ci parla di come siamo tanto bravi a parlare di innamoramento, amore, parità, ma ci sveli infine come le nostre categorie sentimentali ci rendano persone che regolano (ancora) i propri legami affettivi solo sulla base della sessualità e della sessualizzazione di un corpo. Meglio: che non siamo capaci di accettare o vedere come un corpo di donna non più giovane possa invece esprimere una sessualità prorompente, forse più difficile da scorgere, come tutte le cose da intenditori che richiedono attenzione e cura, mentre con gli amori facili son buoni tutti. Che oltre alla sessualità esiste una cosa più sottile e difficile che si chiama: sensualità, e una ancora più rara che si chiama: intelligenza, e una preziosa oltre ogni limite che si chiama: complicità, che per fortuna non hanno età e si possono incontrare sempre. Che natura e cultura non sono categorie opposte, antitetiche, ma che in ogni caso l’amore non è per definizione dalla parte della natura, perché la natura non offre mai una scelta, mentre la costruzione di un amore, invece, lo è sempre. Che il problema che abbiamo non è tanto con la differenza di età, ma solo col diverso, con qualunque cosa si discosti dalle rassicuranti categorie di presunta “normalità”, dimenticando che se l’uomo si fosse fermato alla normalità, al noto, al già conosciuto, staremmo ancora tutti sull’albero. L’amore non ha niente di normale, con buona pace dei moralizzatori, è da sempre una cosa che accade in maniera insondabile, imprevedibile, non pianificata, ma quando c’è, quando lo senti, la scelta di alimentarlo – fra persone adulte e consenzienti – è sempre la più vera. L’unica che dovrebbe meritare rispetto, da parte di tutti. E invece ogni volta eccoci qua: a dire questo sì, quell’altro no, a fare le battutine su quando lei avrà ottant’anni e lui cinquantasei, a pesare i sentimenti degli altri col bilancino della statistica. A lastricare strade di dita puntate. Mentre l’amore se ne batte il cazzo proprio, vola oltre la disapprovazione altrui, le malignità, le battutine da caserma, abituato com’è, invece delle dita, a guardare sempre la Luna.
Che di anni ne ha quattro miliardi e mezzo, tanto per dire, eppure toglie ancora il fiato.”

a piedi da jenne a subiaco

saltata purtroppo la francigenaZen primaverile, scappo per una giornata di cammino nel lazio: scelgo una camminata nella valle dell’aniene, tra i boschi e i monasteri benedettini – arrivo a subiaco la sera di sabato e dormo nel palazzo moraschi, un vecchio palazzo nobiliare che ha ospitato per decenni la caserma dei carabinieri, poi è rimasto abbandonato e recentemente è stato restaurato dal comune e destinato ad attività sociali (mensa per i poveri, assistenza) e una parte a bed & breakfast

alcune sale sono ancora in restauro, bellissimi alcuni affreschi e il giardino con fontane e giochi d’acqua – la sera cena alla panarda, niente di che!

la mattina bus fino a jenne: l’autobus si arrampica per una stradina strettissima a strapiombo sui boschi della valle dell’aniene e del parco regionale dei monti simbruini – la partenza del sentiero (che avevo trovato su laziotrekking) da jenne non è affatto ben segnalata, anche la traccia GPS è imprecisa e gli stessi abitanti non sono d’accordo nel dare indicazioni

dopo qualche peripezia e qualche frasca di troppo, trovo il sentiero che scende fino all’aniene, in questo punto un bellissimo fiume di montagna, azzurro e trasparente – il sentiero ne segue il corso lungo la valle coperta di boschi, poi all’improvviso risale ripidamente per visitare il monastero di santa scolastica e la casa di nerone

il monastero si può evitare tranquillamente, la parte che si vede è rifatta e i torpedoni scaricano torme di turisti a caccia soprattutto del menu a prezzo turistico – si riscende poi a subiaco e si ha l’occasione di visitare il bel centro storico, al solito un misto di belle antichità e modernità orrende

complessivamente una bella giornata di primavera in una valle tutta da scoprire

 

acqua che passa – victor cavallo

victor cavallo ppPace è acqua che passa Allah è grande e a Maronn
c’accumpagna
sole che sorgi libero e giocondo tra le lacrime
d’amore i tram fermi
le rotaie nere come vene disperate le nuvole
d’improvviso come un’osteria chiusa
un’ariaccia che rende tristi gli angeli un’ariaccia
che sussurra una parola nera
che confusione tra me i morti distinguo solo
perché io potrei prendere
il pullman per viterbo e loro l’anno già preso già
magneno all’aperto
fettuccine all’amatriciana fatte come dio comanda
già dormono già sognano senza storia
era il giugno del 1963 e io scendevo con una
maglietta gialla
lungo il viale della Garbatella
questa passeggiatella che mi taglia il cuore
non ha bisogno di chiamarsi storia
solo che quel viale non finisce più
e io sono un pezzetto d’ombra dentro un seno
il peso di una foglia dentro un dormitorio
d’immondizia
gli adulti sono ragazzi morti e chist’è o paese d’o sole
è acqua che passa è acqua che passa

(Anche quest’anno, Garbatella ha salutato suo figlio Victor con una passeggiata accompagnata dalla stradabanda sul “Sentiero Victor Cavallo” – organizzazione APE Roma)

la sottile linea scura

la-sottile-linea-scural’america profonda degli anni ’50 descritta da lansdale con gli occhi di un adolescente che cresce in mezzo ai misteri di una provincia povera e razzista – su tutti, il problema dell’integrazione razziale e il tema dell’amicizia tra bianchi e neri

il protagonista viene iniziato al mondo degli adulti, in mezzo a storie macabre e una violenza diffusa, sostenuto dalla sua etica e dalla guida di un vecchio dalla pelle scura

“Diventai tutto rosso. — Ora non te la prendere, — disse Buster. — Sto solo scherzando. Un uomo deve imparare a scherzare e ridere di se stesso e sapere che non c’è nulla di male a pensare alle tette. Se non lo fai, non vali una beata cicca. Pensarci troppo, alle tette, è il segno di un’ossessione, ma il non pensarci proprio sta a significare che ti manca qualcosa. … Una delle cose che faresti meglio a imparare a scherzarci sopra, sono le donne che non puoi avere, perché saranno legioni, sta’ sicuro.”

“Man mano che l’estate si avviava alla conclusione, e la scuola incombeva all’orizzonte, tentai di ingozzarmi il più possibile del tempo libero che ancora mi restava.”

“Quello che segui alla morte di Buster fu un periodo di grandi mutamenti. Nell’aria si udiva il ruggito dei diritti civili, e la confusione fu grande, cosi come la cattiva volontà di tanti. Ma alla fine, col passare degli anni, le cose cambiarono sul serio.”

 

tunisi – architetture di sistemi e cibi africani

a tunisi si parla di una architettura di sistemi informativi che sia standard per tutte le indagini del locale istituto di statistica, ed è l’occasione per rivedere l’organizzazione di tutti i processi statistici – il lavoro è faticoso, ma procede bene: ormai il gruppo si conosce, si condividono i principi del progetto e si raggiungono più facilmente risultati condivisi

la prima sera scelgo su tripadvisor un ristorante africano, dove mangiamo ottimi piatti senegalesi annaffiati da succo di zenzero, ottimo sia come bevanda che come digestivo – i ragazzi senegalesi sono incuriositi da questi due europei (siamo gli unici) e si fermano a chiacchierare con noi commentando cibi e usanze

la sera dopo andiamo a un fumoso ristorante tunisino (stranamente chiamato “capri”) dove tutti seguono la partita juventus-barcellona: urla ad ogni gol e abbracci agli italiani vincitori! – ultima sera invece ceniamo a un locale costoso di sidi bou said, a parlare delle elezioni francesi con i cooperanti francesi, ammirando una stupenda vista sul golfo di tunisi

questa volta c’è il tempo solo per un salto veloce alla affascinante medina e molto lavoro impegnativo per far andare d’accordo tra loro i sistemi, ma soprattutto i gruppi di lavoro

 

i sette colli di Roma

in settimana a. ha studiato i sette colli di Roma, oggi f. lavora tutto il giorno e allora stamattina abbiamo preso la moto e … via! a visitare i sette colli – ogni colle qualche foto e uno schizzo disegnato da a.

aventino, capitolino (campidoglio), celio, palatino, quirinale, esquilino, viminale, questo il giro che abbiamo fatto – a. ha così conosciuto il giardino degli aranci, siamo saliti sul campidoglio, affacciati sui fori, visitato l’aracoeli, saliti a san bonaventura sul palatino, e fatti gli ultimi tre di corsa, perché ormai era ora di pranzo

ecco le foto, una per colle, più l’immancabile selfie (ma avete visto che cielo fantastico oggi??)

Giardino degli Aranci – Aventino

 

La Lupa in Campidoglio

 

Villa Celimontana – Celio

 

Il Palatino dietro l’Arco di Tito

 

Quirinale

 

Esquilino

 

Viminale

 

Noi due in moto